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  • Sabato 14 marzo 2026

L’attacco degli Stati Uniti all’isola di Kharg

Non sono state colpite le infrastrutture petrolifere dell'isola, fondamentali per l'Iran, ma quelle militari: è stato, insomma, una specie di avvertimento

Il terminal petrolifero di Kharg in una foto del 2017 (EPA/ABEDIN TAHERKENAREH)
Il terminal petrolifero di Kharg in una foto del 2017 (EPA/ABEDIN TAHERKENAREH)
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Nella notte tra venerdì e sabato gli Stati Uniti hanno bombardato l’isola iraniana di Kharg, che si trova a 25 chilometri dalla costa iraniana, nel golfo Persico settentrionale. L’isola è il principale terminal del petrolio iraniano, da cui passa circa il 90 per cento di quello esportato dal paese.

Sul suo social media Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che l’attacco ha «obliterato ogni obiettivo MILITARE» sull’isola. Trump ha usato il maiuscolo su «militare» perché è una distinzione importante: le strutture petrolifere dell’isola hanno un’importanza fondamentale per l’Iran, e al momento sono state risparmiate.

Finora l’isola non era stata attaccata proprio perché era considerata una specie di linea rossa. Un attacco sul terminal di Kharg significherebbe un’ulteriore escalation nella guerra: devasterebbe la capacità dell’Iran di esportare petrolio, ma provocherebbe sicuramente ritorsioni iraniane contro le infrastrutture petrolifere di tutta la regione, con un ulteriore peggioramento della crisi energetica.

Per questo Trump ha scelto una via di mezzo: non sono state danneggiate volutamente le infrastrutture petrolifere, ma soltanto quelle militari. Secondo l’agenzia di stampa iraniana Fars nell’attacco che sono stati colpiti un sistema di difesa aerea, una base navale, la torre di controllo dell’aeroporto dell’isola e un hangar navale. Non è nota l’entità dei danni.

L'isola di Kharg (Google Earth)

L’isola di Kharg (Google Earth)

L’attacco contro Kharg è di fatto un avvertimento da parte di Trump: sul social Truth ha scritto di essere pronto a colpire il terminal petrolifero se l’Iran non interromperà il blocco delle petroliere e delle navi commerciali nello stretto di Hormuz: «Per ragioni di decenza ho deciso di NON distruggere le infrastrutture petrolifere sull’isola. Tuttavia se l’Iran o chiunque altro farà qualunque cosa per interferire con il libero e sicuro passaggio delle navi nello stretto di Hormuz, ci ripenserò immediatamente».

In risposta i Guardiani della rivoluzione, la più potente forza militare dell’Iran, dopo l’attacco hanno pubblicato un comunicato in cui hanno detto che le infrastrutture petrolifere dei paesi alleati degli Stati Uniti in tutto il Medio Oriente «saranno immediatamente distrutte e ridotte in cenere» se gli Stati Uniti colpiranno le infrastrutture petrolifere a Kharg.

L’economia dell’Iran dipende in buona parte dal terminal petrolifero di Kharg. Con terminal petrolifero si intende il luogo dove convergono gli oleodotti dei principali giacimenti di petrolio dell’Iran. Il petrolio viene poi stoccato e caricato sulle petroliere dirette ai mercati internazionali. È stato costruito lì perché, a differenza delle altre parti della costa iraniana sul Golfo Persico, l’isola è circondata da acque che diventano immediatamente profonde; questo permette alle grandi petroliere di avvicinarsi e attraccare.

L’ultima volta che l’isola era stata colpita fu durante la guerra fra Iran e Iraq negli anni Ottanta. Al tempo l’esercito iracheno, guidato da Saddam Hussein, distrusse molte delle strutture presenti, ma negli anni successivi l’Iran riuscì a ricostruirle.