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  • Venerdì 13 marzo 2026

Cuba ha ammesso per la prima volta di trattare con gli Stati Uniti

È un segnale molto importante, visti i rapporti quasi assenti tra i due paesi e la crisi che sta vivendo la popolazione cubana

Alcune persone ascoltano il discorso del presidente cubano Miguel Díaz-Canel in televisione, L'Avana, Cuba, 13 marzo 2026 (AP/Ramon Espinosa)
Alcune persone ascoltano il discorso del presidente cubano Miguel Díaz-Canel in televisione, L'Avana, Cuba, 13 marzo 2026 (AP/Ramon Espinosa)

Il presidente di Cuba Miguel Díaz-Canel ha detto pubblicamente per la prima volta che il suo governo sta portando avanti dei colloqui con il governo statunitense. Díaz-Canel non ha specificato su cosa stiano discutendo i due paesi, ma è evidente che l’obiettivo è ridurre la pressione economica esercitata dagli Stati Uniti su Cuba al fine di migliorare la situazione del paese, che da settimane vive una crisi umanitaria ed energetica molto grave.

In realtà il presidente statunitense Donald Trump aveva già detto a fine gennaio che i colloqui erano in corso, ma il fatto che ora li abbia confermati pubblicamente anche il governo cubano è un segnale politico molto importante, visti i rapporti molto tesi e quasi assenti tra i due paesi da molti anni. Díaz-Canel ha detto che ci vorrà parecchio tempo affinché venga raggiunto un accordo tra i due governi.

Le cose a Cuba non vanno bene da tempo, ma sono peggiorate negli ultimi mesi, ovvero da quando il governo statunitense ha aumentato la pressione economica sul paese, impedendo l’arrivo sull’isola di risorse di vario tipo e soprattutto del petrolio. L’obiettivo esplicito è di strangolare l’economia dell’isola e provocare la caduta del regime che la governa dal 1959.

Un panettiere porta i suoi prodotti su un carrello all’Avana, Cuba, 5 marzo 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)

A metà dicembre la marina statunitense aveva cominciato a intercettare le spedizioni di petrolio verso Cuba fatte dal Venezuela, il suo principale fornitore di petrolio (l’isola importa circa il 60 per cento del suo fabbisogno). Queste si erano poi interrotte completamente a gennaio, dopo che gli Stati Uniti avevano arrestato in un’operazione militare il presidente venezuelano Nicolás Maduro, e preso il controllo del settore petrolifero venezuelano.

L’unico paese rimasto a inviare petrolio – e altri beni alimentari e sanitari – a Cuba era il Messico, che però ha smesso dopo che gli Stati Uniti avevano annunciato che avrebbero imposto dazi del 10 per cento contro tutti i paesi che avrebbero esportato petrolio a Cuba.

La mancanza di rifornimenti di petrolio sta portando all’esaurimento delle scorte e ha obbligato il governo cubano a varare un piano di razionamento che prevede di garantire una dotazione minima di carburante per i mezzi di soccorso e per i trasporti di base di merci e di persone lungo alcune connessioni chiave (come le maggiori città o i centri turistici). La mancanza di carburante rende complesso anche alimentare le centrali per la produzione di energia elettrica: i blackout a Cuba sono quindi diventati molto frequenti.

Due persone durante un blackout all'Avana, Cuba, 4 marzo 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)

Due persone durante un blackout all’Avana, Cuba, 4 marzo 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)

Tuttavia a fine febbraio gli Stati Uniti avevano detto che avrebbero autorizzato la vendita a Cuba del petrolio venezuelano per scopi commerciali e umanitari. Le vendita saranno fatte solo a piccole imprese private, e non a persone o organizzazioni legate al governo o all’esercito.

Nei giorni successivi all’intervento militare statunitense in Venezuela molti osservatori hanno pensato che gli Stati Uniti avrebbero fatto un intervento simile anche a Cuba, per deporre il regime comunista. Tuttavia Trump ha più volte detto che per ora non c’è bisogno di un intervento di questo tipo, ritenendo che il regime stia cadendo da solo e che la condizione di difficoltà del paese spingerà il governo cubano a fare un accordo con gli Stati Uniti (Trump non ha mai spiegato che tipo di accordo si aspetta da Cuba).

La dichiarazione di Díaz-Canel sull’esistenza di colloqui rende meno probabile un intervento militare statunitense, almeno in questo momento nel quale gli Stati Uniti sono già impegnati in una guerra contro l’Iran. Inoltre giovedì il governo cubano ha detto che libererà 51 detenuti, decisione che molti analisti hanno interpretato come un modo per ottenere qualche concessione dagli Stati Uniti.

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