La Corte Suprema ha giudicato illegali i dazi di Trump
Lui se l'è presa molto e ha detto che troverà il modo di ripristinarli

Venerdì la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che gran parte dei dazi imposti dal presidente Donald Trump sono illegittimi, e quindi con ogni probabilità saranno da annullare. Era una sentenza molto attesa, e con conseguenze enormi: non solo perché rimette in discussione l’elemento che più ha condizionato l’economia mondiale negli ultimi mesi, causando enorme caos e incertezze, ma anche perché toglie a Trump una delle sue armi negoziali più potenti.
La Corte ha stabilito che i dazi sono illegittimi per il modo con cui sono stati introdotti, cioè tramite una legge emergenziale precisa (l’International Emergency Economic Powers Act, IEEPA) e senza passare dal Congresso: secondo i giudici, Trump non poteva usarla, e non potrà più farvi ricorso.
Trump ha reagito malissimo alla decisione della Corte. Durante una conferenza stampa poco dopo le 19 (ora italiana) ha criticato i giudici, dicendo tra le altre cose di provare vergogna per loro, «perché non hanno il coraggio di fare ciò che è giusto per gli Stati Uniti». Li ha anche accusati di aver preso la decisione sotto l’influenza di governi stranieri. Ha aggiunto che troverà altri modi per mantenere in vigore i dazi, ricorrendo ad altre leggi che gli danno il potere di introdurre misure economiche eccezionali.
C’è ancora confusione sulle conseguenze concrete della sentenza. Le principali però sono tre. La prima è il fatto che il governo potrebbe dover restituire alle imprese che hanno pagato i dazi tutto quello che ha incassato. Secondo gli ultimi dati disponibili, si tratta di più di 130 miliardi di dollari. È probabile che nelle prossime settimane e mesi si parlerà molto di questo: alcune aziende avevano iniziato a muoversi per chiedere i rimborsi ancora prima della sentenza.
La seconda conseguenza è che cambieranno di nuovo e in modo sostanziale le regole del commercio internazionale, che già lo scorso anno si era dovuto adeguare agli erratici annunci di Trump. L’annullamento dei dazi, sebbene sicuramente favorevole per il commercio internazionale, causerà con ogni probabilità una nuova e grave ondata di incertezza.
La terza conseguenza è quella più politica, perché Trump finora aveva fatto ampio ricorso all’IEEPA per imporre dazi con effetto immediato, senza limitazioni né controlli esterni. Con la sentenza potrebbe perdere una parte importante della sua forza nei negoziati con altri paesi: un conto è mettere dazi immediati, un altro è minacciare dazi che però possono entrare in vigore solo dopo mesi, o con limitazioni di vario tipo.
– Leggi anche: Quale legge ha usato Trump per imporre i dazi, e perché non poteva farlo

La tabella con cui Trump aveva annunciato i primi, altissimi dazi, ad aprile del 2025 (Kent Nishimura/Bloomberg)
Non significa che non abbia a disposizione altre leggi, ed è quello che anche Trump ha detto durante la conferenza stampa. In particolare ha detto che firmerà nuovi ordini per ripristinare i dazi, usando altre basi legali, che però hanno diversi limiti rispetto all’IEEPA. Trump ha detto che introdurrà dazi del 10 per cento, ma il suo discorso è stato confuso e arrabbiato, e non è chiaro cosa succederà ora.
In tutto questo, non si sa nemmeno cosa succederà agli accordi già conclusi con vari paesi che avevano fatto grosse concessioni proprio per evitare l’imposizione di dazi.
Oltre a tutte queste considerazioni, va detto che la sentenza ha anche una grande importanza politica. La Corte Suprema ha nove giudici, di cui sei con un orientamento conservatore. Nonostante questo ha deciso di smantellare una delle politiche più importanti di Trump, su cui lui aveva puntato molto anche a livello comunicativo. La decisione è stata approvata da sei giudici contro tre.
La causa in questione era partita dal ricorso di gruppi di piccoli imprenditori statunitensi che lamentavano il fatto che i dazi avessero danneggiato i loro affari, e di 12 stati statunitensi, gran parte governati dai Democratici. La causa era arrivata fino all’ultimo grado di appello: un tribunale federale aveva dato torto a Trump, che aveva fatto ricorso alla Corte Suprema.



