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  • Sabato 14 marzo 2026

Il governo libanese si sta mettendo contro Hezbollah

Non era mai successo, ma ormai da tempo la milizia filoiraniana è molto indebolita e c'è chi vorrebbe approfittarne

Soldati dell'esercito libanese, 26 gennaio 2025 (Photo by Stringer/Anadolu via Getty Images)
Soldati dell'esercito libanese, 26 gennaio 2025 (Photo by Stringer/Anadolu via Getty Images)
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In Libano in questi giorni sta succedendo qualcosa che non ha precedenti. Il governo guidato dal primo ministro Nawaf Salam ha preso posizione contro Hezbollah, la milizia sciita che per decenni è stata la forza militare più potente del paese. Hezbollah è formata da migliaia di combattenti libanesi, riceve finanziamenti e aiuti militari dall’Iran e finisce in modo ciclico a fare la guerra contro Israele.

Questa presa di posizione del governo libanese è seria. Dal 3 marzo le attività militari di Hezbollah sono state dichiarate illegali e all’esercito libanese è stato ordinato di far rispettare il divieto.

Per molti anni Hezbollah era stata tollerata come una presenza inevitabile nel sistema politico libanese, anche se si comportava come un esercito privato con una propria politica estera e interessi in contrasto con quelli del governo del Libano. Questa tolleranza era dovuta in parte al fatto che Hezbollah poteva rispondere con la violenza a qualsiasi tentativo di controllo da parte del governo centrale.

Così nel corso di decenni una situazione anomala era diventata la normalità. Una milizia controllava un quartiere intero della capitale Beirut e le zone del Libano meridionale al confine con Israele senza rispondere alle autorità. L’esercito libanese non interveniva e nemmeno la missione internazionale delle Nazioni Unite nel sud del paese, che dal 2006 in avanti avrebbe dovuto monitorare Hezbollah, ebbe la forza di fare qualcosa.

Soldati dell’UNIFIL, la missione internazionale delle Nazioni Unite nel sud del Libano (AP Photo/Hussein Malla)

Negli ultimi due anni la situazione è cambiata. Tra settembre e novembre del 2024 una guerra rapida tra Israele e Hezbollah ha colpito con durezza tutta l’organizzazione del gruppo. Prima un’operazione dell’intelligence israeliana, che aveva sabotato una partita di cercapersone distribuiti da Hezbollah ai suoi combattenti, ha ferito centinaia di uomini in modo grave. Poi gli israeliani hanno ucciso il leader storico del gruppo, Hassan Nasrallah, e subito dopo il suo successore designato Hashem Safieddine con due bombardamenti mirati che hanno distrutto i bunker nascosti sotto due palazzi di Dahieh, il quartiere di Hezbollah a Beirut.

In molti hanno cominciato a notare questa nuova debolezza di Hezbollah. Per anni aveva dominato aree estese del Libano comportandosi come un cartello camorristico, capace di spaventare gli oppositori. A partire dall’autunno del 2024, però, la milizia è stata costretta a mettersi sulla difensiva. Quando nel giugno del 2025 è scoppiata la cosiddetta “guerra dei 12 giorni” tra Israele e l’Iran, Hezbollah si è tenuta in disparte senza intervenire.

Oggi le posizioni di Hezbollah e del governo libanese non potrebbero essere più lontane. Hezbollah continua a lanciare razzi e missili contro Israele perché si considera parte dell’alleanza regionale guidata dall’Iran. Per la milizia la guerra tra Iran e Israele è una questione esistenziale: se il regime iraniano dovesse indebolirsi o cambiare, Hezbollah rischierebbe di perdere il suo principale finanziatore.

Il governo libanese invece ha interessi opposti. Ogni attacco di Hezbollah contro Israele provoca una risposta militare devastante. I bombardamenti israeliani colpiscono città e quartieri libanesi, distruggono infrastrutture e provocano centinaia di vittime, fra cui molti civili. Secondo le stime più recenti, negli ultimi dieci giorni almeno 800mila persone sono state costrette a lasciare le proprie case. Gli attacchi hanno raggiunto anche il centro di Beirut, ed è una cosa che in passato non accadeva quasi mai.

– Leggi anche: Le foto del bombardamento israeliano nel centro di Beirut

I danni provocati da un bombardamento israeliano nel centro di Beirut (AP Photo/Hussein Malla)

Per il governo di Nawaf Salam e per gran parte della popolazione libanese non c’è alcun motivo di partecipare a questa guerra. Tra l’altro in un ruolo passivo, perché il Libano non ha le capacità militari per fermare i bombardamenti israeliani.

Nel 2024 dopo la guerra e l’uccisione dei leader, l’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah, sponsorizzato da Stati Uniti e Francia, prevedeva che l’esercito libanese disarmasse la milizia. In cambio Israele avrebbe fermato i bombardamenti. Finora però l’esercito libanese non ha nemmeno mai provato a far rispettare l’accordo.

Il 5 marzo il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato su X che la Francia rafforzerà la cooperazione con le Forze armate libanesi e fornirà veicoli blindati per il trasporto di truppe e supporto logistico e operativo. L’obiettivo è rafforzare il governo libanese nel momento in cui tenta di riaffermare la propria autorità.

Un altro possibile alleato dell’esercito libanese potrebbe essere quello siriano guidato dal presidente Ahmad al Sharaa. Durante la guerra civile seguita alla rivoluzione siriana del 2011, Hezbollah si spostò in Siria per combattere a fianco del dittatore Bashar al Assad. I miliziani libanesi commisero crimini di guerra contro i civili: massacri, torture e la resa per fame di alcune cittadine. Tra i siriani ci sono ricordi spaventosi di quelle operazioni.

Per questo motivo, quando Israele ha ucciso Hassan Nasrallah, in alcune città siriane ci sono state scene di festeggiamento. Il nuovo presidente siriano Ahmad al Sharaa potrebbe essere tentato di approfittare della debolezza di Hezbollah. Dal punto di vista militare colpire la milizia mentre è sotto pressione israeliana potrebbe avere senso. Ma dal punto di vista politico sarebbe una scelta rischiosa. Un’operazione contro Hezbollah potrebbe far apparire la Siria come un alleato di Israele: ed è una cosa che il nuovo governo siriano non può permettersi.

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