Il sesso tra donne della nostra specie e i Neanderthal
Uno studio ipotizza che fosse più frequente di quello tra donne Neanderthal e uomini Sapiens: spiegherebbe una scoperta genetica su cui ci si interroga da anni

Grazie allo studio del DNA antico, una quindicina di anni fa si è avuta la conferma che per lungo tempo, e a più ondate, la nostra specie (Homo sapiens) si incrociò con quella dei Neanderthal (Homo neanderthalensis), tanto che ancora oggi alcuni di noi portano con sé i frammenti del loro materiale genetico in quasi tutti i cromosomi. Quasi, appunto. Per molto tempo ci si è infatti chiesti perché il cromosoma sessuale X ne sia privo, ma ora una ricerca ha un’ipotesi: ai maschi Neanderthal piaceva accoppiarsi con le umane moderne, mentre era più raro che una donna Neanderthal cercasse un maschio umano moderno. La conclusione della ricerca è affascinante, ma richiede qualche cautela e ulteriori studi.
Insieme ai Neanderthal, noi Sapiens discendiamo da una popolazione che visse in Africa un milione di anni fa. Neanderthal e Sapiens cominciarono a differenziarsi circa 400mila anni dopo, con i primi gruppi di Neanderthal che iniziarono a espandersi fuori dall’Africa, adattandosi alle diverse condizioni ambientali che trovarono in Europa e nell’Asia occidentale, prima di estinguersi circa 40mila anni fa. Gli umani moderni rimasero invece in Africa più a lungo e iniziarono a spingersi verso nord e oriente circa 250mila anni fa.
Fu in questa migrazione che alcuni gruppi di umani incontrarono i Neanderthal, accoppiandosi talvolta tra di loro benché appartenessero a specie diverse, per quanto anticamente imparentate. I nuovi nati Neanderthal con DNA di Homo sapiens erano in alcuni casi allevati dagli stessi Neanderthal e trasmettevano il loro mix di geni ai loro discendenti.
Quella prima migrazione non portò comunque a popolazioni stabili e significative di umani moderni in Eurasia. Solo circa 50mila anni fa, con una seconda ondata dall’Africa, ci fu un arrivo più significativo di loro gruppi, che anche in questo caso si incrociarono con i Neanderthal, continuando poi a espandersi nei due continenti disseminando con loro parte del DNA che avevano acquisito dai Neanderthal. Alcuni di questi frammenti col tempo sparirono, probabilmente perché non determinanti dal punto di vista evolutivo, mentre altri rimasero, tanto da essere identificabili ancora oggi in parte della popolazione.
Studiando gli umani contemporanei, si era però notato che la distribuzione dei frammenti del materiale genetico dei Neanderthal nel loro DNA non era uniforme. C’erano dei “deserti”, cioè delle aree in cui non vi era praticamente traccia di quel materiale genetico, in particolare sul cromosoma sessuale X.
I cromosomi sono gli elementi (corpuscoli) in cui si organizza il DNA all’interno del nucleo delle cellule durante la loro fase riproduttiva. Nella maggior parte delle cellule i cromosomi sono organizzati in coppie, mentre nelle cellule sessuali (spermatozoi e cellule uovo) c’è una sola copia di ogni cromosoma. Durante la fecondazione si ottengono cellule che contengono una copia di cromosomi provenienti dalla femmina e una copia dal maschio. Dalle femmine arriva sempre un cromosoma X, mentre dal maschio può arrivare con la stessa probabilità un cromosoma X o Y: XX porta alla nascita di una femmina, XY di un maschio.

(Zanichelli)
Questa particolarità è utile nei test genetici, perché permette di seguire separatamente la trasmissione delle linee materne e paterne e di individuare con precisione l’origine di specifici tratti di DNA, rendendo più facile capire da quale popolazione — o specie umana — provengano determinate sequenze genetiche.
Ed è proprio quello che ha fatto un gruppo di ricerca dell’Università della Pennsylvania (Stati Uniti), che ha da poco esposto i risultati del proprio lavoro su Science. L’ipotesi di partenza, condivisa da altri studi, era che quei “deserti” fossero dovuti all’incompatibilità di alcune parti del materiale genetico dei Neanderthal con quello degli umani moderni, come spesso avviene quando si incrociano specie diverse. Si pensava che quelle parti potessero causare problemi di salute, rendendo quindi deboli gli individui e meno probabile che continuassero a trasmettere il proprio DNA ai loro discendenti. Ma con loro sorpresa, gli autori del nuovo studio hanno notato qualcosa di diverso.
Analizzando il DNA antico di tre popolazioni di Neanderthal, il gruppo di ricerca ha notato che in questi casi il cromosoma X conteneva tracce evidenti del DNA degli umani moderni (un eccesso del 62 per cento rispetto agli altri cromosomi). Questo accadeva perché le femmine degli umani moderni entravano a far parte della comunità Neanderthal, trasmettendo il proprio cromosoma X a tutti i figli, sia maschi sia femmine. In sostanza, ogni volta che si riproducevano con un Neanderthal “regalavano” sempre un cromosoma X di umano moderno a quello che poi diventava un membro della popolazione Neanderthal, determinando un accumulo massiccio di DNA proprio su quel cromosoma dei Neanderthal.
Il gruppo di ricerca ha usato modelli matematici per capire se la maggiore presenza di tracce di DNA degli umani moderni sul cromosoma X di quelle popolazioni di Neanderthal potesse dipendere da migrazioni o altri fattori. Secondo lo studio, la spiegazione più lineare è che ci fosse una preferenza nell’accoppiamento.
I maschi Neanderthal avevano una maggiore attrazione per le femmine degli umani moderni, o verso femmine ibride che apparivano comunque più come gli umani moderni. Gli umani moderni invece non sembra integrassero femmine Neanderthal nei loro gruppi con la stessa frequenza con cui avveniva nel caso dei maschi Neanderthal e femmine di umani moderni. In migliaia di anni, questa preferenza avrebbe fatto sì che il cromosoma X degli umani moderni fosse sempre più presente nelle popolazioni di Neanderthal, mentre il cromosoma X dei Neanderthal faticava a entrare nella nostra popolazione, fino a sparire e creare quel “deserto”.
Il “deserto” nel nostro DNA non sarebbe quindi la prova di un’incompatibilità biologica, ma il segno di antiche preferenze sessuali e forse sociali.
Il nuovo studio ha suscitato molto interesse, ma diversi altri esperti consigliano di mantenere un approccio più cauto. Il presunto eccesso di DNA degli umani moderni riscontrato sul cromosoma X dei Neanderthal potrebbe essere un’illusione dovuta ai metodi statistici usati nella ricerca. Non è inoltre possibile ricostruire ancora con precisione che tipo di preferenze sessuali condizionassero gli incroci. Si è per lungo tempo ipotizzato che i contatti tra Neanderthal e umani moderni fossero violenti, ma finora non sono state trovate prove archeologiche a sostegno di questa ipotesi. Non si può quindi escludere che la scelta fosse strettamente legata alle preferenze delle femmine, biologicamente il “sesso selettivo”.
In mancanza di materiale archeologico è difficile ricostruire le interazioni sociali tra gruppi di umani appartenenti a specie diverse. Le scoperte di nuovi resti e un ulteriore affinamento delle analisi del DNA antico potrebbero portare a qualche nuova risposta.



