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  • Lunedì 9 marzo 2026

Il diritto internazionale si sta svuotando

La guerra degli Stati Uniti e di Israele in Medio Oriente è illegale, ma sembra che questo ormai non importi più ai leader mondiali

Donald Trump alla Casa Bianca, 4 marzo 2026 (AP Photo/Jacquelyn Martin)
Donald Trump alla Casa Bianca, 4 marzo 2026 (AP Photo/Jacquelyn Martin)
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Secondo la maggior parte degli esperti, gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran sono illegali per il diritto internazionale. Era lo stesso anche per l’attacco degli Stati Uniti contro il Venezuela, a inizio gennaio. Queste violazioni però sono diventate così frequenti e sfacciate da indebolire enormemente tutta la struttura del diritto internazionale, al punto che ormai rischia di essere completamente svuotata: se gli stati più grandi e importanti del mondo non lo rispettano, come gli Stati Uniti, il diritto internazionale rimane inerte.

Secondo la Carta delle Nazioni Unite, gli stati non possono farsi la guerra a vicenda e devono «risolvere le loro controversie internazionali con mezzi pacifici». Questo è uno dei princìpi cardine del diritto internazionale. Ci sono però alcune eccezioni, la più importante delle quali è la legittima difesa: se uno stato è vittima di un attacco armato, allora può rispondere con la forza. Non è questo il caso degli Stati Uniti e di Israele nei confronti dell’Iran.

L’amministrazione di Donald Trump ha provato, in realtà, a presentare l’aggressione all’Iran come un atto di difesa: negli scorsi giorni Trump stesso ha detto che secondo «la sua opinione personale» gli iraniani «avrebbero attaccato per primi». Non ci sono indicazioni di manovre simili da parte del regime iraniano. I suoi consiglieri hanno detto inoltre che era necessario attaccare perché l’Iran era vicinissimo a costruire una bomba atomica. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha detto che non ci sono prove che l’Iran stesse lavorando a una bomba atomica, sebbene possieda uranio arricchito a livelli vicini a quelli necessari per l’uso militare.

Il segretario di Stato Marco Rubio ha detto che quello contro l’Iran è stato un attacco «preventivo» e difensivo. Alcune interpretazioni del diritto internazionale consentono un attacco di questo tipo contro una minaccia imminente e immediata. Ma anche in questo caso non ci sono prove che un eventuale attacco dell’Iran contro gli Stati Uniti o contro forze statunitensi all’estero fosse davvero imminente.

C’è poi in teoria un’altra eccezione al divieto di fare la guerra: quando il Consiglio di Sicurezza dell’ONU autorizza l’uso della forza come forma di mantenimento della pace. È quello che successe per esempio nel 1991, quando il Consiglio di Sicurezza autorizzò la prima guerra del Golfo degli Stati Uniti contro l’Iraq. Ma gli Stati Uniti o Israele non hanno ottenuto nessuna autorizzazione nel loro attacco all’Iran.

Un bombardamento contro Teheran, 1° marzo 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)

Un bombardamento contro Teheran, 1° marzo 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)

In ogni caso, le discussioni sulla legalità degli attacchi rischiano di far perdere di vista la questione politica più importante. Per gli Stati Uniti di Trump il rispetto del diritto internazionale non ha più nessuna importanza.

È un salto di qualità molto importante anche rispetto alle amministrazioni precedenti, che cercavano di mantenere quanto meno le apparenze: l’amministrazione di George W. Bush (2001-2009) cercò per mesi di ottenere l’autorizzazione dell’ONU per l’invasione dell’Iraq, nel 2003, anche se alla fine attaccò ugualmente pur senza averla ricevuta.

Per decenni, un rispetto almeno formale delle norme e delle procedure del diritto internazionale era servito a mantenere viva l’idea che il mondo fosse governato da regole comuni, anche quando queste regole venivano violate. Oggi quello che viene definito ordine mondiale è cambiato, e il rispetto delle regole non è più ritenuto importante nemmeno a livello formale.

In un’intervista a gennaio con il New York Times, Trump ha detto: «Non ho bisogno della legge internazionale», e poi ha aggiunto che l’unica regola su cui si basa è «la mia morale. La mia stessa mente. È l’unica cosa che può fermarmi».

Vari altri leader mondiali hanno riconosciuto questo stato di cose. A fine gennaio il primo ministro canadese Mark Carney in un discorso al Forum di Davos ha detto che ormai l’ordine internazionale basato sulle regole è crollato. Lo stesso ha fatto poche settimane dopo il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha riconosciuto invece che «tutto in questi ultimi anni si muove al di fuori del diritto internazionale».