È stato ordinato l’allontanamento dai figli della madre della “famiglia nel bosco”
Il tribunale ha giudicato «ostile» il suo atteggiamento: da novembre viveva con loro in una casa famiglia

(ANSA/ANTONELLA SALVATORE)
Il tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto il trasferimento dei figli e l’allontanamento della madre della famiglia che viveva nella campagna di Palmoli, in provincia di Chieti, in Abruzzo (il caso noto come “famiglia nel bosco”). I tre bambini, che hanno tra i 7 e gli 8 anni, vivono da novembre in una casa famiglia a Vasto, insieme alla madre, Catherine Birmingham, che alloggiava in un ambiente separato e aveva diritto a fare loro visita.
L’ordinanza è stata emessa venerdì mattina proprio mentre era in corso una perizia psicologica sui bambini. La decisione del tribunale potrebbe ora allungare i tempi della perizia, che era stata disposta a dicembre per valutare lo stato psicologico sia dei figli che dei genitori, e poter discutere di un eventuale ricongiungimento. Il tribunale ha motivato la decisione definendo Birmingham «ostile e squalificante» verso il lavoro di chi si sta occupando del caso, e sostenendo che il suo atteggiamento influenzi l’equilibrio dei figli.
L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ha chiesto che il provvedimento sia sospeso, perché a suo dire «infligge ai minori l’ulteriore trauma di essere separati, oltre che dal padre, anche dalla madre».
Il caso della “famiglia nel bosco” ha attirato molta attenzione negli ultimi mesi. Il padre è Nathan Trevallion, 51enne inglese, in passato aveva lavorato come cuoco, boscaiolo e artigiano, mentre Birmingham, 45enne australiana, come insegnante di equitazione. Avevano deciso di trasferirsi a Palmoli, dove vivevano in una casa senza corrente elettrica e con servizi igienici a secco all’esterno. Non lavoravano, mangiavano perlopiù il cibo che coltivavano e bevevano l’acqua prelevata da un pozzo. L’istruzione dei tre figli era affidata a qualcosa di simile all’istruzione parentale, anche detta homeschooling. A settembre del 2024 la famiglia era finita in ospedale per una grave intossicazione da funghi e i carabinieri li avevano segnalati ai servizi sociali.
Lo scorso novembre il tribunale per i minorenni aveva sospeso la responsabilità genitoriale della coppia, valutando che la sistemazione abitativa non fosse adeguata per i bambini, che erano poi stati spostati nella casa famiglia. La corte d’appello dell’Aquila aveva rigettato il ricorso dei genitori, che si erano opposti alla decisione del tribunale. La casa dove vivevano è in fase di ristrutturazione, mentre Trevallion ha accettato di trasferirsi in una casa offerta in comodato d’uso alla famiglia da un ristoratore del posto.
Il tribunale, in quest’ultima ordinanza, ha citato alcuni episodi che secondo i giudici sarebbero indicativi di una certa rigidità di Birmingham nel voler vivere secondo le sue convinzioni, ignorando le indicazioni del personale della casa famiglia e «delle educatrici, spesso alla presenza dei figli e degli altri minori, i quali hanno verbalizzato disagio e tensione». Un caso citato riguarda un giorno in cui lei si sarebbe rifiutata di rientrare nel proprio appartamento, pretendendo di dormire nella stanza dei figli.
Il giornale locale il Centro, che sta seguendo dettagliatamente il caso fin dall’inizio, ha pubblicato alcuni documenti del tribunale, tra cui una lettera di Birmingham alla curatrice e alla tutrice dei minori, in cui scrive: «Come persone nominate per rappresentare questi bambini, le loro richieste d’aiuto sono state ignorate, liquidate, non credute e purtroppo non è stata intrapresa alcuna azione in loro favore. Invece sono stati dati in dono zucchero, istruzione e siringhe».
Fin dall’inizio il caso è stato molto discusso dalla politica, e soprattutto dalla destra, che si è schierata in difesa dei genitori e dell’unità della famiglia. Anche in questo caso la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato, criticando molto la decisione del tribunale e approfittandone per prendersela con i giudici: è solo l’ultimo caso recente in cui la destra usa i casi di cronaca per sminuire i magistrati, all’interno di uno schema ormai consolidato di campagna elettorale per il referendum sulla riforma della magistratura.



