• Italia
  • Martedì 10 febbraio 2026

A Ferrara il comune ha sgomberato 500 persone, e se n’è lavato le mani

Abitavano nel cosiddetto "grattacielo" vicino alla stazione, molto malmesso: il sindaco ha fatto capire loro che devono arrangiarsi

Il cosiddetto grattacielo di Ferrara
Il cosiddetto grattacielo di Ferrara (Comune di Ferrara/Facebook)
Caricamento player

Entro la fine della settimana a Ferrara quasi 300 persone dovranno lasciare le loro case per rispettare un’ordinanza di sgombero firmata dal sindaco leghista Alan Fabbri. Altre 200 sono già senza una casa da quasi un mese. Sono per la maggior parte straniere. Molte sono costrette a dormire da parenti e amici, alcune in spazi messi a disposizione dalle associazioni. Altre ancora stanno dormendo in auto.

Tutte le persone coinvolte in questo sgombero, uno dei più ampi decisi negli ultimi anni in Italia, abitano o abitavano nel cosiddetto grattacielo di Ferrara, un complesso di tre torri costruito vicino alla stazione alla fine degli anni Cinquanta e da decenni al centro di discussioni alimentate soprattutto dalla destra, che lo considera un simbolo di degrado e insicurezza.

Il sindaco ha ordinato i primi sgomberi dopo un incendio avvenuto nella torre B domenica 11 gennaio intorno alle 4 del mattino. Le fiamme hanno danneggiato un locale tecnico senza raggiungere gli appartamenti. Durante l’evacuazione 19 persone hanno respirato molto fumo e sono state ricoverate in ospedale, senza conseguenze gravi.

Da allora le circa 200 persone che abitavano nella torre B non hanno potuto tornare nelle loro case perché il palazzo non è stato giudicato sicuro. Le ispezioni dei vigili del fuoco hanno accertato che l’impianto antincendio di tutte e tre le torri non è a norma, e per questo motivo il sindaco Fabbri ha disposto lo sgombero anche delle torri A e C. I 15 giorni concessi agli ultimi 300 abitanti rimasti nel palazzo scadono invece questa settimana.

Si sapeva da anni che le tre torri non erano a norma. Negli anni Sessanta per i ferraresi il grattacielo era un simbolo di modernità. Era infatti il palazzo più alto di Ferrara, con i suoi appartamenti dalla vista unica e attaccato alla stazione, allo stadio e allo svincolo dell’autostrada verso Bologna e Padova. In pochi anni però i proprietari capirono che sarebbe stato complicato e costoso mantenere un palazzo così grande.

Tra gli anni Ottanta e Novanta molti iniziarono a vendere, spaventati dalle spese condominiali sempre più alte. Come accadde in molte città europee, anche a Ferrara nell’area intorno alla stazione aumentarono lo spaccio e la microcriminalità. Negli anni Novanta il grattacielo aveva già perso gran parte del suo fascino. La maggior parte degli appartamenti fu affittata a persone straniere in cerca di case a basso costo, magari arrivate da poco, e negli anni subaffittate senza troppi controlli. Nel 1993 i vigili del fuoco segnalarono per la prima volta le carenze del sistema antincendio.

L'evacuazione del grattacielo di Ferrara a causa dell'incendio divampato l'11 gennaio

L’evacuazione del grattacielo di Ferrara a causa dell’incendio divampato l’11 gennaio (ANSA/Filippo Rubin)

Con il passare degli anni aumentarono i problemi e i costi. Si stima che tra i debiti accumulati a causa delle spese di manutenzione non pagate dai condomini e i lavori per mettere tutto a norma servano tra i 3 e i 4 milioni di euro. Al momento nella cassa gestita dall’amministratore ci sono solo 13mila euro.

Per anni la destra ha sfruttato le condizioni del grattacielo per attaccare le giunte di centrosinistra, accusate di aver sottovalutato la sua pericolosità. Alan Fabbri, il sindaco leghista che governa la città da quasi 7 anni, ha costruito parte del suo successo elettorale proprio sulla “riconquista” del quartiere GAD, quello intorno allo stadio. «La differenza tra noi rimane quella: voi parlate, io faccio», ha detto Fabbri all’opposizione durante il consiglio comunale del 26 gennaio.

