Sempre meno film sono candidati a sempre più Oscar
Quest'anno “I peccatori” ha battuto il record di candidature di sempre, il risultato di una tendenza che va avanti da un po'

Non era mai capitato che un film ricevesse 16 candidature agli Oscar come è successo quest’anno a I peccatori. E non era mai capitato che i cinque film con più candidature – I peccatori, Frankenstein, Marty Supreme, Sentimental Value e Una battaglia dopo l’altra – ne ricevessero così tante, in totale 56.
La tendenza di chi vota per gli Oscar a concentrare le proprie preferenze su un ristretto numero di film non è una novità, tanto che è successo spesso che lo stesso film vincesse in più categorie. Negli ultimi decenni però questo ha portato a una riduzione dei film in gara. Il motivo è che l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, l’organizzazione che sceglie sia i candidati che poi i vincitori, ha effettivamente meno scelta, perché sono sempre meno i film che possono aspirare a un Oscar.
Che i film che gareggiano agli Oscar siano cambiati negli ultimi venticinque anni è un fatto molto raccontato e commentato. Solo trent’anni fa a vincere erano solitamente i film di maggiore incasso della stagione. L’Academy riconosceva i successi economici e sanciva quale, tra i molti dell’annata, era quello che l’industria riteneva il più meritevole. L’idea fin dall’inizio era che si trattasse di una forma di promozione ulteriore per film che avevano già dimostrato di piacere, e che – insieme ai cinema – potevano beneficiare di un po’ di incasso in più.
Negli ultimi venticinque anni invece sempre più di frequente i film premiati sono stati di piccolo successo, indipendenti e in certi casi clamorosi anche film che in pochissimi avevano visto, come per esempio Parasite, Moonlight o Nomadland. La conseguenza del legame indebolito tra Oscar e gusto del pubblico è che quest’anno, come già nei precedenti, gli incassi dei film più nominati non sono saliti molto dopo la notizia sul numero di candidature: in media solo del 3 per cento.
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Già quindici anni fa si era cominciato a notare come si facessero meno film del tipo che concorre agli Oscar. Più in generale il numero dei film che tecnicamente sono candidabili al premio per il miglior film è notevolmente diminuito rispetto agli anni precedenti. Per essere candidabile un film deve essere un lungometraggio uscito almeno in un cinema della contea di Los Angeles per almeno sette giorni consecutivi. Nel 2008 i film che rispettavano questi criteri erano 281. Nel 2010 erano 271 e nel 2011 erano diventati 248. Quest’anno sono stati 207.
I grandi studios (Warner, Disney, 20th Century Fox, Universal, Paramount e Sony Columbia), cioè quelli i cui film più spesso ambiscono a un Oscar, oggi distribuiscono nei cinema il 35 per cento in meno di film rispetto al 2000. Il giornalista di Bloomberg Lucas Shaw ha fatto i calcoli: negli anni zero erano circa 18 i film che prendevano un numero cospicuo di candidature, mentre quelli più candidati ne avevano circa sette a testa (in media). Nel 2005 addirittura 22 film ricevettero un minimo di due candidature. Quest’anno sei film hanno ricevuto metà del totale delle candidature.
Tutto ciò è accaduto nonostante Sony Columbia e Universal abbiano mantenuto praticamente inalterato il numero di film da loro prodotti e distribuiti. Altri invece, come Disney, hanno molto diminuito la produzione di film da Oscar, cioè i film drammatici. L’acquisizione di 20th Century Fox da parte di Disney ha accentuato la tendenza: la fusione di due grandi studi implica infatti una diminuzione dei film prodotti, perché mentre due studi possono produrre un numero di film “rivali” che competono per lo stesso pubblico e magari escono negli stessi periodi, uno studio unico non lo fa. In più molte risorse sono oggi impiegate dalle piattaforme di streaming per girare serie televisive o film che non per forza escono nei cinema e quindi non gareggiano agli Oscar.
Nel momento in cui gli studios hanno iniziato a puntare sui grandi franchise, cioè i film pensati per generare sequel, prequel o remake, o per esistere in un universo condiviso come è stato per quelli di supereroi, gli Oscar hanno cominciato a candidare sempre di più i film indipendenti, per l’appunto quelli che sono meno visti e hanno meno richiamo. Sempre Bloomberg ha calcolato che quelli che vengono definiti i “drammi adulti”, cioè film drammatici rivolti principalmente a un pubblico di adulti, storicamente la categoria di film più rappresentata dai premi Oscar, solo dieci anni fa erano responsabili per il 50 per cento del box office annuale americano.
Oggi quella stessa categoria di film, complice la riduzione nella produzione e il fatto che sono più che altro indipendenti (e quindi meno pubblicizzati), è responsabile per il 7 per cento del box office. A questo va aggiunto che i cambiamenti nella fruizione dei film hanno fatto sì che le commedie, il secondo genere più rappresentato agli Oscar, siano scomparse dai cinema e si trovino oggi praticamente solo sulle piattaforme, anche quando prodotte con molti soldi.
Non ha aiutato a controbilanciare questa tendenza il fatto che sempre negli ultimi dieci anni l’Academy, per diversificare la composizione dei propri votanti (che prima erano per la maggior parte maschi bianchi e anziani), abbia allargato il numero di membri includendo professionisti che lavorano nel cinema al di fuori degli Stati Uniti. Invece che premiare i grandi film drammatici per adulti degli studios, questo ha spostato ancora di più i voti e le preferenze verso i film piccoli, indipendenti e d’autore. Anche per questo, se si esclude il periodo della pandemia, i candidati di quest’anno sono quelli che complessivamente hanno incassato meno negli ultimi 12 anni, cioè dal 2014.
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