Gli agenti dell’ICE hanno arrestato una studentessa della Columbia University
Secondo la presidente dell'università hanno dato informazioni false per riuscire a entrare nell'edificio dove viveva, a New York

Giovedì mattina degli agenti dell’ICE, l’agenzia federale che si occupa del controllo delle frontiere e dell’immigrazione, sono entrati in un edificio residenziale della Columbia University a New York e hanno arrestato una studentessa. In una lettera l’università – che è una delle più prestigiose del paese – ha detto che gli agenti hanno dato informazioni false per essere ammessi nella struttura, sostenendo che stavano cercando una persona scomparsa.
Il dipartimento di Sicurezza interna, di cui fa parte l’ICE, ha confermato di avere arrestato una persona, dicendo che si tratta di Elmina Aghayeva, una studentessa originaria dell’Azerbaijan. Ha motivato l’arresto dicendo che il visto di Aghayeva è stato revocato anni fa perché non frequentava le lezioni, e che da allora la studentessa vive illegalmente nel paese. Nella nota inviata alla stampa si dice anche che gli agenti dell’ICE sono stati fatti entrare nell’appartamento di Aghayeva dalla sua coinquilina e dall’amministratore dell’edificio.
Da mesi l’ICE è il principale strumento delle politiche anti immigrati del presidente Donald Trump, e uno dei corpi di polizia più temuti e discussi del paese, che ha condotto molte operazioni contestatissime.
I suoi avvocati hanno detto che la studentessa è stata portata in un centro di detenzione federale. Gli avvocati sostengono la stessa versione dell’università, e cioè che gli agenti non avevano un mandato d’arresto e che hanno chiesto di entrare nell’edificio perché stavano cercando una persona scomparsa. Hanno anche detto che il visto di Aghayeva era regolare, e hanno chiesto di rilasciarla.
Secondo la ricostruzione del New York Times sui social la studentessa si fa chiamare Ellie Aghayeva (il suo profilo di Instagram ha 100mila follower) e sta studiando neuroscienze e scienze politiche. Ha pubblicato una storia con una fotografia in cui si vedono le gambe di una persona seduta sui sedili posteriori di un’auto e con una scritta che dice «il DHS [Department of Homeland Security] mi ha arrestata illegalmente. Per favore aiutatemi».
Nel comunicato in cui ha dato la notizia dell’arresto la Columbia ha ricordato che – a differenza di quello che sembra essere successo giovedì – le forze dell’ordine possono entrare nelle aree non pubbliche dell’università, come gli alloggi, le aule e tutte le zone a cui si può accedere solo con un badge universitario, solamente se hanno un mandato giudiziario o un avviso di garanzia, cioè quel documento che informa una persona di essere indagata. La presidente ad interim della Columbia Claire Shipman, che firma il comunicato, ha detto che darà maggiori informazioni non appena possibile.
Non è il primo arresto di uno studente della Columbia: era già successo quasi un anno fa a Mahmoud Khalil, l’attivista pro-Palestina fermato nell’atrio del suo dormitorio a New York e detenuto per oltre cento giorni nel carcere di Jena, in Louisiana, senza accuse formali.



