Come funzionano i sistemi di sicurezza sui tram
La procura di Milano sta cercando di capire se l’incidente di venerdì sia stato causato anche da un guasto sul nuovo modello

La procura di Milano ha sequestrato la scatola nera del tram che venerdì pomeriggio è deragliato nella zona di porta Venezia causando la morte di due persone: gli investigatori dovranno capire se il malore dichiarato dal tranviere sia l’unica causa dell’incidente oppure se abbia avuto un ruolo anche un malfunzionamento dei sistemi di sicurezza.
Sui tram di ultima generazione come i Tramlink entrati in servizio a Milano poche settimane fa sono presenti diversi sistemi per evitare incidenti. Alcuni accorgimenti sono analogici, presenti da decenni su tutti i tram in circolazione nel mondo, altri invece sono più tecnologici, installati solo sui tram costruiti negli ultimi dieci anni. In entrambi i casi l’obiettivo è lo stesso: evitare le collisioni frenando quando il conducente perde il controllo del mezzo.
Il sistema più noto si chiama “uomo morto” (dead man device) ed è stato inventato all’inizio del Novecento, quando nelle città europee iniziarono a circolare i tram, condotti da una sola persona. Prima di allora il sistema di sicurezza non serviva perché nella cabina di comando delle locomotive ferroviarie c’erano sempre due persone, il macchinista e il fuochista.
Il funzionamento del sistema uomo morto è lo stesso di allora. Il tranviere deve dimostrare di essere vigile tenendo premuto un pulsante: nei vecchi tram era soltanto un pedale, in quelli nuovi è solitamente integrato nella leva che regola la velocità, ma in alcuni modelli è stato mantenuto nel pedale. Se il conducente smette di premerlo per più di due secondi e mezzo suona un allarme e dopo altri due secondi e mezzo si attiva una frenata automatica di emergenza.
Un sistema simile è collegato alla leva di regolazione della velocità che deve essere azionata costantemente: se non vengono rilevati movimenti anche minimi per più di un minuto il tram frena automaticamente.
I nuovi tram di Milano, come molti altri nuovi modelli che circolano nelle città, sono dotati anche di sistemi molto più tecnologici che entrano in funzione indipendentemente dal comportamento del conducente. Uno di questi si chiama Train Forward Collision Warning (TFCW), un sistema antitamponamento che attraverso un sistema di telecamere e un software integrato riconosce pedoni, ciclisti e auto sui binari. Se il software rileva un rischio di impatto, avvisa il conducente con segnali visivi e acustici. In alcuni modelli, se il conducente non reagisce in tempo si attiva la frenata di emergenza.
Questi sistemi permettono tra le altre cose di regolare automaticamente la velocità nelle curve e di riconoscere il colore dei semafori ferroviari e stradali. Alcuni modelli hanno anche telecamere installate in diversi punti delle carrozze per eliminare i punti ciechi e garantire al conducente una visibilità totale.
I dati registrati dalla scatola nera del tram deragliato a Milano sono importanti per capire se siano entrati in funzione i sistemi di sicurezza e soprattutto quando. C’è infatti la possibilità che tutto sia stato più veloce dei cinque secondi previsti per l’attivazione della frenata di sicurezza: la combinazione tra il malore, velocità e il conseguente deragliamento potrebbe aver reso vana la frenata, così come il sistema di riconoscimento di ostacoli lungo il percorso. Subito prima dell’incidente, il tram aveva superato senza fermarsi una fermata prevista, una decina di metri prima dello scambio.
L’analisi permetterà di individuare il momento e il punto esatto in cui il conducente ha perso il controllo del tram e quali sistemi di sicurezza sono entrati in funzione. Se l’autista ha smesso di premere il pulsante dell’uomo morto pochi metri prima dello scambio è possibile che il tram abbia frenato automaticamente troppo tardi per evitare lo schianto.



