La Cina ha rimosso nove dirigenti militari in una nuova epurazione dei membri dell’esercito voluta da Xi Jinping

La Cina ha rimosso 9 dirigenti appartenenti all’esercito, in un’ulteriore fase di epurazioni voluta dal presidente Xi Jinping, che a gennaio aveva destituito anche il generale Zhang Youxia, il secondo in comando dopo lo stesso Xi Jinping. Il presidente cinese sta portando avanti da vari anni un progetto di epurazione che il governo descrive come una campagna anticorruzione e di riforma dell’esercito, ma che secondo molti analisti è solo un modo per rafforzare il proprio potere, mettendo in posizioni di comando persone legate a lui.
A questa si aggiunge un’altra rimozione di 10 dirigenti non appartenenti all’esercito. Non si conoscono le motivazioni per queste epurazioni, che avvengono in un momento particolare: la prossima settimana ci sarà l’Assemblea Nazionale del Popolo, ovvero l’assemblea legislativa cinese, che si riunisce ogni anno per una sessione a marzo e che ha il potere di legiferare sulle questioni più importanti. Le 19 persone rimosse non potranno quindi partecipare a questo evento, dove la delegazione dell’esercito è stata fortemente ridotta per via delle epurazioni. Nel 2023 i membri dell’esercito partecipanti all’Assemblea erano 281 mentre ora sono 243.
Tra le persone più note che sono state rimosse c’è Ding Laifu, comandante della 73esima armata dell’esercito cinese, che secondo vari esperti militari sarebbe una delle unità coinvolte qualora la Cina decidesse di invadere Taiwan, l’isola autonoma però rivendicata dalla Cina.
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