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  • Giovedì 19 febbraio 2026

Chi c’è nel Consiglio di pace di Trump

Una ventina di leader, spesso autoritari, accomunati dal desiderio di compiacere Trump: l'Italia farà da osservatrice

Donald Trump e gli altri leader all'evento inaugurale del Consiglio di Pace, il 22 gennaio a Davos, in Svizzera (Gian Ehrenzeller/Keystone via AP)
Donald Trump e gli altri leader all'evento inaugurale del Consiglio di Pace, il 22 gennaio a Davos, in Svizzera (Gian Ehrenzeller/Keystone via AP)
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Giovedì a Washington c’è stata la prima riunione del cosiddetto Consiglio di pace, l’organizzazione internazionale creata e promossa dal presidente statunitense Donald Trump in teoria per gestire la transizione e la ricostruzione nella Striscia di Gaza, ma che nelle sue intenzioni dovrebbe occuparsi anche di altri conflitti per affiancare (se non sostituire) le Nazioni Unite e i vari enti su cui da decenni si basa la politica internazionale. Per ora ne fa parte una ventina di paesi, nella maggior parte dei quali ci sono dittature o governi autoritari, accomunati dal desiderio di compiacere Trump.

Per finanziarsi il Consiglio usa le risorse degli stati membri: per entrare bisogna versare un miliardo di dollari. Il fatto che molti paesi abbiano deciso di non partecipare o non abbiano risposto all’invito di Trump ha creato dubbi sulla potenziale efficacia dell’iniziativa. Fra quelli che hanno rifiutato ci sono Germania, Francia e Regno Unito, ma anche Città del Vaticano (nonostante il papa sia spesso impegnato in sforzi di mediazione internazionali), mentre Russia e Cina formalmente non hanno risposto.

Altri ancora hanno deciso di partecipare solo in qualità di osservatori: fra questi ci sono l’Unione Europea e l’Italia. Il governo di Giorgia Meloni inizialmente aveva rinunciato per motivi tecnici e politici, ma l’ingresso come osservatori è un modo per aggirare questi ostacoli.

Fra i partecipanti ci sono paesi guidati dai tradizionali alleati di Trump, come l’Ungheria di Viktor Orban, l’Argentina di Javier Milei, ed El Salvador, guidato da Nayib Bukele. Ci sono anche paesi che hanno provato solo più di recente a ingraziarsi Trump per ottenere il suo sostegno: fra questi la Cambogia, il Pakistan e la Bielorussia. Si tratta in molti casi di governi con scarsi riconoscimenti nei contesti internazionali.

Trump ha spesso mostrato di prendere decisioni basate più sulle preferenze personali che sui principi che guidano tradizionalmente la politica internazionale, e l’ingresso nell’organizzazione è un modo per avere una relazione diretta con lui da parte di paesi altrimenti di secondo piano nella comunità internazionale. Nel Consiglio ci sarà anche Israele, cioè il paese che ha distrutto Gaza in due anni di guerra.

Del Consiglio fanno parte Israele, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Bahrein, Turchia, Egitto, Marocco, Pakistan, Ungheria, Kosovo, Albania, Bulgaria, Bielorussia, Argentina, Paraguay, Kazakistan, Mongolia, Uzbekistan, Indonesia, Vietnam, Cambogia, El Salvador, oltre agli Stati Uniti. A questi si aggiungono vari osservatori o paesi che in generale partecipano alle attività del Consiglio pur senza esserne membri, fra cui Italia, Grecia, Finlandia, Repubblica Ceca, Romania, Messico, Giappone, più l’Unione Europea. La partecipazione è solo su invito, e quasi nessun paese africano ne ha ricevuto uno.

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