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  • Mercoledì 18 febbraio 2026

Il bambino ricoverato a Napoli non potrà essere sottoposto a un nuovo trapianto

Lo ha deciso l'ospedale Monaldi sulla base del parere di un gruppo di esperti convocato per valutare le sue condizioni di salute

L'ospedale Monaldi di Napoli il 16 febbraio 2026 (ANSA / CIRO FUSCO)
L'ospedale Monaldi di Napoli il 16 febbraio 2026 (ANSA / CIRO FUSCO)

Un gruppo di quattro esperti ha valutato che non è possibile fare un nuovo trapianto di cuore al bambino di due anni e mezzo ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli da dicembre dopo un’operazione di trapianto di cuore andata male.

Negli ultimi giorni le condizioni del bambino sono rimaste molto gravi, al punto che era stato necessario convocare a Napoli gli esperti per capire se potesse sostenere un’altra operazione molto complessa e dunque ricevere un cuore nuovo. L’azienda ospedaliera ha fatto sapere che le sue condizioni non lo consentono.

Il bambino aveva subìto un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli lo scorso 23 dicembre. Ma soltanto a inizio febbraio, un mese e mezzo dopo il trapianto, i genitori avevano saputo che il cuore trapiantato al figlio era stato danneggiato in modo irrimediabile prima ancora di entrare in sala operatoria. Lo avevano scoperto leggendo Il Mattino, il primo giornale a pubblicare la notizia.

Il bambino stava aspettando il cuore da poco dopo la nascita, quando i medici gli avevano diagnosticato una cardiomiopatia, una grave malformazione cardiaca che riduce l’efficienza del cuore. Fino al trapianto aveva vissuto a casa con i genitori grazie a una terapia farmacologica. A causa delle condizioni di salute molto precarie era stato messo in cima alla lista di attesa dei trapianti gestita a livello nazionale. In questi casi i tempi di attesa sono comunque lunghi perché bisogna trovare un donatore con lo stesso gruppo sanguigno e soprattutto dal peso simile. A dicembre finalmente era stato trovato, grazie alla donazione concessa dai genitori di un bambino annegato in una piscina comunale in provincia di Bolzano.

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Secondo le informazioni raccolte finora, che dovranno poi essere confermate dalle indagini, l’equipe medica del Monaldi non avrebbe seguito i rigidi protocolli previsti per i trapianti d’organi, che sono sicuri e permettono di effettuare ogni anno oltre 4mila interventi. I chirurghi che avevano eseguito il trapianto si erano però limitati a dire due cose alla famiglia: che l’intervento era andato male e che il bambino sarebbe rimasto in coma farmacologico in attesa di un nuovo cuore.

L’avvocato della famiglia aveva quindi chiesto un consulto all’ospedale Bambino Gesù di Roma, il centro italiano di eccellenza per la pediatria, per un’eventuale nuova operazione: nei giorni scorsi i medici di Roma avevano detto che il bambino non poteva ricevere un nuovo trapianto. L’ospedale Monaldi nel frattempo ha sostenuto il contrario e ha continuato a tenere il bambino in lista d’attesa per ricevere un nuovo cuore.

Martedì sera infine al Centro nazionale trapianti è stata comunicata la disponibilità di un cuore per un trapianto pediatrico. La notizia ha dato speranza ai genitori del bambino, le cui condizioni erano rimaste molto gravi, al punto che era stato necessario convocare a Napoli quattro esperti – dal Bambino Gesù di Roma, dall’azienda ospedaliera dell’università di Padova, dall’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e dall’ospedale Regina Margherita di Torino – per decidere cosa fare.

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