• Mondo
  • Sabato 28 febbraio 2026

Stavolta l’obiettivo è rovesciare il regime in Iran

Annunciando la guerra, Trump e Netanyahu hanno invitato la popolazione iraniana a ribellarsi: è una cosa nuova

Un fermo immagine del videomessaggio di Donald Trump sulla guerra in Iran, pubblicato su Truth
Un fermo immagine del videomessaggio di Donald Trump sulla guerra in Iran, pubblicato su Truth

Poco dopo l’inizio dell’attacco statunitense e israeliano contro l’Iran, quando in Italia era sabato mattina presto, il presidente Donald Trump ha pubblicato un video sul suo social Truth per confermare il coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra e per annunciare l’obiettivo dell’operazione: di fatto il rovesciamento dell’attuale regime in Iran, guidato dall’ayatollah Ali Khamenei (la “Guida suprema”, principale autorità politica e religiosa dell’Iran). Trump non ha usato l’espressione regime change, “cambio di regime”, ma il contenuto del suo messaggio non lascia spazio a dubbi.

In un passaggio del suo discorso, durato poco più di otto minuti, Trump ha sostenuto che il regime iraniano sia una minaccia per la sicurezza nazionale statunitense da 47 anni, cioè da quando con la cosiddetta “rivoluzione khomeinista” in Iran venne instaurata una teocrazia e nacque la Repubblica Islamica (“khomeinista” per il religioso sciita Ruhollah Khomeini, che guidò la rivoluzione e fu la prima Guida suprema dell’Iran; Khamenei, l’attuale, è il suo successore).

Poi Trump ha detto, nel passaggio più significativo, rivolto alla popolazione iraniana:

«Per molti anni avete chiesto l’aiuto dell’America, ma non l’avete ottenuto. Nessun presidente è stato disposto a fare ciò che io sono disposto a fare stasera. Ora avete un presidente che vi sta dando ciò che volete. Vediamo come risponderete. L’America vi sostiene con una forza travolgente e una potenza devastante».

Trump chiede agli iraniani non solo di appoggiare l’operazione militare contro il regime, ma anche di fare qualcosa di più: non dice esattamente cosa, ma il senso del suo messaggio è che si aspetta che le persone si ribellino al regime, come hanno fatto più volte negli anni senza successo e come avevano fatto per l’ultima volta durante le grosse proteste di gennaio, represse con straordinaria violenza e migliaia di morti. O ancora di più: che facciano una rivoluzione.

Trump si è rivolto direttamente anche ai Guardiani della rivoluzione, la forza militare più potente dell’Iran: i Guardiani furono creati dopo il 1979 e sono di fatto un esercito con divisioni terrestri, marine e aeree, e controllano anche l’enorme arsenale missilistico del paese e la difesa dei siti di sviluppo del programma nucleare. Trump ha chiesto a loro, ma anche a tutte le forze armate e alla polizia dell’Iran, di «lasciare le armi», e ha promesso «totale immunità» a chi lo farà (quindi nessuna ritorsione o punizione). Chi non lo farà, ha aggiunto, affronterà «una morte certa».

Un messaggio simile a quello di Trump è stato pronunciato anche dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Netanyahu è stato ancora più diretto: ha sostenuto che l’attacco «creerà le condizioni affinché il coraggioso popolo iraniano prenda in mano il proprio destino» per «liberarsi dal giogo della tirannia».

Al momento è difficile fare previsioni su come andranno le cose, se la strategia di Trump e Netanyahu di provocare una ribellione in Iran possa essere efficace. È sicuramente nuova e diversa da quella usata nell’ultimo attacco compiuto contro l’Iran, lo scorso giugno. Allora Stati Uniti e Israele attaccarono i siti nucleari iraniani con l’obiettivo di azzerare – o ridurre di molto – la capacità del regime di produrre un’arma nucleare. Oggi gli attacchi sono molto più ampi ed estesi. Sono state già colpite diverse città iraniane e gli edifici della leadership del regime a Teheran.