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  • Venerdì 20 febbraio 2026

Storia di una medaglia d’oro diversa, nel pattinaggio di figura

Alysa Liu si era ritirata a 16 anni; poi è tornata, ma alle sue condizioni, pattinando soprattutto per il piacere di farlo

Alysa Liu, in mezzo, festeggia mentre riceve la medaglia d'oro alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina, 19 febbraio 2026 (Tim Clayton/Getty Images)
Alysa Liu, in mezzo, festeggia mentre riceve la medaglia d'oro alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina, 19 febbraio 2026 (Tim Clayton/Getty Images)

Giovedì la statunitense Alysa Liu ha vinto la medaglia d’oro nella gara individuale di pattinaggio di figura alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina. Liu, che ha solo vent’anni, ha così completato un’ottima annata, dopo aver vinto i Mondiali di marzo e la finale del Grand Prix (un importante torneo internazionale) di dicembre. È un risultato sorprendente perché Liu quattro anni fa si era ritirata da tutte le competizioni, ed era tornata a gareggiare solo nel 2024, senza grandi aspettative.

Liu è nata in California ed è cresciuta nella città di Oakland. Iniziò a pattinare a cinque anni, motivata e seguita soprattutto dal padre Arthur Liu, e si capirono presto le sue grosse potenzialità. Nei video che il padre pubblicava su YouTube quando lei aveva solo dieci anni, si vede come pattinasse già in modo sicuro e brillante, eseguendo con facilità salti ed evoluzioni complicate.

Liu si fece notare prestissimo. A 12 anni, nel 2018, divenne la più giovane pattinatrice di sempre e solo la quarta statunitense a completare un triplo Axel in gara (il tipo di salto più complicato, dei sei che ci sono nel pattinaggio). E l’anno dopo, a soli 13 anni, divenne la più giovane vincitrice del campionato nazionale; ci riuscì poi anche l’anno successivo. In quegli anni completava anche alcuni salti quadrupli, una cosa che si vede molto raramente in una competizione femminile.

Nel 2021 le cose iniziarono a cambiare. Quando ripresero tutte le competizioni che erano state cancellate per la pandemia di Covid-19, Liu faticò a ritrovare gli ottimi risultati di prima. Riuscì comunque a qualificarsi per le Olimpiadi invernali di Pechino del 2022, dove arrivò sesta nella gara individuale. Un mese dopo arrivò terza ai Mondiali; ma pochi giorni dopo, a 16 anni, annunciò il ritiro dalle competizioni.

Lo fece con un post su Instagram (che ora è stato eliminato) con i toni abbastanza scherzosi che fanno parte del suo personaggio. Quest’anno però è tornata a parlare del suo ritiro in tutt’altra maniera. Ha raccontato che dai cinque ai sedici anni non si era mai fermata, portando avanti una vita solitaria e con tante rinunce. Faceva scuola a casa, si allenava per 11 o 12 ore al giorno e non poteva né mangiare né bere quello che voleva: «Non puoi nemmeno bere acqua, a causa del peso dell’acqua. Immagina dire a una tredicenne che non può bere acqua per via del peso dell’acqua!».

Dopo il ritiro, a detta sua Liu non pattinò per quasi due anni. Iniziò a studiare psicologia all’università, a viaggiare con gli amici (cosa che prima non poteva fare) e a coltivare altri interessi, come la danza o la moda. Alla giornalista di Sports Illustrated Stephanie Apstein ha raccontato che la voglia di pattinare le tornò solo diciotto mesi dopo il ritiro, quando durante una sciata capì che voleva di nuovo «allenarsi e sentirsi stanca».

Rimessi i pattini, provò a eseguire qualche salto tra i più complicati. Quando si rese conto di essere ancora in grado di farcela, chiamò il suo ex allenatore Phillip DiGuglielmo per dirgli che voleva tornare a competere. Lui accettò di aiutarla, pur senza esserne del tutto convinto – non a torto, visto che altre pattinatrici avevano già tentato un rientro come quello di Liu, senza successo.

Liu, oltretutto, decise di tornare a gareggiare alle proprie condizioni. Voleva cioè maggior controllo sui suoi allenamenti, sulla sua dieta e sulle sue esibizioni. Di conseguenza, escluse il padre dal proprio staff e richiamò il coreografo italiano Massimo Scali, raccontato spesso come una figura atipica e poco autoritaria per i rigidissimi standard del pattinaggio di figura. E quindi perfetta per Liu.

A guardare quello che è successo da allora, furono tutte scelte azzeccate. Da quando è tornata a gareggiare Liu ha vinto infatti sette delle tredici competizioni a cui ha preso parte – e l’ha fatto con esibizioni molto esuberanti, con vestiti spesso disegnati da lei e musiche energiche che si sentono raramente nello sport.

La prima, clamorosa vittoria dopo questo ritorno arrivò lo scorso marzo, al suo esordio ai Mondiali. Liu fu capace di battere – con più di due punti di differenza, che sono tanti – la 25enne giapponese Kaori Sakamoto, vincitrice delle tre precedenti edizioni; e fece lo stesso qualche mese dopo, alle finali del Grand Prix.

Alle Olimpiadi di Milano Cortina si è ripetuta, facendo una delle migliori esibizioni della sua carriera. Non solo è riuscita a finire ancora una volta davanti a Sakamoto (che si ritirerà dopo questa stagione, senza aver mai vinto un oro olimpico); è stata l’unica pattinatrice della squadra statunitense che è riuscita a reggere sempre l’enorme attenzione mediatica e le grosse aspettative che c’erano attorno alla sua nazionale. Aspettative che erano pure aumentate durante le Olimpiadi, da quando gli Stati Uniti (e Liu con loro) avevano vinto la medaglia d’oro nella gara a squadre.

Durante i Giochi, poi, Liu si è distinta anche per il suo modo schietto e ironico di comunicare. Un video in cui scherzava sul fatto che la sua medaglia si fosse staccata dal nastro (uno dei primi problemi di queste Olimpiadi) è diventato virale, facendo più di un milione di like solo su Instagram. E giovedì, dopo l’ottima esibizione che le sarebbe valsa la medaglia d’oro, ha urlato alla telecamera: «That’s what I’m fucking talking about!», che in italiano si potrebbe tradurre come «Questo è quello che intendevo, cazzo!».

C’è un altra cosa che aiuta a capire meglio il suo personaggio. Liu è una delle cosiddette Blade Angels, il trio della squadra statunitense di pattinaggio di cui fanno parte anche Amber Glenn e Isabeau Levito (che a differenza sua non sono andate bene a queste Olimpiadi). Se ne parla soprattutto come di un gruppo molto unito: una cosa rara, in uno sport spesso segnato da rivalità e tensioni personali.

La stessa Liu ha dimostrato grande fair play durante le finali. Quando l’ultima concorrente in gara, la 17enne giapponese Ami Nakai, ha ricevuto il proprio punteggio e Liu ha capito di aver vinto l’oro, non ha festeggiato in modo smodato. Anzi, è corsa ad abbracciare la stessa Nakai, che all’inizio non aveva nemmeno capito di aver vinto la medaglia di bronzo.

Il nome del gruppo – Blade Angels – è stato inventato proprio da Liu, che ha unito i titoli Blades of Glory (un film demenziale sul pattinaggio di figura) e Charlie’s Angels (una serie televisiva su un’agenzia di investigazioni private per la quale lavorano tre giovani donne). Per capire l’entusiasmo che c’era attorno a questo trio negli Stati Uniti: NBC, l’emittente statunitense che trasmette le Olimpiadi, aveva fatto uno spot su di loro narrato da Taylor Swift.