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  • Mercoledì 11 febbraio 2026

Cos’era e cos’è oggi Rogoredo

Cioè il quartiere di Milano di cui si è più parlato nelle ultime settimane, per via delle Olimpiadi ma anche di due fatti di cronaca

L'Arena Santa Giulia (Qian Jun/MB Media/Getty Images)
L'Arena Santa Giulia (Qian Jun/MB Media/Getty Images)

In questi giorni la prima cosa che si vede uscendo dal retro della stazione di Rogoredo, un quartiere periferico a sud est di Milano, è una fila di camionette dell’esercito e della polizia schierate, con i militari armati accanto. Ci sono anche un banchetto, sempre dell’esercito, e varie auto dei carabinieri sparse tutt’attorno. In stazione un presidio delle forze dell’ordine c’era da anni, ma dall’inizio di febbraio sono aumentati i mezzi e il personale impiegato.

L’aumento dei militari in strada rientra nell’operazione “Strade sicure” del governo, e la scelta di schierarli proprio a Rogoredo è la conseguenza di due fatti di cronaca di cui si è molto parlato nelle ultime settimane, e che hanno sollevato nuovamente discussioni sulla sicurezza nel quartiere, storicamente noto per essere un’area di spaccio e microcriminalità. Nelle intenzioni del governo sembra anche un modo per mostrare alle persone arrivate a Milano per le Olimpiadi invernali che la zona è presidiata: da qualche giorno infatti sul retro della stazione di Rogoredo ferma la navetta che porta volontari, atleti, spettatori, giornalisti e delegazioni nazionali all’Arena Santa Giulia, l’avveniristica struttura dove si tengono le gare di hockey, che in linea d’aria si trova a un chilometro e mezzo.

I due fatti di cronaca avevano al centro due uomini rispettivamente di ventotto e trent’anni. Il primo, Abderrahim Mansouri, è stato ucciso durante un controllo antidroga in via Impastato, vicino alla stazione di San Donato (che da Rogoredo è divisa dalla tangenziale). L’uomo era noto alle forze dell’ordine e aveva dei precedenti per spaccio. La polizia ha raccontato che un agente gli aveva sparato dopo che Mansouri lo aveva minacciato con una pistola, che poi si era rivelata essere finta.

All’inizio di febbraio, invece, in via Cassinis (poco distante dalla stazione di Rogoredo) il trentenne Liu Wenham è morto dopo essere stato ferito durante una sparatoria con la polizia. Wenham aveva colpito a sprangate una guardia giurata, le aveva sottratto la pistola e poi aveva aperto il fuoco contro degli agenti di polizia. Anche lui era noto alle forze dell’ordine – che lo hanno descritto come una persona con problemi psichiatrici – ed era stato fermato più volte.

La polizia sul posto della sparatoria in cui è stato ferito a morte Liu Wenham (Ansa/Andrea Fasani)

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Non era la prima volta che Rogoredo finiva sui giornali per fatti di cronaca, anzi.

Rogoredo, un ex quartiere operaio, è un posto pieno di contraddizioni. È qui che fino a pochi anni fa si trovava il cosiddetto “boschetto della droga”, considerato una delle principali piazze di spaccio d’Italia, e che ancora non è stato smantellato del tutto. Ma è sempre qui che si trovano anche l’enorme sede di Sky, e uno dei tratti più frequentati del Parco Agricolo Sud Milano: quello che si sviluppa lungo il canale Vettabbia, con piste ciclabili, laghetti e silenziosi viali alberati. A maggio viene frequentato anche da uno degli ultimi pastori che scendono a Milano dalle prealpi Orobie per far pascolare le sue pecore.

Oggi però gran parte dei milanesi quando dice Rogoredo intende la sua stazione: uno snodo ferroviario sempre più importante per chi arriva o parte da Milano – soprattutto con l’alta velocità – e in questi giorni frequentatissimo per via delle Olimpiadi. È inoltre adiacente al quartiere Santa Giulia: nuovo, residenziale, molto tranquillo (e con case che costano parecchio). Tutta questa zona inoltre è ben collegata al centro. Da Rogoredo bastano poche fermate di metro della linea gialla per arrivare in Duomo.

