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  • Sabato 14 marzo 2026

A Parigi governano da 25 anni i Socialisti: e ora?

La sindaca Anne Hidalgo è molto meno popolare di un tempo ma l'esito del voto di domani è incerto e molto dipenderà dalle alleanze tra partiti

I manifesti elettorali dei vari candidati a sindaco, Parigi, 10 marzo (Photo by Tom Nicholson/Getty Images)
I manifesti elettorali dei vari candidati a sindaco, Parigi, 10 marzo (Photo by Tom Nicholson/Getty Images)
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Domenica a Parigi, come in altri 35mila comuni di Francia, c’è il primo turno delle elezioni municipali, considerate un banco di prova in vista delle elezioni presidenziali del 2027. Da tempo l’elettorato francese si sta spostando sempre più a destra, mentre Parigi è governata da 25 anni dal Partito Socialista, di centrosinistra. La riconferma dei Socialisti nella capitale però non è per nulla scontata.

I candidati principali sono sei, cinque dei quali dovrebbero riuscire a prendere più del 10 per cento, il minimo per accedere al secondo turno. Non tutti però saranno sulla scheda elettorale del ballottaggio: alcuni potrebbero ritirarsi per sostenere un candidato più forte, con più possibilità di vittoria. Se nessuno poi riuscirà a prendere il 50 per cento dei voti al secondo turno, ne verrà organizzato un terzo in cui per vincere basterà una maggioranza relativa.

Il favorito al primo turno è Emmanuel Grégoire, Socialista ed ex vicesindaco di Parigi: secondo un recente sondaggio Ipsos, Grégoire ha il 35 per cento dei consensi. È sostenuto dall’amministrazione uscente della sindaca Socialista Anne Hidalgo, che governa la città dal 2014 e che non si ricandida (era succeduta a un altro sindaco Socialista, Bertrand Delanoë, in carica dal 2001 al 2014). Grégoire è appoggiato anche da Comunisti e Verdi, che finora si erano sempre presentati in modo indipendente al primo turno. Non è detto che questa formazione basterà a garantirgli la vittoria.

Grégoire infatti deve fare i conti sia con la campagna elettorale piuttosto aggressiva che sta conducendo da sinistra Sophia Chikirou, candidata di La France insoumise, sia con l’aumento dei consensi per i candidati di destra, che messi insieme superano ampiamente i suoi.

Emmanuel Grégoire, il 7 marzo del 2026 (AP Photo/Thibault Camus)

In seconda posizione i sondaggi danno con il 27 per cento l’ex ministra della Cultura Rachida Dati, dei Repubblicani, che alle amministrative del 2020 arrivò seconda. Dati è stata spesso criticata anche all’interno del suo partito perché poco collaborativa e perché rischia una condanna penale che potrebbe renderla ineleggibile e privarla del suo mandato di sindaca qualora venisse eletta. A settembre del 2026 comparirà davanti a un tribunale penale con l’accusa di corruzione e ricettazione.

Allo stesso tempo però rimane la politica che ha più possibilità di battere Grégoire, anche per via della fedeltà di una parte di elettorato parigino alla tradizione politica del suo partito.

Al terzo posto con l’11,5 per cento dei consensi c’è Pierre-Yves Bournazel, responsabile elettorale di Horizons, partito creato nel 2021 dall’ex primo ministro Edouard Philippe una volta fuoriuscito dai Repubblicani. La candidatura di Bournazel è sostenuta anche dal partito del presidente francese Emmanuel Macron, Renaissance. Gli elettori di Bournazel hanno molti punti in comune con quelli di Dati, che quindi potrebbe maggiormente beneficiare da un suo ritiro prima del secondo turno: al momento però Bournazel si è opposto a questa possibilità.

Una proposta di alleanza con Dati è arrivata invece dall’estrema destra, che ha presentato due candidati: Thierry Mariani, eurodeputato di Rassemblement National, dato al 4 per cento, e Sarah Knafo di Reconquête, che nel 2022 diresse la campagna presidenziale di Éric Zemmour. Nei sondaggi Knafo è data all’11,5 per cento, come Bournazel, un risultato molto rilevante per una candidata dalle posizioni radicali. Questa settimana Knafo e Zemmour hanno ribadito la loro disponibilità ad allearsi al secondo turno con Dati, che finora ha risposto in modo generico e imbarazzato.

Ha detto che allearsi con Knafo le porterebbe dei nuovi voti, ma gliene toglierebbe probabilmente altrettanti, cioè quelli degli elettori della destra storica repubblicana che rifiutano le alleanze con candidati radicali. Non ha però escluso del tutto questa possibilità.

Rachida Dati, l’8 marzo del 2026 (ANSA/Alain Guizard/ABACAPRESS.COM)

Come prevedibile, la campagna elettorale si è concentrata sulle politiche messe in atto da Hidalgo negli ultimi dodici anni.

Hidalgo è stata una sindaca genericamente apprezzata, soprattutto per via di un’enorme riforma della mobilità cittadina che negli ultimi dieci anni ha diminuito del 40 per cento l’inquinamento di Parigi e dal 2001 del 60 per cento l’utilizzo della macchina. L’ha fatto creando molte aree pedonali, aree verdi e 1.500 chilometri di piste ciclabili, e limitando l’ingresso di alcune categorie di auto in città.

La riuscita di questo progetto su cui Hidalgo ha investito molto sta dando un vantaggio a Grégoire, che è del suo stesso partito e promette di proseguire il lavoro, migliorandolo. Allo stesso tempo Grégoire ha tentato di non mostrarsi completamente in continuità con Hidalgo, la cui popolarità negli ultimi due anni è diminuita drasticamente, tra le altre cose per come ha gestito questioni come lo smaltimento dei rifiuti e la pulizia delle strade.

Grégoire ha anche criticato direttamente alcune politiche di Hidalgo, assecondando le posizioni dei candidati di altri partiti. È successo per esempio sulla sicurezza. Tutti i candidati di destra hanno descritto Parigi come una città che è diventata meno sicura negli ultimi anni, specialmente per le donne, e hanno proposto di aumentare gli agenti della polizia cittadina dagli attuali 2.300 a 5mila (secondo Dati) e fino a oltre 8mila (una proposta del candidato del Rassemblement National). Hanno anche proposto di raddoppiare o triplicare il numero di telecamere di sorveglianza, che sono già molte: 4mila, installate come misura antiterrorismo.

Grégoire non ha negato l’esistenza di un problema di sicurezza: ha sostenuto la necessità di aumentare gli agenti in servizio (mille in più) e di installare 500 nuove telecamere. Ha sostenuto una posizione simile anche la candidata di La France insoumise, Sophia Chikirou.

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