Secondo le stime dell’Istat nel 2025 la produzione industriale italiana è calata per il terzo anno di fila

Secondo le ultime stime dell’Istat in Italia nel 2025 è calata per il terzo anno di fila la produzione industriale, cioè quell’indicatore che mostra come va l’attività economica dell’industria nel suo complesso: rispetto all’anno precedente è scesa dello 0,2 per cento, dopo che si già era ridotta del 3,5 nel 2024 e del 2,5 nel 2023. Il calo è diventato meno grave rispetto agli anni precedenti, ma è comunque una pessima notizia: dall’andamento dell’industria dipende ogni anno circa un quinto di tutto il Prodotto Interno Lordo italiano e anche per il 2025 il contributo del settore alla crescita economica rischia di essere negativo, se il dato dovesse essere confermato dai numeri definitivi che arriveranno nei prossimi mesi.
La crisi dell’industria era iniziata a seguito dell’inizio della guerra in Ucraina, nell’inverno del 2022, perlopiù a causa dell’imponente aumento del costo dell’energia. A questo si sono aggiunte altre ragioni, condivise con i settori industriali di gran parte degli altri paesi europei e ancora non superate: la crisi del settore delle auto; il tracollo della produzione di Stellantis, che produce e vende sempre meno veicoli; il difficile contesto internazionale, aggravato dai dazi di Trump che penalizzano l’industria di tutto il mondo. Ci sono anche i tipici problemi italiani, come l’esagerato costo dell’energia, che penalizza le aziende anche a crisi energetica finita. A tutto questo il governo italiano non è riuscito a rispondere con politiche industriali efficaci, con un ministero delle Imprese gravemente inconcludente e impopolare tra le imprese.
I dati Istat mostrano difficoltà abbastanza trasversali tra i diversi comparti industriali. Quelle che vanno peggio sono le aziende tessili e dell’abbigliamento, insieme a quelle che si occupano delle varie fasi della fabbricazione di mezzi di trasporto. Tra i pochi comparti in crescita ci sono il settore farmaceutico, quello alimentare, e la produzione di prodotti elettronici. Vanno meglio degli altri anche l’attività estrattiva e il settore energetico.
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