La sparizione di una ragazza in Svezia e il processo in Italia, 30 anni dopo

Sargonia Dankha scomparve a Linköping nel 1995: c'era un sospettato, ma l'inchiesta si fermò per il mancato ritrovamento del corpo

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Sargonia Dankha, una ragazza diciannovenne di origine irachena, scomparve a Linköping, nel sud della Svezia, il 13 novembre del 1995.
Fu sospettato un uomo, italiano, Salvatore Aldobrandi, allora 45 anni, che aveva avuto una relazione con la ragazza. Contro di lui la polizia svedese raccolse molti indizi, tra cui tracce di sangue di Sargonia Dankha nell’appartamento e sull’auto che l’uomo aveva usato il giorno della scomparsa. Molti testimoni raccontarono di episodi di violenza, verbale ma anche fisica, di possessività estrema, di controllo continuo e ossessivo della ragazza da parte dell’uomo che non aveva mai accettato la fine del rapporto.
Aldobrandi venne arrestato e rilasciato due mesi dopo. Rimase indagato ma contro di lui non venne mai formulata un’accusa formale.
Il corpo della ragazza non si trovava e in Svezia era considerato impossibile procedere giudiziariamente senza la prova che fosse avvenuto un omicidio.

Aldobrandi poi lasciò la Svezia e tornò a vivere in Italia.

Molti anni dopo, su denuncia della famiglia di Sargonia Dankha, la procura di Imperia aprì un fascicolo di indagine. Aldobrandi fu indagato, poi arrestato e infine processato per omicidio.

Le due nuove puntate di Indagini raccontano la storia di un caso raro, se non unico: un uomo processato in Italia per un delitto commesso in un altro paese. E soprattutto giudicato anche in base agli elementi raccolti all’epoca dei fatti dalla polizia di Linköping. Si sono confrontate due culture di indagine e due sistemi giudiziari diversi: ciò che non era stato possibile in Svezia, e cioè giungere a un processo senza il ritrovamento del corpo della ragazza e quindi senza la prova concreta che ci fosse stato un omicidio, è stato invece possibile in Italia dove casi simili erano già stati affrontati.
Salvatore Aldobrandi è stato condannato all’ergastolo per omicidio con l’aggravante dei motivi abbietti. I suoi difensori hanno presentato appello mettendo prima di tutto in dubbio proprio la validità in Italia di prove acquisite dalla polizia di un altro paese.