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  • Domenica 22 febbraio 2026

Perché alle Olimpiadi invernali non ci sono i 100 metri?

Nel fondo o nel pattinaggio, per esempio: è un po' colpa della meccanica di questi sport, dove comunque ci sono state gare su questa distanza

(Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)
(Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

Alle Olimpiadi estive i 100 metri sono molto presenti e rilevanti. Nell’atletica sono così importanti da essere “i 100 metri” per antonomasia: la gara perfetta, «la competizione umana indiscutibilmente migliore di qualsiasi altra», scrive Ultimo Uomo. Ma ci sono anche i 100 (o 110) metri ostacoli e tutti i 100 metri del nuoto. La tendenza generale, in molti sport, è peraltro l’accorciamento: ci sono gare che durano anche meno dei 100 metri e alle Olimpiadi del 2028 debutteranno i 50 metri dorso, rana e farfalla. Lo sport sta andando in quella direzione. Alle Olimpiadi invernali, invece, non ci sono gare da 100 metri.

Eppure, quantomeno nello sci di fondo e nel pattinaggio di velocità, potrebbero esserci, con atleti e atlete accanto, ognuno nella sua corsia, in gara lungo lo stesso rettilineo.

Le gare da 100 metri non esistono per conseguenza delle forme che hanno preso i rispettivi sport e anche per come funzionano lo sci di fondo e il pattinaggio. In entrambi, comunque, non mancano esempi di gare sui 100 metri. L’italiano Emanuele Becchis è per esempio il detentore del miglior tempo mondiale sui 100 metri nello sci di fondo: 10 secondi e 78 centesimi.

Becchis, «l’Usain Bolt dello sci di fondo», in un video dell’atleta sudafricano Matt Smith

Becchis – ora insegnante di liceo, allenatore di fondo e atleta di skiroll – fece il suo record mondiale nel 2019, in una gara in Germania lungo il rettilineo innevato di una pista di atletica leggera. In quegli anni gli capitò di gareggiare, sui 100 metri di fondo, contro Johannes Klaebo, il miglior fondista di sempre. Se i 100 metri dovessero essere una gara olimpica adesso, dice Becchis, «Klaebo vincerebbe senz’altro anche quelli».

«Purtroppo però lo sci di fondo è ancora un elefante che si muove in un mondo di Ferrari», dice Becchis a proposito delle gare sui 100 metri (nello sci di fondo la gara olimpica più breve è la sprint, su una distanza di circa un chilometro e mezzo). «Sono gare fuori dal programma internazionale», e quando c’erano, erano peraltro organizzate un po’ alla buona: «A volte erano davvero 100 metri, altre magari erano 95 o 105».

Lo sci di fondo, da tempo alla ricerca di nuove modalità e distanze di gara, provò per qualche anno a organizzare un “World Sprint Circuit”, un circuito mondiale di gare su distanze brevi, da velocisti puri.

Le prime gare di fondo sui 100 metri furono nel 2013, quando anche Federico Pellegrino, vincitore di due medaglie a Milano Cortina, tentò di fare il record mondiale. E negli anni successivi ci fu una sempre maggiore specializzazione di alcuni atleti. Era una distanza nuova, che se avesse avuto successo sarebbe potuta diventare olimpica. Farsi trovare pronti, in un caso come quello, sarebbe stato fondamentale.

«C’erano cinque o sei gare stagionali a livello internazionale», dice Becchis, «e fu lì che feci il mio record», anche se a livello ufficiale «non c’è niente di certificato». Poiché la Federazione internazionale di sci (FIS) non riconosce questa distanza, non c’è modo di far valere davvero un record mondiale, di vederlo davvero riconosciuto.

Circa vent’anni fa anche il pattinaggio di velocità provò per qualche anno a organizzare nella sua Coppa del Mondo gare sui 100 metri, in rettilineo. Eppure nel pattinaggio di velocità la gara più rapida e breve rimangono i 500 metri. Anche lì i 100 metri, così efficaci e seguiti altrove, non hanno mai avuto successo, non oltre i Paesi Bassi, dove però ha successo un po’ tutto ciò che riguarda il pattinaggio di velocità.

È in parte una questione di convenzioni e di evoluzioni, spesso casuali, di sport, specialità e discipline. Non c’è un unico motivo per cui una pista atletica, un velodromo e una pista di pattinaggio hanno determinate lunghezze: potrebbero averne altre, o potrebbero averle uguali, eppure ogni sport si è evoluto con i suoi standard specifici. E anche quando le piste sono lunghe uguali, come nell’atletica leggera e nel pattinaggio di velocità (entrambe lunghe 400 metri), le distanze delle gare principali sono diverse.

In buona misura è una questione di fisica e meccanica dei movimenti. Nel pattinaggio su ghiaccio, per esempio, in una gara sui 100 metri si finirebbe per pattinarne davvero solo alcune decine di metri, perché in partenza si corre più che pattinare, e perché anche l’arrivo sarebbe anzitutto dedicato allo slancio finale prima del fotofinish. Succede qualcosa di simile nello sci di fondo, di cui Becchis dice che «è quasi tutta una questione di partenza, di accelerazione»,  così come nel pattinaggio a rotelle.

Al termine della mass start maschile di biathlon, tre atleti hanno fatto una volata per divertire il pubblico, non molto diversa da come apparirebbe una gara sui 100 metri nello sci di fondo

A proposito dei 100 metri di fondo, Becchis spiega che se la distanza dovesse affermarsi ci sarebbe «una sempre maggiore specializzazione», una preparazione sempre più mirata da parte di atleti e atlete, e uno studio di tecniche e movimenti. «Si scenderebbe di sicuro sotto il muro dei 10 secondi», dice Becchis, il cui record è di quasi 8 decimi di secondo più alto. Inoltre, se è vero che pista e scarpe sono importanti nei 100 metri di corsa, lo sono ancora di più in quelli di fondo, con gli sci al posto delle scarpe, e dove «il fattore neve è determinante».

Per quel che vale, visto che l’umanità ha dedicato finora molte più attenzioni ai 100 metri di corsa anziché ad altri, in un’ipotetica gara sui 100 metri, con partenze da fermi, il più veloce sarebbe probabilmente un pattinatore a rotelle, visto che l’attuale record è di 9,53 secondi (un po’ meglio dei 9,58 secondi di Usain Bolt).