Da quando è stata firmata l’ordinanza, il sindaco non ha mai parlato dello sgombero come di un’emergenza e ha rifiutato di definire “sfollati” gli abitanti senza una casa. Secondo il comune si tratta di una faccenda privata: privato è il palazzo, e quindi privati sono i problemi per i suoi abitanti. «Da sindaco ho firmato moltissime ordinanze di inagibilità, non per calamità naturali. Le persone coinvolte hanno dovuto provvedere da sole, in quanto privati. Da amministratore non posso permettermi disparità di trattamento tra cittadini», ha detto Fabbri.

Chiara Sapigni, ex assessora alle Politiche sociali col centrosinistra e vicepresidente del Centro di Servizi per il Volontariato, uno spazio che ospita diverse associazioni locali, critica Fabbri non per aver firmato l’ordinanza di sgombero, ma per non preoccuparsi delle conseguenze sociali di questa decisione.

Qualunque sia l’origine di questo problema, dice Sapigni, ora bisognerebbe occuparsene con più responsabilità. «In una città come Ferrara, con un mercato degli affitti bloccato dagli studenti universitari, è quasi impossibile trovare una casa: per di più in così poco tempo», dice. «Inoltre a Ferrara c’è ancora una grande discriminazione: molte persone straniere sono al grattacielo perché, pur avendo un reddito, nessuno affitta loro casa proprio perché straniere».

Dalla fine di gennaio il comune ha messo a disposizione strutture di accoglienza solo per le famiglie definite fragili, con anziani e persone con disabilità. In totale sono 13 persone su un totale di circa 500. Tutte le altre possono in teoria rivolgersi ai servizi sociali, che però faticano anche solo a ricevere così tante persone tutte insieme. «Da giorni allo sportello ci sono decine di abitanti in coda», dice Luca Greco, segretario della Filt Cgil che ha assistito alcune famiglie nella presentazione delle pratiche.

Greco chiarisce che nel caso del grattacielo non si parla di residenti abusivi: gli abitanti lavorano, hanno contratti a tempo indeterminato, hanno la residenza, pagano le tasse, molti sono proprietari della casa da cui sono stati sgomberati. «Hanno il diritto di avere risposte. Il sindaco Fabbri dice che non daranno mai case popolari, ma gli abitanti non le hanno mai chieste, anche perché non potrebbero averle. Loro una casa ce l’hanno già», dice Greco.

Una quarantina di abitanti sfollati, tutti uomini, lavoratori nel settore della logistica, viene ospitata in un doposcuola gestito dall’associazione Viale K perché non hanno un altro posto dove dormire. Per una settimana sono stati in una palestra aperta dalla Protezione civile. L’accoglienza nel doposcuola è provvisoria, possibile grazie ai volontari dell’associazione, agli scout e alle donazioni di alcuni cittadini di Ferrara: le persone dormono su brande posizionate in due aule e si lavano in docce messe a disposizione dalla Caritas.

La scorsa settimana le associazioni di volontariato hanno partecipato a un incontro organizzato dal prefetto Massimo Marchesiello per cercare di trovare una sistemazione agli sfollati. È molto complicato trovare spazi che possano ospitare così tante persone. Domenico Bedin, presidente dell’associazione Viale K, critica il comune per aver definito tutta la vicenda una questione privata, anche se le ordinanze di sgombero sono atti pubblici con conseguenze sociali che avranno un impatto altrettanto pubblico: «Il comune dovrebbe coordinare le energie cittadine per risolvere il problema, invece finora abbiamo visto solo una ritirata strategica».

In una nota stampa molto criticata dai gruppi di opposizione, l’assessora alla Sicurezza Cristina Coletti si è spinta fino a criticare la prefettura per aver organizzato il confronto tra le associazioni. «Parlare di “sfollati” ora appare inappropriato, stando al significato concreto del termine», ha scritto Coletti rivolgendosi alla prefettura. «In questo caso siamo in presenza di un condominio e di proprietari condomini ben consapevoli, da molti anni, delle gravi criticità impiantistiche del complesso immobiliare».

Nel frattempo l’amministratore del grattacielo ha chiesto ai proprietari mille euro a testa per sostenere le spese dello sgombero. Martedì ai piedi del grattacielo è in programma un presidio organizzato dalle associazioni per chiedere un sostegno agli abitanti. Da giorni alcuni abitanti hanno appeso alle finestre lenzuoli con disegnati degli occhi per chiedere più attenzione alle istituzioni.