Nessuna discussione sul congedo parentale paritario
La maggioranza ha soppresso una proposta dell'opposizione per distribuire più equamente la cura dei figli, apparentemente per motivi economici

La maggioranza di destra alla Camera dei deputati ha respinto una proposta di legge presentata dalle opposizioni che prevedeva il congedo parentale paritario, cioè alcune misure per distribuire più equamente tra i genitori lavoratori il carico della cura dei figli. Basandosi su un parere della Ragioneria di Stato, che è l’organo che vigila sulla gestione delle finanze pubbliche, la maggioranza ha detto che non ci sarebbero state le risorse economiche necessarie per attuarle, e non ha permesso alle opposizioni di definire coperture diverse.
La proposta di legge aveva come prima firmataria la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, ma aveva ricevuto l’appoggio compatto di tutti i partiti di opposizione, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, Azione e +Europa. È una cosa piuttosto rara e non scontata che l’opposizione si compatti in questo modo.
Oggi in Italia esistono tre strumenti dedicati ai lavoratori che hanno figli: il congedo di maternità, il congedo di paternità e il congedo parentale. I primi due sono obbligatori: il congedo di maternità dura in totale cinque mesi retribuiti con un’indennità pari all’80 per cento della retribuzione, anche se spesso i contratti collettivi nazionali prevedono che venga integrata al 100 per cento.
Il congedo di paternità, invece, dura solo 10 giorni, che possono essere usati anche in modo non continuativo tra i due mesi prima e i cinque mesi dopo la nascita del bambino. È pagato con un’indennità pari al 100 per cento della retribuzione. Possono usufruirne anche le madri nel caso di una coppia di donne, riconosciute legalmente come genitori nei registri dello stato civile.
Il congedo parentale, invece, è un permesso facoltativo, della durata massima di 10 mesi (estendibili a 11 in alcuni casi), che possono essere usati entro il quattordicesimo anno del figlio. Sono da distribuire su entrambi i genitori, ma tre mesi spettano esclusivamente alla madre e altri tre esclusivamente al padre. Sono retribuiti con percentuali variabili tra l’80 e il 30 per cento del reddito, in base a quanti mesi vengono usati e quando.
La proposta di legge delle opposizioni avrebbe modificato i primi due strumenti, estendendo la durata del congedo di paternità da 10 giorni a cinque mesi, e introducendo la possibilità di usarlo nei 18 mesi successivi alla nascita. Prevedeva anche l’equiparazione tra madri e padri dell’indennità pari al 100 per cento dello stipendio. Le misure si sarebbero applicate anche ai lavoratori e alle lavoratrici autonome: le madri libere professioniste, oggi, possono accedere a un congedo non obbligatorio, mentre i padri non rientrano tra i destinatari del congedo di paternità (possono usufruire di un’indennità economica solo in pochissimi casi).
La proposta delle opposizioni avrebbe introdotto un sistema simile a quello di cui si sono dotati altri paesi europei. In Spagna, per esempio, entrambi i genitori dopo la nascita del figlio hanno a disposizione quattro mesi di congedo retribuiti al 100 per cento. In Francia, invece, il congedo di maternità dura quattro mesi, quello di paternità 28 giorni (nel 2021 è stato raddoppiato rispetto agli originali 14 giorni).
La misura, secondo le stime, sarebbe costata circa 3,7 miliardi nel 2026, che sarebbero cresciuti progressivamente fino a raggiungere i 4,5 miliardi annui a partire dal 2035. Sarebbe stata una misura costosa, considerando che l’ultima legge di bilancio nel suo complesso valeva circa 20 miliardi di euro.
Martedì mattina la Ragioneria di Stato, interpellata dalla maggioranza, ha detto in una nota che nel testo presentato dalle opposizioni non erano previste coperture finanziarie idonee, spiegando che a fronte di una spesa quantificata il testo della proposta non indicava modi precisi con cui reperire i soldi (per esempio proponeva di tagliare o rimodulare «misure indeterminate» come i sussidi dannosi per l’ambiente). La commissione Bilancio della Camera, alla quale era stata affidata l’analisi della proposta, ha quindi approvato un parere negativo e formulato una richiesta di soppressione della proposta di legge. A quel punto Schlein si è appellata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedendole di «ripensarci», ma non ha avuto risposte.
Le opposizioni hanno chiesto che il voto sulla proposta fosse rinviato, per poter cercare coperture economiche diverse. La maggioranza ha tuttavia respinto la richiesta di rinvio e ha poi accolto la richiesta di soppressione della proposta, presentata dalla commissione Bilancio.
La questione del congedo distribuito in maniera così sbilanciata è tra le più sentite nel dibattito sulla genitorialità. Dieci giorni di congedo obbligatorio per i padri sono giudicati generalmente pochi per come è organizzata la vita lavorativa e familiare di chi oggi è in età per avere figli, e le sensibilità sono cambiate rispetto a quando la cura dei figli era totalmente a carico delle donne.
Questo squilibrio peraltro è uno dei fattori che determinano la disparità di trattamento tra donne e uomini sul lavoro: mentre gli uni nella maggior parte dei casi continuano la propria vita lavorativa senza grandi cambiamenti anche dopo aver avuto un figlio, le altre sono spesso costrette a lunghe assenze, e a un rientro al lavoro più difficoltoso (se rientrano). E dal momento che i temi intorno alla famiglia – denatalità, cura dei figli – sono molto cari ai partiti di destra, l’opposizione ne ha approfittato per accusare la maggioranza e il governo di non sostenere le donne e le coppie di genitori nonostante i proclami. La maggioranza ha invece ribadito che i motivi della soppressione sono solamente economici.



