C’è un nuovo accordo per la vendita del quotidiano britannico Telegraph, stavolta al gruppo di media tedesco Axel Springer

Una copia del Daily Telegraph nel 2024 (AP Photo/Kin Cheung)
Una copia del Daily Telegraph nel 2024 (AP Photo/Kin Cheung)

Il gruppo di media tedesco Axel Springer ha detto che comprerà il Daily Telegraph, rispettato quotidiano conservatore britannico spesso chiamato solo Telegraph. Axel Springer controlla tra gli altri il sito di news Politico e il tabloid Bild, che è il quotidiano più letto in Germania: l’accordo, che deve essere autorizzato dagli enti regolatori britannici, prevede che comprerà il Telegraph per 575 milioni di sterline, quasi 665 milioni di euro.

È uno sviluppo abbastanza sorprendente nella travagliata vendita del Telegraph. Solo tre mesi fa il fondo RedBird IMI, che lo gestiva, si era accordato per venderlo per 500 milioni di sterline, o 575 milioni di euro, al Daily Mail and General Trust (DMGT, che possiede il popolare tabloid britannico Daily Mail, a sua volta di impostazione conservatrice). Axel Springer, che aveva già provato a comprarlo nel 2004, si è messo in mezzo e ha superato l’offerta: ha detto di voler aumentare la presenza del giornale negli Stati Uniti, e di volerlo rendere il principale media di centrodestra in lingua inglese al mondo.

Il Telegraph è stato fondato nel 1855 ed è storicamente il quotidiano di riferimento per le classi abbienti e l’elettorato conservatore nel Regno Unito. I suoi problemi vanno avanti dal 2023, quando la famiglia Barclay, sua precedente proprietaria, dovette venderlo per via dei debiti non pagati. Il fondo RedBird IMI ne divenne temporaneamente proprietario, ma il governo britannico gli impedì di assumerne la proprietà in via definitiva per le critiche rivolte al fondo IMI (uno dei due componenti del gruppo finanziario, assieme a RedBird), che è legato al governo degli Emirati Arabi Uniti, e secondo i detrattori avrebbe rischiato di compromettere l’indipendenza del giornale.

Alla fine lo scorso novembre il gruppo RedBird aveva rinunciato all’acquisizione definitiva del giornale. Anche la proposta del DMGT era stata ostacolata dal governo per via di possibili rischi per il pluralismo dei media nel paese.