Cosa farà Sanae Takaichi con tutti questi deputati
La prima ministra di destra che ha stravinto le elezioni potrebbe dotare il Giappone di un vero esercito, tra le altre cose

La vittoria del Partito Liberal Democratico (PLD, di destra) alle elezioni anticipate in Giappone è per molti versi storica: è la più ampia vittoria per un singolo partito dalla Seconda guerra mondiale, cioè da quando il Giappone è una democrazia, e dà alla prima ministra Sanae Takaichi una maggioranza di oltre i due terzi dei seggi alla Camera dei rappresentanti, la camera bassa e la più importante del parlamento giapponese.
Il PLD ha ottenuto 316 seggi (rispetto ai 198 della legislatura precedente) sui 465 della Camera dei rappresentanti. Si aggiungono i 36 seggi del partner di coalizione del PLD, il Partito dell’Innovazione del Giappone. Con questa enorme maggioranza (definita dai giornali «supermaggioranza») Takaichi potrà governare in quasi totale autonomia. Il suo programma ha due elementi centrali: l’economia e la ri-militarizzazione del Giappone.
Per Takaichi avere la maggioranza dei due terzi della Camera dei rappresentanti è importante anzitutto perché le consente di fare approvare leggi ordinarie superando, se necessario, l’ostruzionismo della Camera dei consiglieri, cioè la camera alta, dove il PLD non ha la maggioranza. Funziona così: se la Camera dei consiglieri blocca o modifica una legge già approvata dalla Camera dei rappresentanti, quest’ultima può votarla di nuovo e approvarla comunque grazie alla maggioranza dei due terzi. In questo modo, almeno per le leggi ordinarie, Takaichi non avrà bisogno di negoziare con l’opposizione.
Alcune delle misure più importanti che la prima ministra vuole approvare riguardano l’economia, che in Giappone è stagnante da decenni. Tra le altre cose, Takaichi ha annunciato che intende sospendere per due anni l’IVA dell’8 per cento sui generi alimentari con l’obiettivo di ridurre il carovita, e garantire misure di aiuto economico alla classe media indebolita da salari bassi e inflazione alta. Ha inoltre promosso un importante piano di investimenti pubblici per stimolare la crescita del PIL.

Membri delle Forze di autodifesa giapponesi, novembre 2021 (EPA/KIYOSHI OTA)
L’altro elemento importante del programma di Takaichi riguarda le forze armate giapponesi e la riforma militare del paese.
Dopo la sconfitta nella Seconda guerra mondiale, il Giappone approvò una nuova Costituzione scritta sotto l’influenza delle forze d’occupazione statunitensi, che vietava al paese di avere un proprio esercito. Le forze armate giapponesi sono attualmente chiamate Forze di autodifesa, e come dice il nome hanno il solo compito di difendere il territorio nazionale da eventuali attacchi o invasioni esterne e non possono essere impiegate in missioni armate all’estero.
Da decenni la destra giapponese vorrebbe cambiare questa situazione, sostenendo che il paese abbia bisogno di un vero esercito per fronteggiare le minacce esterne e per portare avanti i propri interessi all’estero.
Con la sua nuova maggioranza, Takaichi può fare approvare alcune leggi ordinarie per favorire l’espansione dell’industria militare. Potrebbe, per esempio, eliminare le restrizioni all’esportazione delle armi, che al momento consentono di vendere all’estero esclusivamente armi non letali (quindi per esempio sistemi di trasporto, sistemi per il riconoscimento delle mine antiuomo e via dicendo). Eliminare le restrizioni consentirebbe all’industria militare giapponese di sviluppare nuovi sistemi d’arma letali per le esportazioni, che poi finirebbero per favorire anche lo sviluppo di un esercito più professionale.
Per trasformare le Forze di autodifesa in un esercito, però, Takaichi dovrebbe modificare la Costituzione, cosa che non è riuscita a nessuno dei suoi predecessori. È necessario un voto dei due terzi della Camera dei rappresentanti (di cui Takaichi dispone); un voto dei due terzi della Camera dei consiglieri (senza la possibilità di superarla come succede per le leggi ordinarie) e infine un referendum popolare confermativo.
Takaichi, con la sua maggioranza alla camera bassa, ha quanto meno il vantaggio di poter iniziare il processo legislativo, e di avviare così la discussione sulla riforma, ma non è detto che riuscirà a portarla avanti.
Un altro punto importante del programma di Takaichi riguarda l’immigrazione: benché gli immigrati in Giappone siano pochissimi per gli standard dell’Occidente (il 3,2 per cento della popolazione, contro per esempio il 9,2 dell’Italia), negli ultimi anni sono aumentati notevolmente, e questo ha fatto preoccupare una parte della popolazione che sostiene la tradizionale omogeneità culturale ed etnica del Giappone. Per questo Takaichi e il PLD hanno promesso misure per ridurre l’immigrazione, rendere più difficile acquisire la cittadinanza giapponese e acquistare immobili da parte di stranieri.



