Perché i motociclisti fanno penzolare la gamba in curva?
Se lo inventò Valentino Rossi in un sorpasso molto famoso, ma non è chiaro se serva davvero a qualcosa

Una gara di MotoGP, la più importante categoria del motomondiale, è già abbastanza estrema e pericolosa di suo. Per quarantacinque minuti venti piloti cercano di superarsi guidando delle moto da 160 chili e correndo fino a 360 chilometri orari. E per non perdere velocità durante le curve, si piegano fino a diventare quasi paralleli all’asfalto.
Come se non bastasse, da una ventina d’anni i piloti di MotoGP (e di altre categorie minori) hanno aggiunto alla loro guida una manovra abbastanza rischiosa. Prima di una curva, molti staccano la gamba dal pedale e la lasciano penzolare nel vuoto, fino quasi a sfiorare l’asfalto mentre stanno ancora andando molto veloci. Non è chiaro se dia davvero un vantaggio, e non tutti i piloti ne sono convinti.
Probabilmente molti lo fanno solo per imitare Valentino Rossi, il fortissimo e famosissimo pilota che si inventò questa mossa nel 2005. All’ultima curva del Gran Premio di Spagna, Rossi allargò la gamba sinistra e riuscì a superare il rivale spagnolo Sete Gibernau, mandandolo quasi fuori pista.
Quella mossa all’inizio fece discutere molto, perché sembrava parecchio rozza, disperata e al limite del regolamento. Ma dato che l’aveva fatta uno dei migliori piloti di sempre, si diffuse rapidamente. Fu soprannominata the Doctor’s dangle, “il dondolio del Dottore” (che è uno dei soprannomi di Valentino Rossi).
Oggi i piloti di MotoGP sporgono la gamba soprattutto all’inizio di una “staccata”, la frenata molto brusca che si fa prima di entrare in una curva. La gamba rivolta verso l’interno della curva viene sollevata dal poggiapiedi quando la moto è ancora in verticale e viene rimessa a posto quando la moto raggiunge un’inclinazione di circa 50 gradi. È una manovra che non si usa nelle curve veloci o nelle chicane (le doppie curve), perché non ci sono né il tempo né la stabilità per farla in sicurezza.
La tecnica e la tattica di utilizzo di questa mossa cambiano anche a seconda dello stile di guida (c’è chi apre la gamba di più, chi meno) e della gamba usata. Con quella di destra, per esempio, i tempi vanno gestiti in modo diverso, perché talvolta con quella stessa gamba bisogna azionare il freno posteriore. È meno usato di quello anteriore, ma è comunque importante durante una curva perché serve a dare stabilità alla moto.
Sul sito di Red Bull, che tratta spesso di sport estremi, si legge che la gamba penzolante è diventata una parte così integrante delle gare di alto livello che ogni curva in cui i piloti non la fanno oscillare «dà quasi la sensazione di essere una curva troppo facile, una di quelle in cui difficilmente si vedrà un sorpasso».
Ma la stessa MotoGP ha scritto che non è chiaro quanto sia davvero utile questa manovra. Si pensa che far penzolare la gamba possa aiutare a risparmiare energia e ad avere maggiore stabilità durante l’ingresso in curva. Secondo il pilota francese Sylvain Guintoli, permette di abbassare il baricentro e di essere più stabili sulla moto, evitando di scaricare il peso della frenata solo in avanti (e dunque solo sulle braccia).
Guintoli pensa anche che così la gamba aiuti a frenare, un po’ come se fosse un’ancora – o meglio – un paracadute. L’idea è che, aumentando la superficie frontale, aumenta la resistenza aerodinamica, e quindi il movimento aiuti nella decelerazione.
Secondo l’ex pilota britannico Cal Crutchlow, questa cosa serve soprattutto ai piloti più bassi, come lui (è alto circa un metro e settanta). I piloti più alti, invece, secondo Crutchlow, sono aiutati dal proprio busto più lungo a reggersi meglio quando frenano. Un’altra ipotesi è che la gamba fuori serva ad occupare spazio, e quindi a rendere più difficili i sorpassi degli avversari.

Il campione del mondo del 2024 Jorge Martín davanti ad altri piloti durante il Gran Premio di Germania, il 6 luglio 2024. È uno dei piloti che usa questa tecnica nel modo più estremo. (Mirco Lazzari gp/Getty Images)
Valentino Rossi, che dovrebbe saperne qualcosa in più, non ha mai dato una spiegazione puntuale. Diceva solo che questa mossa gli dava «le giuste sensazioni». Pare che sia così anche per gli altri piloti, come se la gamba penzolante fosse una sorta di rito. Una cosa che, ripetuta sempre allo stesso modo, diventa un metodo per affrontare meglio l’imprevedibilità degli eventi: un po’ come lo sputo nel calcio.
Di certo non è una mossa imprescindibile come può sembrare a occhi inesperti che la vedono ripetersi di continuo. L’ex pilota spagnolo Jorge Lorenzo, per esempio, non l’ha quasi mai usata e ha comunque vinto tre Mondiali. In staccata infatti tendeva a frenare prima dei suoi avversari e non subiva bruschi cambi di velocità prima di entrare in curva. Non sentiva quindi il bisogno di usare la gamba come un’ancora o un paracadute per decelerare in curva.
Per Crutchlow, anzi, a volte è una tecnica che può rivelarsi controproducente. Come molti altri accorgimenti con cui i piloti cercano di sfruttare ogni parte del corpo per guadagnare anche solo pochi decimi di secondo (che in MotoGP fanno la differenza) anche questa è una manovra molto delicata. Se non viene eseguita bene, si rischia di perdere il controllo e cadere anziché aumentare la stabilità.



