La politica in Kosovo è tornata alla casella di partenza
Il parlamento non è riuscito a eleggere un nuovo presidente, e quella attuale ha indetto elezioni anticipate: le terze in poco più di un anno

Venerdì mattina la presidente del Kosovo, Vjosa Osmani, ha sciolto il parlamento del paese e indetto elezioni legislative anticipate. Solo poche settimane fa i parlamentari avevano votato la fiducia a un nuovo governo guidato dal primo ministro Albin Kurti, dopo che per la gran parte del 2025 il Kosovo non aveva avuto un governo né un parlamento pienamente funzionanti: ora però per il boicottaggio delle opposizioni il parlamento non è riuscito a eleggere un nuovo capo di stato entro la scadenza fissata dalla Costituzione, che era alla mezzanotte tra giovedì e venerdì.
In base alla Costituzione infatti il nuovo presidente deve essere eletto dal parlamento almeno un mese prima della scadenza del mandato di quello vecchio (che nel caso di Osmani sarà il 5 aprile). La legge prevede anche che se non si riesce a eleggere un presidente si deve procedere a elezioni anticipate: in questo caso saranno le terze in poco più di un anno, dopo quelle generali del febbraio e del dicembre scorsi.
Ci si aspettava che dopo le ultime elezioni la vittoria del partito di Kurti, Vetëvendosje! (che in italiano si traduce con Autodeterminazione!), avrebbe potuto risolvere la crisi politica in corso ormai da tempo nel piccolo paese, che si è reso indipendente dalla Serbia nel 1999 e ha meno di 1,6 milioni di abitanti. I nuovi sviluppi però rischiano di prolungare ulteriormente lo stallo.
Kurti aveva abbastanza voti per ottenere la fiducia e teoricamente anche per eleggere il nuovo presidente: aveva proposto come candidato il ministro degli Esteri, Glauk Konjufca. Vetëvendosje!, un partito nazionalista, si era rifiutato di scegliere un candidato di compromesso gradito anche alle opposizioni, e anche di proporre per un secondo mandato Osmani. Il risultato è stato che i partiti di opposizione si sono rifiutati di partecipare al voto in modo tale che in aula mancasse il numero legale di parlamentari per convalidare l’elezione. Per eleggere il nuovo presidente dovevano essere presenti almeno 80 parlamentari su 120: giovedì ce n’erano 66.
Osmani invece ha 43 anni, ed era stata eletta presidente nell’aprile del 2021. Venerdì ha detto che «un parlamento che non riesce a eleggere un presidente non può continuare a tirare per le lunghe il processo a tempo indefinito», tanto più in un periodo in cui il paese ha grande bisogno di stabilità. È previsto che in giornata la presidente incontri i rappresentanti di tutti i partiti, e che dopo le consultazioni definisca una data per le elezioni. In ogni caso la Costituzione del paese prevede che il parlamento abbia altri 60 giorni di tempo per tentare di eleggere un presidente. Nei periodi in cui la carica rimane vacante, il suo ruolo viene ricoperto dal presidente del parlamento.
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