Sean Penn non ne vuole sapere, di un altro Oscar
Ha sempre mostrato grande insofferenza per i premi eppure è molto probabile che lo vincerà: sarebbe il terzo

Sean Penn non ha un buon rapporto con le premiazioni anche se le premiazioni sembrano avere un ottimo rapporto con lui. In particolare non lo ha con i premi più importanti di tutti: gli Oscar. Nonostante ne abbia vinti due, uno nel 2004 per Mystic River e uno nel 2009 per Milk, ha sempre detto di non sopportare quegli eventi. Spesso non ci va nemmeno e di conseguenza non fa nessuno sforzo per farsi premiare. Quest’anno è di nuovo il favorito per un Oscar, quello per il miglior attore non protagonista, grazie all’interpretazione in Una battaglia dopo l’altra, e questo nonostante sia l’unico dei candidati a non aver fatto campagna per la propria vittoria.
Fin dall’inizio è stato considerato il favorito, e ha vinto quasi tutti i premi che vengono consegnati prima degli Oscar. Gli altri attori candidati sono Jacob Elordi per Frankenstein, Benicio del Toro per Una battaglia dopo l’altra, Delroy Lindo per I peccatori e l’unico che si dice possa avere delle piccole possibilità di vittoria a sorpresa: Stellan Skarsgård per Sentimental Value. Se vincesse, Penn entrerebbe peraltro nel novero molto ristretto degli attori che hanno vinto tre Oscar (Jack Nicholson, Daniel Day-Lewis e Walter Brennan).
In linea di massima Penn non prende parte alle cerimonie di premiazione. Quando lo fa è solitamente per aiutare degli amici, per aumentare le chance che i film a cui prende parte vadano bene in sala, o per non far dispiacere persone a lui care. Quindi quest’anno a qualche evento ha presenziato, come per esempio alcune presentazioni del film insieme a Paul Thomas Anderson (il regista) o qualche piccolo festival in California. Solo che non ha scelto queste occasioni in base all’importanza. Non era infatti presente ai BAFTA (i premi del cinema inglese, considerati importanti per gli Oscar), dove ha vinto, e non era presente nemmeno agli Actor Awards (i premi del sindacato degli attori, tra gli ultimi prima degli Oscar e per questo importanti), dove di nuovo ha vinto.
Alla cerimonia degli Oscar ha detto che ci sarà, anche se di solito preferisce non andare. Non ci era infatti mai andato prima di vincere la prima volta. Fu candidato agli Oscar tre volte prima del premio per Mystic River e non si presentò. Quella volta decise di andare, ha raccontato, perché aveva visto il regista del film, Clint Eastwood, ricevere con imbarazzo il Golden Globe al suo posto e voleva evitare che la scena si ripetesse agli Oscar. Iniziò il suo discorso dicendo che non esistono attori migliori di altri e disse di non essersi preparato un discorso perché gli sembrava presuntuoso. Ringraziò alcune persone, Eastwood, la moglie dell’epoca Robin Wright, e la finì lì.
Non è che non tenga ai premi, è che non sopporta il concetto che c’è dietro (la supremazia di una recitazione sull’altra), e soprattutto è molto a disagio in quelle situazioni. Lo ha spiegato quest’anno a Newsweek citando una frase di Julia Roberts: «Chiunque dica che non ci tiene a vincere un Oscar sta mentendo». Non è esattamente così per lui ma non è neanche vero che non voglia vincere, ha detto: è che non ce la fa a tollerare i sorrisi, le frasi false, le strette di mano e tutto quello che è intorno a quelle serate. Alla fine preferirebbe proprio non essere candidato.
In occasione dell’altro Oscar vinto, cinque anni dopo, si preparò effettivamente un discorso e con un imbarazzo non diverso da quello della prima volta ammise la spigolosità del proprio carattere: «Mi rendo conto di quanto alle volte io renda difficile tollerarmi».
La sua idiosincrasia per gli Oscar non si limita però al fastidio di partecipare alle premiazioni. È spesso molto critico con la manifestazione e di recente è entrato apertamente in rotta con l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, che la organizza. È successo nel 2022 quando in seguito all’invasione russa dell’Ucraina Penn chiese all’Academy di invitare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a parlare, cosa che era già accaduta al festival di Berlino (in collegamento). L’Academy rifiutò e la cosa infastidì così tanto Penn che dichiarò pubblicamente che se non ci avessero ripensato avrebbe fuso i suoi due Oscar in una cerimonia pubblica.
L’Academy non solo non ritrattò ma non invitò Zelensky nemmeno l’anno dopo, nonostante nuove richieste. Gli Oscar di Sean Penn non furono fusi ma in compenso lui andò in Polonia e in Ucraina per girare sul campo un documentario prodotto dalla rivista Vice, e in quell’occasione incontrò Zelensky e gli offrì in regalo una delle due statuette. Fu un momento strano che è stato anche ripreso, e dalle immagini sembra non troppo orchestrato. Zelensky imbarazzato la rifiutò più volte, fino a che Penn non propose di lasciargliela in prestito: la statuetta dovrebbe rimanere in Ucraina fino alla fine della guerra.
Penn non ha mai detto quale dei due Oscar gli abbia dato, sostenendo di non ricordarlo né di aver controllato. Recentemente però The Hollywood Reporter ha trovato delle foto della consegna diverse da quelle che erano state diffuse inizialmente e in una risoluzione sufficiente da poterle ingrandire fino a leggere che si trattava dell’Oscar per Mystic River.
Dopo quell’episodio Penn ha più volte trovato occasione per esprimere disprezzo e distanza dall’organizzazione del premio e dal modo in cui è gestito. Nel 2024 per esempio, al festival di Marrakech, ha criticato l’Academy accusandola di favorire l’omologazione, facendo riferimento al fatto che il film di Ali Abbasi su Donald Trump The Apprentice fosse stato snobbato: «L’Academy è eccezionalmente codarda quando si tratta di far parte di un mondo di espressioni più grande, e anzi ha aiutato a limitare l’immaginazione e le forme di espressione culturale differenti dal solito». Variety nel riportare la notizia notò anche che la frase fu detta in una conferenza stampa, mentre Penn fumava una sigaretta.



