Le dichiarazioni contraddittorie degli Stati Uniti sul rovesciamento del regime in Iran

Trump aveva fatto intendere che lo scopo fosse rovesciare il regime, poi non ha più parlato e il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha detto il contrario

Pete Hegseth (AP/Mark Schiefelbein)
Pete Hegseth (AP/Mark Schiefelbein)

Lunedì poco dopo le 14 (ora italiana, le 8 a Washington) il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth e il generale Dan Caine, l’ufficiale con il grado più alto nell’esercito, hanno fatto una conferenza stampa in cui hanno parlato della guerra che Stati Uniti e Israele stanno combattendo contro l’Iran. Hanno dato qualche informazione su come gli Stati Uniti hanno condotto le operazioni militari e sui motivi dell’attacco, ma hanno anche fatto dichiarazioni contraddittorie sugli obiettivi che vogliono raggiungere.

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Negli ultimi giorni il presidente Donald Trump ha parlato delle sue intenzioni in varie interviste, in modo spesso poco chiaro. Sabato, poco dopo l’inizio dei bombardamenti, aveva fatto intendere che l’obiettivo fosse rovesciare il regime iraniano: nel primo giorno di guerra un bombardamento israeliano sulla capitale iraniana Teheran ha ucciso Ali Khamenei, la Guida suprema dell’Iran e quindi l’autorità religiosa, politica e militare più importante del paese. Sempre sabato Trump si era anche rivolto direttamente agli abitanti dell’Iran, incoraggiandoli a ribellarsi e a fare cadere il regime.

Lunedì, in un discorso alla Casa Bianca, Trump ha elencato chiaramente quattro obiettivi della guerra, tra cui distruggere le capacità missilistiche iraniane e impedire al paese di ottenere armi atomiche, ma non ha più parlato di regime change.

Sempre lunedì anche Hegseth ha detto che gli Stati Uniti non vogliono cambiare il governo dell’Iran: «Questa non è una cosiddetta guerra per cambiare il regime, ma il regime è sicuramente cambiato, e il mondo è migliore per questo», ha detto riferendosi all’uccisione di Khamenei e di diversi importanti funzionari iraniani. È una frase evidentemente contraddittoria e poco chiara, da cui è difficile evincere qualcosa.

Sulla base dei discorsi di Hegseth e di Trump, sembrerebbe che gli Stati Uniti vogliano soprattutto indebolire l’Iran. Hegseth ha insistito molto sul fatto che siano intervenuti per distruggere le capacità militari del paese e soprattutto la «capacità dell’Iran di proiettare potere oltre i suoi confini». Ha detto che l’Iran si stava rafforzando militarmente, costruendo droni e missili, così da essere abbastanza forte per resistere alle richieste di smantellare il proprio programma nucleare.

Negli ultimi anni l’Iran aveva ripreso ad arricchire grandi quantità di uranio. Il paese sostiene che il programma nucleare abbia solo scopi civili, come la produzione di energia elettrica o l’impiego in medicina, ma gli Stati Uniti e molti altri governi non ritengono queste posizioni credibili e sostengono da sempre che il programma nucleare iraniano abbia scopi militari, tra cui la produzione di armi nucleari. Per questo Israele l’ha sempre considerato una minaccia alla propria esistenza.

Israele e Stati Uniti avevano già attaccato l’Iran nel giugno del 2025, proprio allo scopo di distruggere i suoi siti nucleari. Trump in quell’occasione aveva detto che il programma era stato «annientato», anche se in molti avevano messo in dubbio che fosse vero. Nelle settimane scorse tra Stati Uniti e Iran erano iniziati nuovi negoziati nei quali gli Stati Uniti avevano chiesto all’Iran, tra le altre cose, di abbandonare o ridurre notevolmente il programma nucleare. Secondo Hegseth l’Iran si sarebbe rifiutato.

Una colonna di fumo dopo un bombardamento a Tehran, il 2 marzo 2026. (AP/Vahid Salemi)

Una colonna di fumo dopo un bombardamento a Teheran, il 2 marzo 2026 (AP/Vahid Salemi)

Una guerra per eliminare e sostituire il regime iraniano sarebbe lunga e impegnativa, e molti cittadini statunitensi non l’approverebbero. In passato Trump è stato molto critico con alcuni suoi predecessori che avevano iniziato lunghi interventi militari con l’idea di instaurare governi amici in paesi ostili, ottenendo però risultati scarsi. È una cosa che ha ribadito anche Hegseth, dicendo che quella in corso contro l’Iran «non è la guerra in Iraq, questa non è una guerra senza fine».

Gli Stati Uniti intervennero in Iraq per rovesciare il governo del dittatore Saddam Hussein nel 2003. Ne seguì una guerra lunga quasi 10 anni, che ebbe risultati deludenti, dal momento che oggi l’Iraq è ancora un paese instabile, e non pacificato.

Durante la conferenza stampa anche Caine ha dato qualche dettaglio in più sulle operazioni militari: ha detto che gli attacchi di questi giorni sono stati la realizzazione di piani fatti «mesi, in alcuni casi anni, fa». Ha spiegato che per ora gli attacchi sono stati fatti soprattutto per distruggere le capacità di difesa dell’Iran, per permettere agli Stati Uniti e a Israele di proseguire le operazioni e ottenere la superiorità aerea. Ha detto che gli Stati Uniti stanno ammassando ulteriori forze armate in Medio Oriente per continuare le operazioni.

Dopo i rispettivi interventi, sia Caine che Hegseth hanno risposto a qualche domanda dei giornalisti presenti. Hegseth ha detto che al momento non ci sono truppe di terra in territorio iraniano, ma si è rifiutato di dare indicazioni se questo possa succedere in futuro o no, sostenendo che sarebbe «folle» pensare che il governo degli Stati Uniti sveli in anticipo i propri piani, perché questo potrebbe avvantaggiare l’Iran.