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  • Sabato 21 febbraio 2026

La maratona delle Olimpiadi invernali

La 50 km di fondo è una gara storica: ma alle Olimpiadi non la vediamo da otto anni, e a livello femminile la vedremo per la prima volta

La 50 km maschile (poi ridotta a 30) nel 2022 a Pechino, Cina (Turar Kazangapov/Anadolu Agency via Getty Images)
La 50 km maschile (poi ridotta a 30) nel 2022 a Pechino, Cina (Turar Kazangapov/Anadolu Agency via Getty Images)
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La 50 km è una gara storica per lo sci di fondo, la gara che sta alle Olimpiadi invernali come la maratona sta a quelle estive. Si tiene in genere negli ultimi giorni – le 50 km di fondo di Milano Cortina sono oggi e domani – e per distanza e durata (circa un paio d’ore) è molto simile.

Addirittura la 50 km di fondo è per certi versi più antica della maratona. Se si esclude la leggendaria corsa tra Maratona e Atene nel 490 avanti Cristo, la prima vera maratona – così chiamata proprio per rifarsi a quella corsa leggendaria – fu nel 1896, anno delle prime Olimpiadi moderne.

La prima 50 km di fondo di cui sia rimasta traccia era stata qualche anno prima, nel 1888, in Norvegia, dalle parti di Holmenkollen, una collina a nord di Oslo che ancora ospita un partecipatissimo festival dedicato allo sci nordico, quindi anche allo sci di fondo. Fu comunque una gara modesta: partirono in 17 e, dopo diverse ore di sci, arrivarono in 12.

La gara si affermò su questa distanza, anziché sui 42 chilometri della maratona, perché era arrivata prima, e perché all’inizio anche la maratona era relativamente varia, nelle sue distanze. E perché al di fuori della corsa le 50 km sono diffuse: fino a un paio di edizioni fa era per esempio una delle distanze olimpiche, ora abolita, della marcia.

Così come la maratona c’è sempre stata alle Olimpiadi estive, lo stesso vale per la 50 km di fondo a quelle invernali. Gli atleti gareggiarono su questa distanza già nel 1924, alle prime Olimpiadi invernali organizzate a Chamonix, in Francia. Parteciparono 33 atleti da 11 paesi e i primi quattro, tutti con un tempo inferiore alle quattro ore, furono quattro norvegesi.

Era però una gara molto diversa da come sarà a Milano Cortina. Per materiali, tecniche e formato. Negli anni, infatti, la 50 km si è evoluta e modificata, cercando di seguire o anticipare i cambiamenti dello sport e di somigliare sempre più a una maratona invernale.

Per gran parte della sua storia, anche olimpica, è stata infatti una gara con partenze individuali (come nelle tappe a cronometro del ciclismo) e in tecnica classica. Negli anni è diventata una gara mass start (in cui si parte tutti insieme, come nelle maratone) e in cui la tecnica classica si alterna, di edizione in edizione, alla tecnica libera, quella con passo pattinato (o skating), più moderna e veloce. In queste Olimpiadi si gareggia con la tecnica classica.

Ma sono novità relativamente recenti: la tecnica libera esiste dagli anni Ottanta, e le partenze in gruppo sono una novità di questo secolo.

La partenza della 50 km maschile nel 2018 a Pyeongchang, Corea del Sud (Clive Mason/Getty Images)

La prima 50 km mass start fu infatti alle Olimpiadi di Torino 2006. Chi era davanti a una tv, o si trovò un giornale tra le mani il giorno dopo, probabilmente se ne ricorda: la vinse infatti, dopo un finale avvincente e praticamente “in volata”, l’italiano Giorgio Di Centa, fratello minore di Manuela, vincitrice di quattro medaglie alle Olimpiadi norvegesi del 1994. «Non ci credo, adesso posso anche smettere di correre», gli si sentì dire poco dopo l’arrivo. Era in effetti una vittoria paragonabile a quella di Stefano Baldini, nella maratona, alle Olimpiadi di Atene di due anni prima.

Le 50 km con partenza tutti insieme sono in effetti molto simili alla maratona, per tipo di sforzo e evoluzioni di gara. In genere tende a formarsi un gruppo principale, con un ritmo abbastanza costante, in cui l’obiettivo di molti è limitare gli sprechi di energie ed evitare cadute o problemi che li facciano rimanere più indietro rispetto agli avversari. Le cose cambiano negli ultimi chilometri, quando la stanchezza si fa sentire, i ritmi si alzano, e tra discese e salite c’è chi tenta la fuga, o quantomeno prova a tenere ritmi che facciano staccare molti avversari, così da potersela poi giocare in volata, negli ultimi metri, con i pochi rimasti.

Giorgio Di Centa dopo la vittoria nel 2006 (Clive Mason/Getty Images)

Niente vieta, comunque, di provare a cambiare tattica e impostare un ritmo elevato già dai primi chilometri. Di solito non succede perché, un po’ come nella maratona, visto il tipo di sforzo, nessuno è sicuro di quante energie avrà dopo il cosiddetto “muro”: un momento, negli ultimi chilometri, oltre il quale corpo e mente possono iniziare ad avere problemi. Un’altra differenza rispetto alla maratona sta nel fatto che è possibile, per i fondisti, fare una sorta di “pit stop”, fermarsi cioè a cambiare gli sci, così da averne di più performanti. È un momento che può scombinare un po’ le posizioni, vivacizzare la gara e cambiarne il corso.

Non tutti, specie tra i più puristi del fondo, gradiscono le 50 km in cui si parte tutti insieme. Le vecchie 50 km, quelle individuali, erano forse più faticose, e mentalmente più provanti perché, come dicono in francese, erano gare contre-la-montre, “contro il cronometro”. Si gareggiava anzitutto contro sé stessi, e non era possibile tenere un ritmo basso e alzarlo solo nel finale. Anzi, c’era chi cercava di alzarlo molto subito, così da mettere pressione agli avversari con i propri tempi.

Alle Olimpiadi invernali, peraltro, una 50 km mass start non si vedeva da otto anni. Quella del 2022, alle Olimpiadi di Pechino, fu accorciata a meno di 30 per i forti venti e le temperature gelide.

L’arrivo della 30 km femminile, nel 2022 a Pechino, Cina. (Maddie Meyer/Getty Images)

A livello femminile, invece, non si era mai vista. La 50 km femminile di domani, domenica 22 febbraio, sarà infatti la prima della storia alle Olimpiadi invernali. Fino a Pechino le donne avevano gareggiato sui 30 chilometri. Anche in Coppa del Mondo, le gare femminili sui 50 chilometri sono una novità degli ultimi anni: sarà quindi interessante vedere le migliori fondiste al mondo su una distanza che, di fatto, conoscono poco.

Oggi, sabato 21 febbraio, tocca invece agli uomini. La partenza è alle 11 e l’arrivo previsto intorno alle 13. I fondisti ripeteranno per sette volte un percorso di circa 7,2 chilometri, con quasi 500 metri di dislivello complessivo e, per ogni giro, circa 270 metri in salita. Il favorito, come accade quasi sempre da un paio di anni a questa parte quando qualcuno si mette ai piedi degli sci da fondo e decide di fare una gara – su qualsiasi distanza e in qualsiasi tecnica – è il norvegese Johannes Klaebo, l’atleta più vincente delle Olimpiadi invernali. Ha già vinto cinque ori in queste Olimpiadi, e punta oggi a vincere il sesto.

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