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  • Martedì 17 febbraio 2026

È morto l’attivista per i diritti degli afroamericani Jesse Jackson

Prese parte alle lotte di Martin Luther King e si candidò due volte alle elezioni presidenziali: aveva 84 anni

Jesse Jackson nel 2025 (AP Photo/Mike Stewart)
Jesse Jackson nel 2025 (AP Photo/Mike Stewart)
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È morto a 84 anni il reverendo Jesse Jackson, storico attivista per i diritti degli afroamericani negli Stati Uniti e due volte candidato alle primarie del partito Democratico per le elezioni presidenziali negli anni Ottanta, in un periodo in cui per molte persone negli Stati Uniti era impensabile votare un candidato afroamericano. Nato in South Carolina nel 1941, negli anni Sessanta partecipò a numerose proteste assieme a Martin Luther King, fra cui la celebre marcia da Selma a Montgomery, in Alabama, per il diritto di voto.

Jackson si candidò per la prima volta alle primarie nel 1984: perse contro Walter Mondale, vicepresidente dell’amministrazione di Jimmy Carter, e ritentò nel 1988 con risultati molto migliori: ottenne quasi 7 milioni di voti, il 29 per cento del totale, ma perse contro l’ex governatore del Massachusetts Michael Dukakis.

Anche se non riuscì mai a diventare il candidato alla presidenza per il partito Democratico, le sue due campagne elettorali segnarono un momento molto significativo per la storia degli Stati Uniti e per le persone nere americane, in quanto Jackson fu il secondo membro della comunità a cercare l’elezione con il partito Democratico (la prima fu Shirley Chisholm, nel 1972) e il primo ad avere possibilità concrete di successo. Ci riuscì, soltanto molti anni più tardi, Barack Obama, nel 2008.

Nella lotta per i diritti civili Jackson fu uno tra i personaggi più noti, tra i più vicini a King, che considerò quasi una figura paterna. Tuttavia fu anche criticato da una parte del movimento, soprattutto quando, alla morte di quello che fu il più più influente attivista politico del Novecento, cercò di succedergli senza avere lo stesso sostegno.

Il reverendo Jesse Jackson durante un rifacimento della celebre marcia di Selma del 1965 nel giorno del suo venticinquesimo anniversario, il 4 marzo del 1990 (AP Photo/Jamie Sturtevant)

Jackson era affetto da una grave malattia neurodegenerativa: per diversi anni i medici pensarono si trattasse del morbo di Parkinson, ma nel 2025 gli venne diagnosticata la paralisi sopranucleare progressiva, una patologia molto rara che causa tra le altre cose la perdita della capacità di movimento.

Il suo attivismo cominciò all’inizio degli anni Sessanta, quando Jackson era ancora al college. Nel 1960 organizzò una delle sue prime contestazioni a Greenville, la sua città natale, insieme a un gruppo di studenti che occuparono la biblioteca come segno di protesta contro il divieto di accesso per gli afroamericani. Venne arrestato e liberato poco dopo. Nel 1965 divenne uno tra i più giovani a entrare nella Southern Christian Leadership Conference, l’organizzazione fondata da Martin Luther King, con cui Jackson ebbe da subito un rapporto molto stretto, basato su una grande ammirazione.

Jackson era presente anche il giorno in cui King venne assassinato sul balcone del Lorraine Motel di Memphis, dove si trovava per una manifestazione a sostegno di uno sciopero dei lavoratori della nettezza urbana. In seguito alla morte di King, la figura di Jackson venne criticata da una parte del movimento per quello che venne percepito come un eccessivo protagonismo e un tentativo arrivista di diventare quello che era stato King. Al tempo stesso negli anni gli venne attribuita una grande capacità di rappresentare le classi più emarginate, di cui lo stesso Jackson aveva fatto parte non solo in quanto nero ma anche in quanto nato in una famiglia lavoratrice del sud degli Stati Uniti, e le istanze più a sinistra all’interno del partito Democratico.

Un suo discorso alla convention del partito Democratico ad Atlanta, nel 1988, divenne uno dei più memorabili della storia della politica statunitense, un simbolo della retorica associata al cosiddetto sogno americano e dell’eredità politica di Jackson. «Sono nato nei bassifondi, ma i bassifondi non sono nati in me. E non sono nati in te, e tu puoi farcela. Mantieni viva la speranza!»