Il petrolio non costava così tanto dai primi mesi della guerra in Ucraina

La situazione di incertezza legata alla guerra in Medio Oriente e alla prospettiva che duri ancora per molto ha spinto le quotazioni del petrolio a superare i 100 dollari al barile, fino a raggiungere nella notte anche i 115: è una cifra che non si vedeva dai primi mesi della guerra in Ucraina, quando il timore del mercato di rischiare di dover fare a meno del petrolio russo (come anche del gas) ne aveva fatto salire il prezzo. Il timore è che continuino le interruzioni nella produzione e nel commercio di petrolio dei paesi del Golfo, tra i più grandi produttori al mondo.

Quotazione del petrolio WTI (Investing.com)
L’aumento del prezzo era già iniziato nei primi giorni della guerra, a causa del blocco di fatto dello Stretto di Hormuz, l’unico passaggio marittimo da cui le navi possono uscire dal golfo Persico e di cui l’Iran controlla una sponda: non è ancora stato formalmente bloccato, ma le navi e le petroliere hanno quasi del tutto smesso di passarci per il timore di venire attaccate. Gran parte del petrolio che passa di qui è diretto in Asia, soprattutto in Cina, ma l’aumento delle quotazioni colpisce tutti i paesi del mondo allo stesso modo, dato che il mercato del petrolio è globale.
All’interruzione dei commerci si è poi aggiunta nei giorni successivi la decisione di diversi paesi produttori di sospendere anche la produzione: non riuscendo più a spedirlo alcuni hanno finito lo spazio per immagazzinarlo. È stato il caso dell’Iraq, per esempio, che ha ridotto la produzione di due terzi. Ma la questione riguarda anche gli attacchi alle infrastrutture delle aziende energetiche del Golfo: domenica Israele ha detto di aver colpito numerosi depositi di petrolio e carburante in Iran.
Gli analisti sostengono che non siamo ancora ai livelli di gravità delle grandi crisi petrolifere degli anni Settanta, ma che in proporzione oggi i danni rischiano di essere ancora più gravi data la maggiore dimensione del mercato: secondo il Wall Street Journal quella attuale è la più grande interruzione delle forniture di petrolio mai vista in termini di quantità di barili di cui il mercato sta facendo a meno ogni giorno.


