Quanto sono frequenti gli assalti ai portavalori
Quello organizzato lunedì mattina è l'ennesimo degli ultimi anni, e c'è una ragione per cui è avvenuto in Puglia

Lunedì mattina sulla superstrada 613 che collega Brindisi e Lecce, in Puglia, all’altezza dello svincolo per la frazione di Tuturano, un gruppo di persone armate ha assaltato un furgone portavalori. La scena è stata ripresa da un camionista che stava passando nella corsia di marcia opposta: nel video si vedono almeno sei assaltatori con in mano armi e fucili. Alcuni sono vestiti di nero, altri indossano tute bianche e passamontagna. Si vede anche il momento dell’esplosione del furgone portavalori.
Il gruppo era arrivato sulla superstrada fingendosi parte della scorta della polizia che accompagnava il furgone, a bordo di alcune auto con lampeggiante blu. Aveva poi posizionato un mezzo al centro della carreggiata e gli aveva dato fuoco, costringendo il portavalori a fermarsi. La rapina però non è riuscita e i membri della banda sono scappati a bordo delle loro auto e di altri mezzi rubati agli automobilisti in coda.
Durante la fuga sono stati intercettati da una pattuglia dei carabinieri, contro la quale hanno sparato alcuni colpi di arma da fuoco. Due rapinatori sono stati poi arrestati. Uno di loro è un 38enne ex militare paracadutista dell’esercito, e non è un caso visto come è stato organizzato il colpo.
Le immagini di assalti come questo, registrate durante le operazioni e con riprese molto ravvicinate, sono rare. Per questo motivo, anche se colpi di questo tipo sono piuttosto frequenti, l’episodio di lunedì ha fatto più scalpore di altri.
Gli ultimi dati disponibili su questo fenomeno si riferiscono al 2023 e sono contenuti nel Rapporto intersettoriale sulla criminalità predatoria, curato dall’Associazione Bancaria Italiana (ABI) in collaborazione con il ministero dell’Interno.
Nel 2023 gli assalti ai portavalori sono stati 15, più di uno al mese. Sono diminuiti rispetto al 2022, ma è difficile affermare che siano un fenomeno stabilmente in calo, un po’ perché manca una misurazione di anni più recenti (il 2024 e il 2025), un po’ perché i numeri degli anni precedenti sono piuttosto discontinui: sono stati 26 nel 2022, 19 nel 2021, 44 nel 2020.
Gli assalti si dividono in tre tipologie: quelli più noti sono gli attacchi ai furgoni blindati durante il trasporto del denaro. Di solito avvengono su autostrade o superstrade, in punti facili da isolare: i gruppi criminali bloccano il traffico con mezzi pesanti messi di traverso e dati alle fiamme, poi fermano il portavalori forando le gomme con chiodi e cercano di aprirlo con esplosivi o seghe circolari. Sono la tipologia di assalto più complicata e rischiosa, ma di solito anche la più redditizia.
C’è poi l’attacco che avviene durante il trasbordo del denaro dal punto di partenza al furgone, oppure dal furgone al punto di consegna. In gergo viene chiamato “rischio marciapiede”. Di solito viene organizzato da un gruppo ristretto di persone armate. Sono leggermente più frequenti degli assalti ai furgoni e hanno tendenzialmente una percentuale più alta di successo, ma sono meno remunerativi perché, per questioni di tempo e spazio, gli assalitori riescono a portare via meno denaro.
Infine ci sono gli attacchi alle sale conta, cioè ambienti blindati, di solito gestiti da istituti di vigilanza privata o banche, usati per contare, verificare e smistare il denaro contante. In questi assalti, che in Italia sono un fenomeno abbastanza recente e quindi ancora raro, i criminali entrano nelle sale demolendo i muri con escavatori e mezzi pesanti, posizionando strisce chiodate e mezzi incendiati nelle strade vicine, per rallentare l’arrivo delle forze dell’ordine. Sono azioni ad alto rischio per i criminali, ma anche molto remunerative: nell’ultima rapina di una sala conta riportata da ABI, avvenuta a Sassari nel 2024, una banda riuscì a portare via circa 12 milioni di euro.
