Meloni e Macron stanno battibeccando sull’omicidio di Quentin Deranque

Lei ha commentato il caso del militante di estrema destra francese, lui ha risposto piccato ritenendola un'ingerenza, e lei ha risposto a sua volta

Emmanuel Macron e Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, Roma, 3 giugno 2025 (AP Photo/Alessandra Tarantino)
Emmanuel Macron e Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, Roma, 3 giugno 2025 (AP Photo/Alessandra Tarantino)

Il presidente francese Emmanuel Macron se l’è presa con la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni per come ha commentato l’omicidio di Quentin Deranque, un militante francese di estrema destra. Macron si è detto sorpreso del fatto che Meloni fosse intervenuta in un fatto di cronaca del suo paese, considerandola di fatto un’ingerenza indebita.

Il 12 febbraio, durante un presidio di protesta a Lione, Deranque era stato picchiato a morte da alcuni oppositori politici considerati vicini al partito di estrema sinistra La France insoumise. Mercoledì 18 febbraio Meloni, esplicitando esclusivamente l’appartenenza politica dei responsabili, aveva detto che l’aggressione «del giovane Quentin Deranque in Francia è un fatto che sconvolge e addolora profondamente».

Poi ha aggiunto: «La morte di un ragazzo poco più che ventenne, aggredito da gruppi riconducibili all’estremismo di sinistra e travolto da un clima di odio ideologico che attraversa diverse nazioni, è una ferita per l’intera Europa. Nessuna idea politica, nessuna contrapposizione ideologica può giustificare la violenza o trasformare il confronto in aggressione fisica. Quando l’odio e la violenza prendono il posto del dialogo, a perdere è sempre la democrazia».

Dall’India, dove si trova per una visita ufficiale, Macron ha prima ribadito l’appello a evitare «qualsiasi escalation di violenza», ha condannato i movimenti «che adottano e legittimano la violenza» e ha invitato «gli estremi» a «fare pulizia» nei propri ranghi, senza limitarsi a parlare della sinistra radicale, ma includendo anche l’estrema destra. In questi ultimi giorni una quindicina di sedi politiche della France insoumise sono state attaccate in tutta la Francia, e gli attacchi, rivendicati, sono stati eseguiti da alcuni gruppi neofascisti.

Dopodiché Macron ha detto di essere «colpito nel vedere i nazionalisti, che non vogliono essere infastiditi a casa loro, sempre pronti a commentare quel che succede in casa degli altri». E facendo riferimento a un proverbio ha aggiunto: «Che ognuno resti a casa propria e le pecore saranno ben custodite». Quando un giornalista gli ha chiesto se l’invito fosse rivolto a Giorgia Meloni, Macron ha confermato: «Avete capito bene».

Dopo la reazione di Macron i giornali italiani hanno pubblicato un commento citando “fonti di Palazzo Chigi”, che è un modo che spesso la presidenza del Consiglio utilizza per diffondere commenti provenienti da Meloni stessa evitando di esporsi troppo: si dice che le parole del presidente francese hanno suscitato «stupore» a Roma e che la presidente del Consiglio aveva solo espresso un «profondo cordoglio per la drammatica uccisione del giovane» mostrandosi vicina al popolo francese e senza alcuna volontà di interferire «negli affari interni del paese».

Giovedì sera, intervistata su vari argomenti da Sky TG24, Meloni ha replicato direttamente a Macron: si è detta «dispiaciuta» che lui «non abbia capito». E ha aggiunto: «Io non l’ho vissuta come un’ingerenza. Penso che l’ingerenza sia un’altra cosa. Per esempio, quando un leader viene eletto a capo del governo dai propri cittadini, sentire uno Stato straniero che dice “vigileremo sull’applicazione dello Stato di diritto”, quella è ingerenza». Meloni si riferiva alle reazioni preoccupate del governo francese alla sua vittoria elettorale dell’ottobre 2022.

Il 12 febbraio Deranque e altri militanti di estrema destra stavano partecipando a un presidio di protesta contro la conferenza di una deputata della France insoumise e a sostegno di alcune attiviste di Némésis, collettivo di estrema destra che si definisce femminista e che sostiene la necessità di fermare l’immigrazione per proteggere le donne francesi dalle violenze. Dopo il presidio c’è stato uno scontro tra militanti di estrema destra ed estrema sinistra in cui Deranque è finito a terra: su di lui si è accanito un gruppo di persone a volto coperto che si presume fosse composto da militanti appartenenti alla Jeune Garde, un gruppo vicino alla France insoumise di cui l’anno scorso il governo francese aveva chiesto lo scioglimento. Deranque era morto due giorni dopo in ospedale. Nelle ricostruzioni iniziali di quanto accaduto, Quentin Deranque era stato indicato come un pacifista, ma poi era emerso che apparteneva a gruppi neofascisti che, a volto coperto, avevano dato inizio agli scontri.

La procura di Lione ha incriminato sette persone per la morte di Deranque: sei, e tutte vicine all’estrema sinistra, sono state accusate di omicidio volontario. Una settima persona, Jacques-Elie Favrot, assistente parlamentare del deputato della France insoumise Raphaël Arnault, è stato accusato di «complicità per istigazione» nell’omicidio. Giovedì il sindaco di Lione, Grégory Doucet, ha chiesto di vietare la marcia in sostegno dell’attivista morto, prevista per sabato e organizzata da vari gruppi e partiti di estrema destra. Non si sa ancora se si potrà svolgere.

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