La Francia ha chiesto le dimissioni di Francesca Albanese sulla base di una frase manipolata
Il ministro degli Esteri francese ha accusato la relatrice dell'ONU di antisemitismo per un'espressione che non ha usato

Mercoledì il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, parlando davanti al parlamento, ha chiesto le dimissioni di Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, accusandola di antisemitismo sulla base di un’interpretazione manipolata di un suo discorso.
La polemica riguarda un discorso che Albanese aveva fatto pochi giorni prima a un evento organizzato dall’emittente qatarina Al Jazeera, e dall’attribuzione – rilanciata anche in diversi articoli di giornale – ad Albanese della frase secondo cui l’umanità avrebbe «un nemico comune» in Israele, una cosa che però non ha detto. L’espressione, usata realmente da Albanese, si riferiva ad altro.
Da un paio di anni Albanese è una delle più visibili e dure critiche di Israele e dei suoi massacri nella Striscia di Gaza, al centro di continue polemiche anche internazionali per le sue dichiarazioni controverse e giudicate da molti eccessivamente indulgenti verso Hamas. Intervenendo all’“Al Jazeera Forum” sabato 7 febbraio, ha fatto un breve discorso sulla questione palestinese. Il discorso completo, postato dalla stessa Albanese sui social media, si può vedere qui sotto. Tra le altre cose, Albanese ha parlato del genocidio dei palestinesi durante la guerra a Gaza, dicendo:
«Il fatto che invece di fermare Israele la maggior parte del mondo l’abbia armato, gli abbia fornito giustificazioni politiche, copertura politica, sostegno economico e finanziario è una sfida. (…) Se il diritto internazionale è stato colpito al cuore, è anche vero che mai prima d’ora la comunità globale aveva visto le sfide che tutti noi affrontiamo. Noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi, ora vediamo che abbiamo un nemico comune come umanità».
La parte ritenuta più controversa è stata quella in cui Albanese ha parlato di un «nemico comune» dell’umanità. È stata criticata in particolare dalla deputata francese Caroline Yadan, che fa parte di Renaissance, il partito centrista del presidente Emmanuel Macron. Il giorno dopo il discorso, l’8 febbraio, Yadan ha accusato Albanese di antisemitismo sui social media, sostenendo che avesse detto: «Israele è il nemico comune dell’umanità». In realtà Albanese non ha pronunciato quella frase. Yadan ha anche chiesto al ministro degli Esteri Barrot di intervenire.
Barrot ha risposto l’11 febbraio, durante una specie di question time davanti al parlamento. Non ha ripetuto la frase falsa di Yadan, ma ha detto che le parole di Albanese sono state «oltraggiose e colpevoli» perché «mirano non al governo israeliano, che è legittimo criticare, ma Israele in quanto popolo e in quanto nazione. Questo è del tutto inaccettabile».
Barrot ha ricordato che il discorso di Albanese è stato pronunciato davanti a un «rappresentante di Hamas e a un rappresentante del governo iraniano» (erano rispettivamente Khaled Meshaal, uno dei capi di Hamas all’estero, e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi) e ha detto che in passato Albanese avrebbe avuto altre «posizioni scandalose». Ha chiesto poi le sue dimissioni.
Dopo il discorso di Barrot in parlamento, Albanese ha specificato che cosa intendeva dire quando ha parlato di un «nemico comune»: «Il nemico comune dell’umanità è IL SISTEMA che ha abilitato il genocidio in Palestina, compreso il capitale finanziario che lo finanzia, gli algoritmi che lo nascondono e le armi che lo rendono possibile».
Albanese ha poi pubblicato sui social media varie smentite, in cui ha accusato il ministro francese di essersi basato su una versione manipolata del suo discorso e i media di averlo ripreso acriticamente, senza fare verifiche: «Non ho definito né Israele né altro Paese nemico dell’umanità», ha scritto. Per difendersi peraltro ha a sua volta rilanciato su X una trascrizione del suo discorso circolata sui social che integrava alle sue parole originali la sua successiva smentita: trascrizione, quindi, a sua volta falsa.
Le richieste di dimissioni portate avanti dalla Francia, dunque, sono state fatte in risposta a una campagna di una deputata francese basata su una frase mai pronunciata da Albanese, e presa fuori contesto. Non è chiaro se il ministro Barrot si sia fatto trarre in inganno dalla manipolazione della deputata, oppure se abbia approfittato dell’occasione per attaccare Francesca Albanese, che in questi anni è diventata una figura pubblica molto contestata e che a luglio è stata messa sotto sanzioni dall’amministrazione statunitense di Donald Trump.

Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, febbraio 2026 (AP Photo/Hussein Malla)
Albanese ha sempre usato parole molto dure nei confronti di Israele, sia prima sia durante la guerra a Gaza, e negli ultimi anni si è distinta come una delle più energiche critiche in Occidente dei massacri e dei crimini commessi da Israele nella Striscia di Gaza. Numerose sue dichiarazioni in passato avevano suscitato polemiche, come quando disse di condannare l’assalto alla redazione della Stampa da parte di militanti per la Palestina definendolo però «un monito» per la stampa. O quando, alla cerimonia in cui stava ricevendo un premio dal sindaco di Reggio Emilia, disse di “perdonarlo” per aver citato la liberazione degli ostaggi israeliani come condizione per la pace in Palestina.
Queste critiche così dure e le sue dichiarazioni più controverse le sono costate – per esempio da parte di molti esponenti del governo israeliano – accuse di antisemitismo. Albanese ha sempre rifiutato le accuse, e anzi ha spesso condannato l’antisemitismo, ma questo non ha placato le polemiche. Questo perché l’asticella di cosa costituisce antisemitismo varia notevolmente a seconda delle sensibilità, ed è oggetto da tempo di un enorme dibattito.
Alcuni ambienti più vicini a Israele tendono a vedere qualsiasi riferimento e allusione come un possibile atto di antisemitismo. In questo senso, per esempio, il fatto che Albanese abbia parlato di un «sistema che ha abilitato il genocidio in Palestina» è stato interpretato come un riferimento allo stereotipo antisemita secondo cui esisterebbe una «lobby ebraica» che controlla la politica e l’economia internazionali.
Albanese dice che le sue parole fossero riferite soltanto agli ampi sostegni politici ed economici di cui Israele gode all’estero, senza sfumature antisemite. Nei suoi rapporti come relatrice ONU Albanese si è occupata ampiamente della collaborazione tra il settore militare israeliano e numerose grandi aziende internazionali.



