Quando Paperinik diventò PK
Trent’anni fa un gruppo di giovani autori realizzò la serie di supereroi italiana più amata di sempre

Nel marzo del 1996 uscì il primo numero di una serie a fumetti che stravolse la caratterizzazione di un personaggio che compariva nelle storie italiane della Disney già da 27 anni, ma che fino ad allora non aveva avuto una grande centralità: PK – Paperinik New Adventures, conosciuta anche come PKNA o più semplicemente PK. Fu ideata dallo sceneggiatore Ezio Sisto e dal disegnatore Massimiliano Monteduro, che l’anno prima avevano proposto il progetto al direttore Paolo Cavaglione. Volevano creare una storia che si discostasse dai canoni dei fumetti Disney, meno manichea, più articolata nelle trame e modellata sullo stampo delle grandi saghe di supereroi americane.
Fu un successo: diventò la serie Disney più amata degli anni Novanta, riuscì a farsi apprezzare anche da un pubblico più adulto ed è ricordata con grande affetto ancora oggi. Per celebrare il trentennale di PKNA, nel Topolino di questa settimana è stata pubblicata una storia inedita nell’universo narrativo della serie. E giovedì è uscito l’albo speciale PK – Meno uno all’alba, prequel scritto da Alessandro Sisti e disegnato da Claudio Sciarrone.

La copertina di PK – Meno uno all’alba
Per creare PKNA, Sisto e Monteduro coinvolsero nel progetto una nuova generazione di sceneggiatori, disegnatori e figure editoriali. Tra questi c’erano Alessandro Sisti, Francesco Artibani, Bruno Enna e Tito Faraci, che negli anni successivi sarebbero diventati autori di punta della Disney. Avevano riferimenti molto diversi dai colleghi che li avevano preceduti: erano voraci lettori di fumetti americani e conoscevano molto bene la fantascienza. PK – Paperinik New Adventures era il contesto perfetto per loro.
Faceva parte della squadra – che all’interno dell’azienda cominciò a chiamarsi “team PK” – anche Valentina De Poli, che curava la sezione della posta e che in seguito sarebbe diventata la direttrice editoriale di Topolino. De Poli descrive la nascita di PK – Paperinik New Adventures come «un momento di sperimentazione ingenua e rivoluzionaria, vissuto con grande passione e spensieratezza da una squadra di persone giovanissime che volevano lasciare il segno».
Anziché creare da zero un nuovo personaggio, il “team PK” decise di sfruttarne uno che i lettori Disney conoscevano già molto bene: Paperinik. Era stato creato nel 1969 da Guido Martina, Elisa Penna e Giovan Battista Carpi, ed era già stato oggetto di qualche operazione di rinnovamento. All’inizio fu concepito come una specie di vendicatore dei torti che Paperino subiva come cittadino comune; poi, negli anni Settanta, diventò un supereroe goffo e impacciato, protagonista di moltissime gag.
Anche se fino a quel momento era stato un personaggio prevalentemente comico, Paperinik aveva già molte cose al posto giusto: un costume, un’identità segreta, una città fittizia da proteggere e una serie di grane da risolvere nella vita di tutti i giorni che facevano molta più paura dei nemici che affrontava, nello stile dei “supereroi con superproblemi” della Marvel.
Sisto e Monteduro cominciarono da un lavoro di decostruzione che interessò sia Paperinik che Paperino, il suo alterego. Il primo, pur mantenendo la cifra comica delle storie classiche, cominciò a essere riconosciuto dai suoi concittadini come un supereroe a tutti gli effetti; e il secondo diventò un po’ meno lamentoso e imbranato e un po’ più introspettivo e coraggioso.
E poi stravolsero tutto il resto: trasformarono Paperopoli in una metropoli oscura, futuristica e dominata da enormi e opprimenti grattacieli, un po’ come la Gotham City di Batman; si inventarono gli Evroniani, un’avanzatissima civiltà aliena che si nutre delle paure degli esseri umani e che ha in programma di colonizzare la Terra; e introdussero nella storia elementi tipici della fantascienza degli anni Settanta e Ottanta, dalla coscienza delle macchine ai viaggi nel tempo.
Tra i personaggi più importanti della storia ci sono le intelligenze artificiali senzienti Uno e Due. La prima, animata da buone intenzioni, diventa fin dall’inizio uno dei principali alleati di Paperinik, nonché l’inventrice delle bizzarre armi che utilizza. La seconda, malvagia e psicologicamente instabile, vuole distruggere Uno, affermarsi come individuo e distruggere Paperopoli. Ma c’erano anche Lyla Lay, un droide femminile che lavora per la Tempolizia, un corpo di agenti in grado di viaggiare nel tempo (vi ricorda qualcosa?), e Angus Fangus, il perfido mezzobusto dell’emittente televisiva Canale 00, che non perde occasione per attaccare pubblicamente Paperinik (potrebbe esservi familiare anche lui).

