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  • Mercoledì 4 marzo 2026

Ecuador e Stati Uniti collaboreranno militarmente contro il narcotraffico

Hanno avviato una serie di operazioni congiunte, parte dell'approccio securitario del presidente ecuadoregno Daniel Noboa, alleato di Trump

Daniel Noboa a Quito, Ecuador, 26 novembre 2025 (AP Photo/Dolores Ochoa)
Daniel Noboa a Quito, Ecuador, 26 novembre 2025 (AP Photo/Dolores Ochoa)
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Il presidente dell’Ecuador Daniel Noboa ha annunciato l’avvio di una serie di operazioni congiunte con gli Stati Uniti contro la criminalità organizzata e per contrastare il traffico di droga. Il comando militare degli Stati Uniti per l’America Latina e i Caraibi (SOUTHCOM), responsabile delle operazioni militari e della cooperazione alla sicurezza in una trentina di paesi del Centro e Sud America e dei Caraibi, ha confermato aggiungendo che le operazioni, su cui non sono stati dati dettagli operativi, sono iniziate il 3 marzo e hanno preso di mira organizzazioni criminali del «narcoterrorismo».

Secondo un funzionario statunitense citato dal New York Times, le forze speciali statunitensi stanno fornendo consulenza, intelligence e appoggio logistico ai reparti delle forze di sicurezza ecuadoregne impegnate in raid contro strutture presumibilmente impiegate per il traffico di droga. I militari americani si starebbero limitando alla pianificazione e alla supervisione delle operazioni.

In un breve video diffuso dal SOUTHCOM si vede un elicottero decollare al mattino presto o al tramonto, sorvolare una zona e poi recuperare dei soldati. Il funzionario statunitense che ha parlato con il New York Times ha spiegato che il video mostra il primo di quella che si prevede essere una lunga serie di incursioni in tutto il paese.

Il governo di Trump non ha per ora diffuso dichiarazioni sull’attività militare in Ecuador, ma nel settembre del 2025, durante la sua visita ufficiale nel paese, il Segretario di Stato americano Marco Rubio aveva annunciato la designazione di alcune bande locali come «organizzazioni terroristiche» (per rafforzare il quadro giuridico della lotta contro questi gruppi) e aveva lasciato intendere che i due paesi avrebbero potuto organizzare in un prossimo futuro delle operazioni congiunte.

Negli ultimi anni l’Ecuador è diventato uno snodo fondamentale per il traffico di cocaina verso gli Stati Uniti e l’Europa. L’Ecuador è un paese di 18 milioni di abitanti che si trova in mezzo ai due più grandi produttori di cocaina del mondo: la Colombia e il Perù. Nonostante questo, per molto tempo non era stato particolarmente toccato dai traffici della droga. Le cose sono cambiate alcuni anni fa, in concomitanza con un forte aumento della produzione soprattutto in Colombia: si stima che tra il 2014 e il 2020 la cocaina coltivata illegalmente in Colombia sia quasi raddoppiata, e che ci sia stato un aumento piuttosto consistente anche in Perù.

Questo ha fatto sì che i cartelli del narcotraffico attivi nella regione abbiano cominciato a cercare nuovi luoghi dove raffinare e conservare la cocaina, e nuovi porti da cui far partire i carichi di droga un po’ in tutto il mondo. Grazie alla sua posizione geografica favorevole (oltre al confine con Colombia e Perù ha un ampio accesso all’oceano Pacifico) l’Ecuador è diventato un luogo perfetto di espansione delle operazioni. Fenomeni simili sono avvenuti anche in altri paesi della regione come il Paraguay e l’Uruguay, che negli ultimi anni hanno subìto un consistente aumento della violenza legata al narcotraffico.

In Ecuador questo genere di crimini ha cominciato a intensificarsi nel 2018. I gruppi criminali che erano già presenti nel paese, che fino a quel momento si dedicavano a crimini minori e dall’impatto sociale relativamente basso, cominciarono ad associarsi ai grossi cartelli di narcotrafficanti messicani che smistano la droga in America del Nord e nel resto del mondo. Oggi in Ecuador operano cartelli messicani, ma secondo alcune indagini nel paese sono attivi anche gruppi del crimine organizzato dell’Albania.

La violenza ha cominciato a diffondersi nelle carceri, che sono da tempo sovraffollate e in cui sono rinchiusi migliaia di membri delle gang criminali, fino a che il governo ha finito per perdere il controllo di molti istituti penitenziari, che a un certo punto sono diventati centri operativi per le operazioni dei narcotrafficanti. Dalle carceri la violenza si è diffusa nel resto del paese.

Daniel Noboa è diventato presidente nell’ottobre del 2023 dopo le dimissioni del suo predecessore ed è stato rieletto nel 2025. Durante il suo primo e breve mandato, e dopo l’attacco alla sede della tv pubblica ecuadoriana TC Televisión durante il quale erano stati presi in ostaggio diversi dipendenti, aveva dichiarato un’emergenza nazionale e avviato un programma per contrastare le azioni criminali delle bande e dei narcotrafficanti, sul modello di quanto fatto a El Salvador da Nayib Bukele.

Come a El Salvador, anche in Ecuador ci sono state denunce di violazioni di diritti umani, uccisioni extragiudiziali, detenzioni di massa in condizioni inumane. E lo stesso Noboa è stato accusato di avere tendenze autoritarie. Allo stesso tempo, durante la sua presidenza, sono stati catturati alcuni capi dei gruppi criminali e il tasso di omicidi è sceso. Le misure sono state dunque ritenute efficaci, ma non hanno risolto il problema, che è complesso e radicato. Assumendo il suo secondo mandato Noboa aveva promesso di applicare politiche simili.

Fin dal suo insediamento Trump ha promosso azioni militari e bombardamenti contro barche di presunti narcotrafficanti nel mar dei Caraibi. Dall’inizio di settembre, gli Stati Uniti hanno ucciso almeno 150 persone in 44 attacchi contro imbarcazioni nei Caraibi e nel Pacifico orientale. Sono operazioni militari inusuali e ritenute illegali da vari esperti che, in alcuni casi, le hanno definite delle vere e proprie esecuzioni extragiudiziali illegali: tra le altre cose l’amministrazione Trump non ha mai fornito alcuna prova del fatto che le barche colpite trasportassero droghe illegali, né del fatto che le persone uccise fossero coinvolte in operazioni illecite. A gennaio le forze militari statunitensi avevano attuato una complessa operazione in Venezuela per catturare il presidente Nicolas Maduro e portarlo a New York accusandolo di aver avuto un ruolo in attività legate al narcotraffico.

Noboa, che ha messo al centro della propria presidenza l’uso della forza militare per combattere la violenza dei narcotrafficanti, ha cercato di costruire una stretta alleanza con Trump. L’anno scorso aveva cercato di aumentare la collaborazione in materia di difesa con gli Stati Uniti promuovendo l’apertura di basi militari straniere nel paese, cosa che avrebbe comportato una modifica della Costituzione in vigore dal 2008, in cui era stato introdotto il divieto. Noboa aveva espresso esplicitamente l’interesse per l’apertura di una base statunitense, e a marzo del 2025 Noboa e Trump si erano incontrati per discuterne. Dopodiché la proposta di Noboa era stata respinta a grande maggioranza dagli ecuadoriani in un referendum.