La Corte d’appello di Potenza ha assolto Eni dall’accusa di traffico illecito di rifiuti in Basilicata

Un carabiniere fuori dal Centro Olio Val d'Agri (ANSA/TONY VECE)
Un carabiniere fuori dal Centro Olio Val d'Agri (ANSA/TONY VECE)

Giovedì la Corte d’appello di Potenza ha assolto l’azienda energetica Eni dall’accusa di traffico illecito di rifiuti, per cui era stata condannata in primo grado a marzo del 2021: la vicenda riguardava lo smaltimento dei rifiuti di Eni nel Centro Olio Val d’Agri (COVA), in Basilicata, impianto in cui l’azienda tratta il petrolio estratto dai giacimenti della regione. Eni era accusata di aver sforato i limiti sulle emissioni, e sei dirigenti e dipendenti del COVA erano stati condannati per vari reati a pene che andavano da un anno e quattro mesi a due anni ai due anni, tutti con pena sospesa, cioè senza andare in carcere o subire restrizioni.

La Corte d’appello di Potenza ha assolto le sei persone, oltre a Eni, che in primo grado era stata condannata a pagare una sanzione amministrativa di 700mila euro e alla confisca di 44,2 milioni di euro. L’inchiesta era iniziata nel 2016 e già in primo grado erano state assolte varie persone indagate: l’azienda sosteneva di aver agito nel rispetto delle norme e aveva fatto ricorso in appello. Al momento non si sa altro sulla sentenza d’appello, le cui motivazioni verranno depositate nelle prossime settimane.