Forse la carbonara non la portarono gli americani

È stato scoperto un articolo di un giornale che la menzionava nel 1939, anni prima dell'arrivo dell'esercito statunitense a Roma

Un piatto di pasta alla carbonara (Antonio Masiello/Getty Images)
Un piatto di pasta alla carbonara (Antonio Masiello/Getty Images)

Da diversi anni l’origine della pasta alla carbonara viene fatta risalire alla presenza dell’esercito statunitense nel Lazio durante la Seconda guerra mondiale, ricostruzione che è stata spesso citata nei tentativi di ridimensionare e relativizzare l’importanza e la longevità attribuita oggi a quello che probabilmente è il piatto più rappresentativo della cucina romana. Ma una nuova prova attesta la prima menzione della carbonara al 23 agosto 1939, quindi anni prima dell’occupazione americana.

Quel giorno sul quotidiano indonesiano in lingua nederlandese De Koerier fu pubblicato un articolo che raccontava della rivalità tra due trattorie di Trastevere: una chiamata “Umberto”, la cui specialità era il risotto con i gamberi, e l’altra chiamata “Alfredo”, che serviva invece come piatto forte proprio gli spaghetti alla carbonara.

Il documento è stato scoperto dai giornalisti nederlandesi Edwin Winkels e Janneke Vreugdenhil, che l’hanno condiviso con Alberto Grandi, professore associato di Storia del cibo all’Università di Parma e noto per i libri in cui mette in discussione i miti della cucina italiana. Grandi, assieme allo storico della cucina Luca Cesari hanno confermato il documento e ne hanno dato notizia in questi giorni. «La storia della carbonara è da riscrivere completamente», ha detto Cesari.

Il documento infatti smentisce le teorie più credibili che erano state formulate negli ultimi anni, che riconducevano le origini della carbonara all’incontro tra i ristoratori romani e i soldati americani, che portavano con sé razioni di uova e pancetta liofilizzata. Cesari aveva persino ipotizzato che la carbonara potesse essere stata creata direttamente negli Stati Uniti dalla diaspora italiana che viveva lì da diverse generazioni.

«Gli americani secondo me sono ancora centrali in tutta questa vicenda, ma almeno il nome ha un andamento e un utilizzo molto più complesso e articolato rispetto a quello che pensavamo fino a una settimana fa» ha detto Grandi.

Prima di questo ritrovamento, la cronologia della carbonara si basava su documenti del periodo tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta. La prima citazione nota della carbonara risaliva al primo maggio del 1948, quando fu pubblicato l’articolo “La più bella piazza di Roma” sul Giornale di Trieste. L’autore Renato Mucci descrisse degli spaghetti alla carbonara mangiati in un ristorante di piazza Santa Maria in Trastevere, che potrebbe essere lo stesso citato sul De Koerier nel nuovo articolo scoperto.

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In entrambi i casi comunque sono solo citazioni del piatto, mentre la prima ricetta risale all’aprile del 1952 ed era stata trovata un anno fa dal critico e studioso di gastronomia Luca Cesari. Fu stampata sul giornale di Lille La Croix du Nord e fu scritta dall’attore Aldo Fabrizi. Quella versione era però molto diversa da quella attuale: prevedeva lardo cotto con olio e burro, pecorino e uova sbattute che venivano unite agli spaghetti in una ciotola affinché si cuocessero con il calore della pasta, con l’aggiunta finale di parmigiano.

Un’attestazione di poco successiva (dicembre del 1952) si trova su una guida ai ristoranti di Chicago dalla giornalista Patricia Bronté, che inserì la ricetta raccolta nel ristorante “Armando’s”, citando ingredienti come parmigiano e tagliarini. Il ritrovamento di questo documento aveva convinto molti storici che la carbonara fosse un piatto nato dall’incrocio tra i primi piatti romani e le disponibilità di ingredienti dei soldati americani. La menzione del 1939 invece attesta che una qualche forma di “pasta alla carbonara” esisteva già prima, visto che gli americani arrivarono nel Lazio nel 1944.

Pochi altri piatti hanno avuto una consacrazione negli ultimi anni come la carbonara, la cui ricetta è diventata oggetto di rivalità, discussioni e segreti, specialmente a Roma dove intorno alla sua interpretazione più contemporanea, quella con la cosiddetta “carbocrema” formata dai tuorli d’uovo e dal formaggio, si è sviluppata una sorta di ossessione.

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