Dei 15 assalti avvenuti nel 2023, 6 sono stati attacchi a furgoni blindati. Solo in 3 di questi casi la rapina è riuscita: le bande hanno sottratto in media 376mila euro per ogni colpo. Gli attacchi “marciapiede”, invece, sono stati 9 e la rapina ha avuto successo in 8 casi, con un bottino medio di circa 48mila euro per ogni episodio. Non ci sono stati attacchi a sale conta.
La maggior parte degli assalti del 2023 è avvenuta in Campania (5) e in Emilia-Romagna (3), ma ci sono stati episodi anche in Piemonte, Lombardia, Lazio, Abruzzo, Puglia, Sicilia e Sardegna. Gli episodi più recenti invece (uno il 5 gennaio e l’altro il 7) si sono concentrati sull’autostrada A14, nel tratto che attraversa l’Abruzzo e la Puglia. La Direzione Distrettuale Antimafia ha notato che nelle zone tra Foggia e Cerignola e in quella tra Barletta, Andria e Trani sono attivi gruppi mafiosi e criminali che si sono specializzati negli assalti armati ai portavalori e nelle rapine ad autotrasportatori, e che operano anche al di fuori della Puglia.
Quella dell’assalto ai furgoni blindati e ai caveau è una specialità della mafia cerignolana, uno dei tre rami della cosiddetta quarta mafia, la mafia pugliese. Mentre la Società foggiana – questo il nome storico dell’organizzazione mafiosa di Foggia – è attiva soprattutto nelle estorsioni e la mafia garganica nel traffico di hashish e marijuana provenienti dall’Albania, la mafia cerignolana, che si è infiltrata in attività economiche legali per ripulire e riciclare il denaro proveniente dall’attività criminale, non ha mai abbandonato la sua “specialità”: l’assalto ai furgoni blindati, appunto.
Di solito gli attacchi vengono organizzati da bande specializzate, dotate di capacità organizzative, tecniche e militari piuttosto elevate. Negli ultimi anni i gruppi criminali stanno diventando sempre più abili, soprattutto negli attacchi ai furgoni blindati, che registrano un tasso di successo crescente. I banditi, infatti, hanno imparato a calibrare le giuste dosi di esplosivo, in modo che siano sufficienti a lacerare le lamiere blindate dei furgoni portavalori o a demolire le serrature, ma senza distruggere o compromettere il denaro custodito.
Ultimamente le misure di prevenzione e contrasto contro questo tipo di azioni criminali sono state potenziate (ma non tutte sono note, per motivi di sicurezza). Oggi tutti i portavalori sono costruiti per avere una maggiore resistenza fisica agli sfondamenti e hanno allarmi più sofisticati, sistemi Gps più difficili da oscurare e sensori in grado di rilevare automaticamente anomalie ambientali come urti improvvisi, rumori forti o spari.
Ci sono poi diversi sistemi studiati per rendere il denaro inutilizzabile in caso di furto. Il più noto è quello dell’inchiostro: quando i furgoni, gli sportelli automatici o altri contenitori blindati vengono manomessi, si attivano automaticamente sistemi che macchiano le banconote con un inchiostro indelebile che le rende riconoscibili (insieme a chi cerca di spenderle). I colori più usati sono viola, verde, blu, rosso e nero. All’interno dei portavalori esistono anche sistemi che inglobano i contanti in una resina che si solidifica in pochi secondi, rendendo impossibile portarli via.
Per gli attacchi “marciapiede”, invece, sono state create apposite valigette per il trasbordo dal punto di prelievo al furgone (e viceversa) dotate di un GPS e in grado di macchiare il contante in caso di allontanamento dal portavalori.



