Cosa serve sapere prima di sposarsi?

Le risposte a questa domanda sono state fornite per decenni dai corsi pre-matrimoniali cattolici, con tutti i loro limiti

(Getty Creative)
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Chi si è sposato in chiesa in Italia negli ultimi cinquant’anni ha quasi certamente fatto un corso prematrimoniale. Per chi vuole sposarsi con rito religioso cattolico, questo momento di preparazione è obbligatorio fin dagli anni Settanta, quando la Conferenza Episcopale Italiana lo impose come norma diocesana per garantire che le persone fossero consapevoli delle implicazioni del matrimonio come sacramento: un’unione indissolubile, «aperta alla vita» e fondata sulla fede condivisa.

La concezione contemporanea del matrimonio, però, è decisamente più complessa e varia. E soprattutto, molto più laica. Le persone che ritengono che un matrimonio debba obbligatoriamente durare «finché morte non ci separi», o che avere figli sia fondamentale per una coppia sposata, sono sempre meno. Il numero di persone che si sposano con rito cattolico è decisamente diminuito: nel 2024 dei 173mila matrimoni che sono stati contratti in Italia oltre il 61 per cento è stato celebrato con il solo rito civile. E anche chi sceglie ancora il rito religioso non è detto che lo faccia per fede, quanto più per ragioni estetiche o per non deludere la famiglia.

Così, molti vivono gli unici corsi prematrimoniali disponibili quasi ovunque – quelli cattolici, appunto – più come un adempimento da sbrigare nel modo più rapido e indolore possibile. Quelli che optano per il rito civile, invece, arrivano quasi sempre a firmare un atto legalmente vincolante, costoso e spesso complicato da sciogliere senza avere accesso ad alcun momento collettivo di discussione e informazione utile ad affrontare l’imminente matrimonio.

Non è così dappertutto: in molti paesi anglosassoni quello della preparazione laica al matrimonio è un settore consolidato, ed è possibile scegliere tra vari programmi sviluppati da psicologi e ricercatori universitari. Negli Stati Uniti, per esempio, il più diffuso si chiama PREP, che sta per Prevention and Relationship Enhancement Program (cioè Programma di prevenzione e miglioramento delle relazioni), ed è pensato per insegnare alle coppie a comunicare e gestire i conflitti prima che diventino un problema. In alcuni stati, se partecipi a un corso PREP hai diritto a uno sconto sulla tassa per la licenza matrimoniale. Nel Regno Unito, invece, sono molto diffusi i “pre-marriage course”, strutturati come una serie di serate in cui le coppie discutono insieme di modelli di comunicazione, aspettative e gestione dei conflitti.

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In entrambi i casi, non sono programmi che partono da una cornice valoriale o religiosa presupposta: l’obiettivo non è proteggere il sacramento del matrimonio, insomma, ma dare strumenti psicologici, comunicativi e legali alla coppia in modo che possa affrontare con maggiore contezza il matrimonio. Sul piano legale, per esempio, sarebbe importante sapere cosa comporta il matrimonio dal punto di vista legale, quali sono i pro e i contro dei vari regimi patrimoniali possibili e cosa implica ciascuno in caso di separazione, come funziona l’affidamento degli eventuali figli, cosa prevede la legge in materia di mantenimento, e cosa cambia rispetto a una convivenza di fatto.

Sul piano pratico e relazionale, poi, ci sono varie domande che, secondo gli esperti, sarebbe fondamentale farsi a vicenda prima di decidere se sposarsi. C’è il tema dei figli (se averli, ma anche quanti e quando), quello dei soldi (chi paga cosa? come si prendono le decisioni economiche importanti?), quello della famiglia d’origine (quanto tempo e quanto spazio dedicare loro? dove trascorrere le feste? dove trasferirsi, se necessario?), e quello del sesso (vogliamo che la relazione sia completamente monogama? cosa consideriamo tradimento? cosa facciamo nei momenti in cui il desiderio è asimmetrico?). Sul piano psicologico, invece, varie ricerche mostrano che le coppie più durature non sono quelle che non litigano, ma quelle che hanno gli strumenti per uscire dal conflitto in modo utile.

Alcuni di questi aspetti, naturalmente, vengono trattati anche dai corsi prematrimoniali cattolici tradizionali, soprattutto quando a tenerli è un prete particolarmente bravo e aggiornato.

La struttura è abbastanza uniforme: tra i sei e i dodici incontri di una o due ore, distribuiti su due o tre mesi, tenuti da un sacerdote spesso accompagnato da una o più coppie di sposi con esperienza. La qualità del corso, però, dipende moltissimo dall’intraprendenza e dalla flessibilità del prete: alcuni includono per esempio sistematicamente dei momenti di preghiera e delle “prediche” simili a quelle che si sentirebbero in chiesa, mentre altre sono incentrate quasi esclusivamente su momenti di condivisione in gruppo su determinati temi.