Rogoredo iniziò a essere un centro di spaccio dagli anni Ottanta, ma fu attorno agli anni dieci del Duemila che la situazione iniziò ad aggravarsi. Il “boschetto della droga”, come veniva chiamata dai giornali l’area verde compresa tra la stazione di Rogoredo e quella della metro di Porto di Mare, attirava persone dipendenti da sostanze da tutta la città. A renderla così attraente era la possibilità offerta dagli ampi e riparati spazi del parco di appartarsi un po’ ovunque. Essendo vicina alla città, il boschetto attirava anche persone tossicodipendenti con scarsissimi mezzi: a un certo punto si potevano comprare delle microdosi anche per pochi euro. Alcune di queste persone poi frequentavano la stazione per chiedere l’elemosina, o compiere qualche piccolo reato.

Nel 2017 iniziò il processo di sgombero e smantellamento del boschetto, che proseguì per alcuni anni e coinvolse la prefettura, le forze dell’ordine, il comune, la regione e associazioni che si occupano di ambiente e beni culturali come Italia Nostra. Dal 2019 il boschetto è tornato un luogo dove le persone non hanno più paura ad avventurarsi. A detta di chi lo frequenta, però, lo spaccio non si è fermato: si è solo spostato da un’altra parte.

Una operazione antidroga nel boschetto di Rogoredo nel 2018 (Foto LaPresse/Matteo Corner)

«Ora lo spaccio si concentra nelle aree che passano accanto ai binari del treno», dice Simone Feder, coordinatore della Casa del Giovane, onlus che assieme a molte altre da anni lavora a Rogoredo, «dall’area verde delimitata da via Orwell fino a via sant’Arialdo, vicino alla stazione di San Donato». Quindi più a sud di prima. Le persone che la frequentano sono circa 650, dice Feder: «sono diminuite ma la situazione è ancora grave». Il 10 febbraio il corpo di un uomo, morto di overdose, è stato trovato sui binari del treno tra Rogoredo e San Donato, ed è solo l’ultimo di una lunga serie.

Proprio perché Rogoredo ha una storia così problematica è da tempo al centro di una serie di progetti di riqualificazione. Tutt’attorno all’area della stazione, spingendosi fino a Santa Giulia, ci sono o spunteranno presto dei cantieri. Alle spalle della sede di Sky sono iniziati i lavori per il Bosco della Musica, un campus progettato dallo studio Settanta7 che ospiterà il conservatorio di Milano.

(Un rendering del Bosco della Musica, immagine di Settanta7)

Lo Scalo Rogoredo invece è un progetto di riqualificazione che coinvolgerà una grossa area (anche questa poco distante dalla stazione) dove verrà costruita una serie di edifici residenziali. L’obiettivo del comune è destinarla soprattutto a case popolari e studentati, creare aree verdi e servizi pubblici di quartiere.

Anche se tecnicamente si tratta di un altro quartiere, Santa Giulia è in realtà strettamente legata a Rogoredo. La costruzione dell’Arena ha portato una serie di cambiamenti e ha attirato in questa parte di città molte persone e attenzioni. Stando seduti sulla navetta che porta all’Arena dalla stazione di Rogoredo, saltano all’occhio diversi cantieri (oltre a molte zone ancora abbandonate).

Quando è stato progettato, Santa Giulia doveva essere un quartiere all’avanguardia, una specie di città nella città nata dalla riqualificazione di una vecchia zona industriale occupata dalle fabbriche della Montedison e Redaelli. Di fatto però il progetto – o meglio, i progetti, visto che negli ultimi 25 anni ne sono stati fatti tre – non sono mai stati completati, perché molto ambiziosi e perché in parte rallentati da alcune inchieste sui lavori di bonifica sui terreni delle ex fabbriche. L’ultimo progetto è del noto architetto Mario Cucinella, e prevede una serie di palazzi residenziali, aree con negozi, servizi e spazi culturali: se tutto va bene sarà pronto tra otto anni.

Il futuro del quartiere dipenderà anche da cosa si farà con l’Arena. L’idea è che dopo le Olimpiadi venga usata per concerti, eventi e partite; in definitiva che porti più persone a Santa Giulia, dove ora ci sono pochi negozi e servizi. Allo stesso tempo però la costruzione dell’Arena ha rallentato la realizzazione delle altre opere previste, come la metro-tranvia, attesa da 25 anni, che doveva essere pronta per le Olimpiadi ma è stata rimandata, e un grosso parco al centro del quartiere.