Chi è l’editore che vuole comprare La Stampa
Alberto Leonardis ha già comprato in pochi anni diversi giornali locali, venendo molto contestato per la gestione del “Tirreno” di Livorno

Mercoledì GEDI, il grande gruppo editoriale di proprietà di Exor, la società della famiglia Agnelli-Elkann, ha reso noto di avere firmato un contratto preliminare per la vendita della Stampa, che insieme a Repubblica è il maggiore quotidiano del gruppo. L’acquirente è il gruppo SAE di Alberto Leonardis, un imprenditore abruzzese che possiede sei giornali locali, comprati proprio da GEDI. In questi anni Leonardis si è fatto notare nell’editoria per essersi concentrato appunto sui giornali locali di cui GEDI voleva disfarsi e soprattutto per essere stato molto abile ad aggregare investitori e soci nei suoi progetti, grazie alla sua ampia rete di relazioni. Un efficace ritratto del Foglio lo ha definito un deal maker, uno bravo nella negoziazione di accordi, appunto.
Della sua attività da editore Leonardis ha parlato in una recente intervista a Prima Comunicazione, in cui tra le altre cose ha detto che negli ultimi cinque anni ha lavorato per tenere «un presidio forte sull’editoria (…) costruendo attorno a essa un ecosistema più ampio fatto di digitale, comunicazione, narrazione visiva e servizi». Questo «ecosistema» oggi ruota attorno al gruppo editoriale SAE, di cui fanno parte La Provincia Pavese, Il Tirreno, La Nuova Sardegna, La Nuova Ferrara, Gazzetta di Modena e Gazzetta di Reggio, e in cui Leonardis vorrebbe far rientrare anche La Stampa, unico giornale nazionale tra questi, seppur molto legato alla sua città, Torino.
I giornalisti della Stampa si sono molto lamentati del modo poco trasparente con cui sono state portate avanti le trattative e per le scarse garanzie che sono state fornite sulle intenzioni del nuovo editore. Gli scetticismi sono in parte giustificati anche per il modo in cui il gruppo SAE ha gestito fin qui alcuni dei giornali acquistati, in particolare il Tirreno.
Negli ultimi anni, comunque, la SAE non si è limitata a comprare giornali. Ha diversificato le sue attività acquistando per esempio nel 2024 le due società di comunicazione e marketing Next14 e Different, creando il gruppo Next Different.

John Elkann nella redazione della Stampa, 30 novembre 2025 (ANSA/Bruno Brizzi)
Al settore dei giornali Leonardis era arrivato ben prima della fondazione di SAE, e peraltro con alle spalle già molti anni di lavoro come professionista delle relazioni istituzionali di grandi gruppi, tra cui Telecom Italia, Microsoft, Ernst & Young, Oracle Italia, Siemens Medical Solutions e Poste Italiane.
Come ha raccontato lui stesso, esordì come editore rilanciando insieme ad altri imprenditori il periodico di settore Corriere delle Comunicazioni, per poi rivenderlo (oggi si chiama CorCom). Fece poi un’operazione simile con l’agenzia di stampa Dire, ma l’acquisizione più importante fu quella del Centro, il quotidiano di Pescara, che Leonardis comprò nel 2016 dal Gruppo Editoriale L’Espresso – come si chiamava allora il gruppo GEDI – e di cui è stato anche presidente. A lui si unì, tra gli altri, il proprietario della tv locale Rete8, Luigi Pierangeli.
Quattro anni dopo Leonardis fondò la SAE insieme ad altri imprenditori per comprare sempre da GEDI il Tirreno di Livorno, la Gazzetta di Modena, la Gazzetta di Reggio Emilia e La Nuova Ferrara. SAE sta per Sapere Aude Editori. Sapere aude è un’espressione latina che significa «abbi il coraggio di conoscere», resa celebre nel Settecento dal filosofo Immanuel Kant. Con la SAE due anni dopo Leonardis comprò anche La Nuova Sardegna, uno dei due principali quotidiani sardi (l’altro è l’Unione Sarda), costituendo una società insieme alla Fondazione di Sardegna e ad altri soci locali.
Col maggiore di questi quotidiani, cioè il Tirreno, c’è uno scontro che dura da mesi: la redazione ha accusato l’azienda di mancanza di progetti, scelte avventate, nonché di comportamenti antisindacali, che hanno portato il Tirreno a essere il quotidiano con i maggiori declini di diffusione in tutta Italia e ad avere cambiato quattro direttori in quattro anni. Nell’intervista a Prima Comunicazione Leonardis ha sollevato l’ipotesi di una riduzione dei dipendenti del Tirreno dicendo che «c’è una sproporzione tra copie vendute e numero di giornalisti e dipendenti. Stiamo intervenendo con un piano di riorganizzazione e riduzione dei costi. Credo che anche questo nodo verrà risolto».
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Come ha ricostruito Domani in un dettagliato articolo uscito poche settimane fa, in questi anni la SAE ha ottenuto crediti da varie banche, tra cui Banco BPM (Leonardis in passato è stato membro del comitato territoriale), BPER e MPS. Fonti a conoscenza della trattativa stimano che l’offerta di SAE per La Stampa ammonti a circa 22 milioni di euro, superiore a quella avanzata nei mesi scorsi da NEM, la società di Enrico Marchi che nel 2023 aveva già acquistato da GEDI un gruppo di quotidiani locali del Nordest.
Stando ad alcune indiscrezioni, SAE avrebbe ottenuto le risorse tramite l’aumento di capitale degli attuali soci, l’ingresso di nuovi investitori locali e un credito bancario. L’acquisizione non verrà fatta direttamente da SAE, ma da una nuova società controllata da SAE. Secondo la ricostruzione di Domani, Leonardis avrebbe provato a coinvolgere anche alcune fondazioni private, come la CRT di Torino e la Compagnia di San Paolo, che però avrebbero declinato la proposta.
Nelle negoziazioni è stato coinvolto in una certa misura, come una sorta di garante istituzionale, anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, che è piemontese come la famiglia Agnelli-Elkann e che avrebbe dato consigli utili a Leonardis.
Il giorno in cui è stata annunciata la firma del contratto preliminare la redazione della Stampa non ha fatto uscire il giornale di carta in edicola e ha scritto un comunicato in cui ha criticato l’accordo per la vendita dicendo che non erano state «fornite garanzie chiare e vincolanti» ai giornalisti e alle giornaliste. Il comitato di redazione, l’organismo sindacale interno, ha incontrato i rappresentanti di GEDI e ha chiesto rassicurazioni sui posti di lavoro, sull’organizzazione interna, sulla futura linea editoriale e sugli investimenti. Ha inoltre chiesto a SAE di condividere il piano industriale ed editoriale che ha in mente per il giornale.
Le risposte potrebbero arrivare all’incontro che per legge va organizzato circa un mese prima che venga completata la vendita. Secondo quanto comunicato da GEDI e da SAE, l’operazione dovrà essere chiusa entro giugno, ma la sensazione di chi segue la trattativa da vicino è che sarà chiusa prima, viste anche le indiscrezioni che danno sempre più imminente la cessione di Repubblica ai greci di Antenna Group.
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