Alcuni si appoggiano, per una o due lezioni, anche su consultori locali o altre istituzioni laiche, per coprire gli aspetti legali o economici del matrimonio; altri glissano completamente sugli aspetti più concreti e si concentrano moltissimo su quelli più religiosi del sacramento. Possono partecipare anche coppie miste composte da una persona credente e una non credente, dopo aver spiegato la situazione al sacerdote e aver eventualmente concordato di sposarsi con un rito misto.

Marta Mazzetti e il suo ragazzo, per esempio, hanno deciso di iscriversi a un corso prematrimoniale in provincia di Treviso l’anno scorso perché, dopo dieci anni di relazione, erano andati a vivere insieme, e sentivano il bisogno di uno spazio in cui «confrontarsi su temi che spesso nelle coppie vengono considerati spinosi: argomenti che per comodità vengono rimandati costantemente, e che magari vengono fuori quando è troppo tardi». Non erano sicuri di volersi sposare, ma il corso sembrava loro comunque un’ottima idea per impegnarsi a riflettere insieme sulla loro relazione e approfondirla di settimana in settimana.

Nè Mazzetti né il suo ragazzo sono persone particolarmente credenti, ma hanno comunque trovato il corso piuttosto utile. Per quattro mesi hanno occupato due ore di ogni sabato pomeriggio a discutere di relazioni, valori e aspettative con un piccolo gruppo di altre coppie, guidati da un educatore.

«All’inizio abbiamo parlato molto della nostra storia come coppia, su come ci siamo conosciuti e come funzioniamo come coppia», ricorda. «Poi abbiamo affrontato il tema del contesto sociale, e quindi per esempio di come il lavoro e le famiglie influenzano le dinamiche di coppia. La terza parte ha invece riguardato il matrimonio da un punto di vista, quello sì, prettamente cattolico, e quindi è stata molto concentrata sulla fede». A ogni coppia era anche stato dato un quaderno di testi da leggere ed esercizi da fare in coppia tra un incontro e l’altro, per stimolare il confronto e il dialogo nella coppia.

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Mazzetti dice di aver trovato particolarmente utile il fatto di condividere questo percorso con altre coppie che avevano fatto talvolta ragionamenti diversi dai loro, e l’aver avuto la possibilità di affrontare tematiche che con il suo ragazzo non erano ancora state esplorate. «L’impronta cattolica però era innegabile», dice. Nei testi da leggere, per esempio, ha trovato vari riferimenti a ruoli di genere che oggi verrebbero considerati «molto tradizionalisti e patriarcali».

Valeria Davolo, che si considera atea ma ha deciso di frequentare il corso prematrimoniale con l’allora fidanzato credente, dice che anche nella sua esperienza «l’impronta religiosa era molto forte e i contenuti non erano esattamente utili a una coppia che stava per sposarsi».

Nel suo caso, come in quello di gran parte delle coppie che scelgono di sposarsi oggi, lei e il fidanzato già convivevano da tempo quando hanno partecipato al corso: il corso, invece, partiva dal presupposto anacronistico che il più grande cambiamento che si affronta quando ci si sposa è andare a vivere insieme. Molto spesso, insomma, questi corsi sono pensati con uno specifico modello di coppia in mente: non ancora convivente, senza figli ma intenzionata ad averne, con un percorso solido di fede e ruoli di genere ben distinti.

Per chi vuole solo ottenere l’attestato nel minor tempo possibile, oppure vive in città diverse e fatica a incontrarsi ogni settimana per mesi in uno stesso posto, c’è poi l’opzione del corso intensivo, tutto concentrato in un weekend, spesso in una struttura religiosa, lontano dalla routine. Ultimamente, poi, alcuni parroci hanno cominciato ad accettare di svolgere questi corsi in videochiamata su WhatsApp.

In questo contesto, negli ultimi anni alcune città italiane hanno cominciato a offrire delle alternative che diano qualche strumento utile anche alle coppie che non intendono sposarsi con il rito cattolico. A Milano, per esempio, dall’anno scorso esiste un corso laico di questo tipo, voluto dal Comune insieme all’Ordine degli avvocati di Milano.

Alessandro Mezzanotte, l’avvocato che più ha lavorato alla sua introduzione, spiega che l’iniziativa è partita da un presupposto: «Una coppia che si sposa con rito civile ha meno diritti di una coppia che si sposa con rito religioso? No. Il matrimonio laico è di serie B rispetto a quello ecclesiastico? No. E allora perché una coppia che contrae matrimonio religioso ha diritto a un corso prematrimoniale nel quale si affrontano anche tematiche giuridiche, mentre chi si unisce in matrimonio laico non ce l’ha?».

L’iniziativa ha già coinvolto centinaia di coppie nel 2025, e finora si è concentrata quasi esclusivamente sugli aspetti giuridici del matrimonio. Da quest’anno, però, verranno coinvolti anche professionisti dell’Ordine degli psicologi della Lombardia. Mezzanotte racconta che nel frattempo sono stati contattati anche dal comune di Bologna con l’idea di replicare il progetto.

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