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  • Giovedì 12 marzo 2026

L’attacco alla base militare italiana a Erbil, nel Kurdistan iracheno

Non ci sono stati feriti: potrebbero essere state le milizie sciite vicine all’Iran

Un drone diretto verso Erbil, nella regione del Kurdistan iracheno, lo scorso 3 marzo (EPA/GAILAN HAJI via ANSA)
Un drone diretto verso Erbil, nella regione del Kurdistan iracheno, lo scorso 3 marzo (EPA/GAILAN HAJI via ANSA)
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Nella notte tra mercoledì e giovedì la base militare italiana a Erbil, nel Kurdistan iracheno, è stata colpita. Non si sa ancora se da un missile o da un drone, e non ci sono state persone uccise né ferite: gli italiani nella base erano stati spostati in un bunker al sicuro. Non si sa ancora se l’attacco arrivava dall’Iran o dalle sue milizie alleate presenti in Iraq. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha detto al Tg1 che è stato un attacco intenzionale e che le 141 persone nella base verranno fatte rientrare in Italia.

Il comandante della base, Stefano Pizzotti, ha raccontato a Sky TG24 che l’allarme è stato dato verso le 20:30 locali (le 18:30 italiane), quando i soldati sono scesi nel bunker, e poi l’attacco è stato quattro ore dopo. Ha colpito l’area del bar-ristorante della base, nota come “il fortino”, provocando prima un’esplosione e poi un incendio che ha coinvolto due automezzi, spento in poco tempo. Il comandante ha aggiunto anche che gli artificieri stanno esaminando i detriti per capire se la base è stata colpita da un missile o da un drone.

In Italia la notizia dell’attacco è diventata pubblica in modo inusuale: l’ha riferita in tv il deputato Angelo Bonelli, di Alleanza Verdi e Sinistra, che aveva ricevuto un messaggio di Crosetto e lo ha letto in diretta. Secondo Repubblica, in quel momento la notizia doveva restare riservata e l’annuncio in tv ha creato qualche imbarazzo nel governo.

La base italiana si chiama “Camp Singara”, una citazione che fa riferimento alle legioni romane in Mesopotamia. Prima della guerra il contingente italiano era di circa 300 militari, ma Crosetto ha detto che 102 persone erano già rientrate in Italia e altre 40 erano state spostate in Giordania. Il personale italiano ha compiti di addestramento delle forze armate locali e di supporto a operazioni di trasporto di militari e materiale degli altri contingenti con i suoi elicotteri NH-90.

Come altre basi straniere, Camp Singara fa parte dell’area molto estesa dell’aeroporto di Erbil, che si sviluppa sul terreno di una vecchia base per aerei militari in funzione ai tempi del dittatore Saddam Hussein, tra gli anni Ottanta e il 2003. Il complesso militare è vicino all’aeroporto internazionale civile, che in questi giorni è fermo a causa della sospensione dei voli. È immaginabile come una grossa base, con all’interno altre basi più piccole, straniere, tra cui quella italiana. Il contingente straniero più corposo è quello degli Stati Uniti.

Tutto il complesso dell’aeroporto militare di Erbil e delle basi è un obiettivo ovvio per l’Iran e le milizie filoiraniane, e in questi giorni ci sono stati altri attacchi coi droni. Quello di stanotte, che come detto ha preso di mira l’area del bar-ristorante della base italiana a un orario in cui di solito è frequentata, avrebbe potuto causare molti più danni.

– Leggi anche: Il liveblog del Post sulla guerra in Iran

Le milizie filoiraniane in Iraq hanno aperto un nuovo fronte della guerra. Negli ultimi giorni hanno rivendicato altri attacchi (spesso con la sigla generica di Resistenza islamica dell’Iraq, o IRI) e a loro volta sono state attaccate dagli Stati Uniti. L’IRI sostiene di avere fatto quasi 300 attacchi dall’inizio della guerra.

Gli attacchi sulle basi militari possono avere effetti devastanti. I sette soldati statunitensi morti finora sono stati uccisi in un attacco contro una base in Kuwait che ha fatto anche decine di feriti. È possibile che il regime iraniano stia puntando a colpire le basi militari straniere, non solo statunitensi, con l’obiettivo di creare timore e malcontento nelle rispettive opinioni pubbliche, con una tattica simile a quella degli attacchi ai paesi del Golfo. Lo abbiamo spiegato in questo episodio di Globo.