Cosa si sa della bambina trovata morta in Liguria
La madre è accusata di averla uccisa a casa del compagno, anche lui indagato

La mattina del 9 febbraio i soccorritori del 118 hanno risposto alla chiamata di una donna che chiedeva il loro intervento a Bordighera, in provincia di Imperia, dicendo che sua figlia di due anni stava avendo una crisi respiratoria. Quando sono arrivati i soccorritori la bambina era già morta. Poche ore dopo la donna è stata arrestata con l’accusa di avere ucciso sua figlia, ed è stata portata in carcere. Da giovedì è indagato anche il suo compagno, entrambi l’accusa di omicidio preterintenzionale.
Da subito si era saputo che sul corpo della bambina erano stati trovati dei lividi, che secondo la madre sarebbero stati la conseguenza di una caduta dalle scale avvenuta giorni prima. Per il giudice delle indagini preliminari di Imperia, che ha disposto l’arresto per la donna, ci sono però indizi piuttosto evidenti per ritenere che sarebbe stata in realtà la madre a picchiare la bambina e a ucciderla. L’avrebbe uccisa senza averne l’intenzione, come conseguenza di atti violenti (in questo caso, si presume appunto per averla picchiata).
Secondo quanto ricostruito finora, la bambina sarebbe stata uccisa nella notte tra l’8 e il 9 febbraio a casa del compagno della donna. In quel momento c’erano anche le altre due figlie di lei, di 10 e 9 anni. La donna ha poi chiamato i soccorsi il 9 febbraio alle 8:21, una volta tornata a casa sua: per il giudice la bambina era però morta da almeno sei ore, si legge nei passaggi dell’ordinanza pubblicati dall’ANSA. Non si sa perché la donna l’avrebbe uccisa.
Stando agli investigatori, la donna si sarebbe comportata in modo contraddittorio e sospetto quella mattina, per esempio fingendo di essersi appena svegliata quando ha chiamato i soccorsi. Le telecamere di sorveglianza l’avrebbero invece ripresa mentre si spostava in auto poco prima della chiamata al 118. Secondo il gip, la donna avrebbe trasportato il cadavere della figlia in auto per una ventina di chilometri, da casa del compagno alla sua.
L’uomo è stato indagato solo giovedì, dopo che la donna aveva detto durante un interrogatorio di aver passato la notte tra l’8 e il 9 febbraio a casa sua. Inizialmente lui aveva negato che la compagna e le figlie avessero trascorso la notte da lui. L’abitazione è stata sequestrata dai carabinieri.
La prima relazione del medico legale definisce «traumi volontari» le ferite trovate sul corpo e sulla testa della bambina, che non sarebbero compatibili con una caduta accidentale dalle scale. Alcune sarebbero state inferte con degli oggetti contundenti. L’autopsia sul corpo della bambina è in programma per lunedì. Nel frattempo le altre due figlie della donna sono state affidate ai servizi sociali: il padre, che ha diversi precedenti penali, è in carcere da alcuni mesi. Il suo avvocato, Mario Ventimiglia, ha detto che l’uomo non riesce a spiegarsi cosa possa essere successo e che non ricorda atteggiamenti violenti della ex compagna.