Uno
Ma la passione per la fantascienza è particolarmente visibile anche nelle continue citazioni cinematografiche: PKNA è disseminato di rimandi a film come Blade Runner, L’invasione degli ultracorpi, Star Wars, Terminator e The Abyss. «Era un’occasione per condividere il nostro immaginario con i lettori e consigliare le cose che ci piacevano», racconta Tito Faraci, uno degli sceneggiatori della serie.
L’estetica del fumetto è dovuta in buona parte alle intuizioni di Alberto Lavoradori, talentuoso disegnatore che negli anni precedenti si era fatto notare per lo stile futuristico e surreale delle sue tavole.
Lavoradori aveva una conoscenza molto approfondita dei supereroi ed era un estimatore dell’estetica “biomeccanica” di H. R. Giger, l’artista svizzero che nel 1979 aveva definito l’assetto grafico di Alien, il primo film della saga fantascientifica di Ridley Scott e una delle più influenti di sempre. I corpi “allungati” e spigolosi degli Evroniani prendono spunto dalle forme di Giger, mentre la piattaforma che utilizzano per volare è un chiaro rimando all’aliante di Goblin, il principale antagonista di Spider-Man. Ma lavorarono a PKNA altri disegnatori di grande inventiva, tra cui Claudio Sciarrone, Francesco Guerrini, Lorenzo Pastrovicchio e Andrea Freccero.

Un Evroniano
Secondo Faraci PKNA era l’espressione di una tendenza artistica molto in voga negli anni Novanta: il crossover. «C’era una specie di ossessione per l’ibridazione tra generi diversi, e che apparentemente avevano poche connessioni tra loro». Nella serie «questo spirito si traduceva in una miscela di riferimenti eterogenei, dal mondo Disney ai fumetti di supereroi revisionisti come Watchmen, fino ai romanzi di Philip K. Dick e alle suggestioni provenienti dalle serie televisive che guardavamo».
Faraci ricorda che PKNA fu un’esperienza innovativa anche dal punto di vista della suddivisione del lavoro. «C’era un clima molto anarchico e carbonaro: ci riunivamo insieme, capivamo come strutturare le trame e ogni sceneggiatore conosceva le storie su cui lavoravano gli altri. Questo clima stimolava una competizione sana e incentivava molto lo scambio di informazioni e idee: era una figata». Un altro elemento importante di PKNA erano le storie brevi presenti alla fine del volume. Avevano un tono diverso dalla storia principale, più comico e demenziale, e davano la possibilità di approfondire i personaggi che trovavano meno spazio.
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Ma PKNA è ricordato anche per i suoi aspetti non strettamente fumettistici, come per esempio la sfrontatezza della sezione della posta, in cui la redazione rispondeva ai dubbi dei lettori più pignoli prendendoli un po’ in giro. In redazione circolavano molte copie di Cuore, il periodico satirico fondato da Michele Serra: «Era la nostra rivista preferita, ne eravamo ossessionati. I toni di leggero sberleffo con cui rispondevamo alle lettere dei lettori provengono soprattutto da lì», dice De Poli.
Per rispondere alle lettere più piccate, la redazione si inventò degli acronimi che diventarono mitici tra gli appassionati di PKNA. Il più famoso era PRDQP, “Poche ragazze da quelle parti”. Fausto Vitaliano, che ereditò da De Poli la curatela della sezione, racconta che l’idea fu del suo collega Aldo Vitali: «Era un modo per punzecchiare i lettori più nerd e pignoli che si concentravano ossessivamente su trascurabili errori di continuity invece di godersi le cose belle della vita: per esempio condividere bei momenti con qualcuno, diciamo così». Altre formule ricorrenti erano «Comprati un criceto» e «Scendete giù a giocare».

La risposta a una domanda della posta di PKNA
Ma i lettori venivano stuzzicati anche in altri modi. A un certo punto la redazione si inventò un fantomatico prequel di PKNA, l’inesistente “Numero 0/1”. Cominciarono a parlarne nello speciale Missing, uscito nell’estate del 1997, in cui fu pubblicata una sinossi della storia volutamente ironica, esagerata e senza senso. Solo che alcuni lettori finirono per crederci, chiedendo insistentemente delucidazioni in merito all’uscita. Alla fine dovettero pubblicarlo per davvero: intitolarono lo speciale dell’anno dopo Zero barra uno.
A un certo punto la redazione si inventò una «challenge ante litteram», dice Vitaliano: la Pkard Action Hero, una serie di sfide che la redazione proponeva ogni mese ai lettori, dal presentarsi in una cabina telefonica con l’occorrente per farsi la doccia allo scattarsi una foto col proprio «amico invisibile». Il completamento di ogni sfida doveva essere documentato con una foto: i vincitori avevano diritto a una carta collezionabile.
PKNA andò avanti fino al 2001, e fu seguita da altre due serie: PK² (2001-2002) e PK – Pikappa (2002-2005). Negli anni successivi le storie di PK sono state pubblicate in modo più sporadico, su Topolino e su albi speciali.
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