Agli Oscar l’intelligenza artificiale è ovunque
Per esempio in “I peccatori”, il film con più candidature di sempre, ma se ne sta parlando molto meno dell'anno scorso

È stata usata meno intelligenza artificiale nella lavorazione di Avatar: Fuoco e cenere, un film considerato altamente tecnologico, che in quella di I peccatori, il film di Ryan Coogler considerato invece un’opera più artigianale. Il film di James Cameron, benché in gran parte realizzato in computer grafica, non fa nessun uso di intelligenza artificiale generativa, come ha spiegato più volte il regista, che è molto contrario all’AI. Al contrario è noto che per I peccatori sia stato usato il software di intelligenza artificiale Revize. Eppure Avatar: Fuoco e cenere ha ricevuto tre candidature a questi Oscar, e non ha trovato posto tra i nove candidati a miglior film, mentre I peccatori ne ha ricevute 16, un numero a cui nessun film era mai arrivato.
L’Academy, cioè l’organizzazione che gestisce le votazioni per gli Oscar e produce la serata di premiazione, ha scelto di non imporre limiti o regole riguardo all’uso di intelligenza artificiale nei film che concorrono. Benché ognuna delle 10mila persone che votano gli Oscar lo fa secondo le proprie idee, l’Academy ha una posizione ufficiale, cioè che l’AI non aiuta né limita le possibilità di vincere un premio: «Nella scelta di chi premiare l’Academy giudica il risultato, tenendo in considerazione la quantità di contributo umano nel processo autoriale e creativo».
Questa presa di posizione molto permissiva si rese necessaria l’anno scorso, quando uno dei film candidati in diverse categorie, The Brutalist di Brady Corbet, fu al centro di una polemica. Il montatore del film, Dávid Jancsó, spiegò in un’intervista a una testata di settore che era stato usato il software Respeecher per migliorare i dialoghi in ungherese degli attori Felicity Jones e Adrien Brody, così che suonassero davvero ungheresi. Sia Jones che Brody erano candidati a un Oscar, come lo era Karla Sofia Gascon, protagonista di Emilia Pérez, anche lei in alcuni punti aiutata da Respeecher.
L’anno scorso si discusse molto dell’opportunità per quegli attori di gareggiare con gli altri e di quanto la loro performance fosse stata aiutata dall’intelligenza artificiale. Jones e Gascon non erano mai state davvero in gara per il premio e infatti non lo vinsero, ma Brody sì. La cosa dimostrò quanto questo tipo di utilizzi dell’AI sia accettato da chi fa i film a Hollywood e poi vota per gli Oscar. L’Academy considerò anche la possibilità di imporre a ogni produzione di dichiarare l’uso dell’AI nei film candidati, ma alla fine rinunciò, preferendo lasciare che ciascuno votasse il risultato finale più che il processo che aveva portato a quel risultato.
Come detto, quest’anno le cose sono molto diverse: l’AI è usata da qualsiasi produzione, specialmente quelle con budget minori che non possono permettersi di pagare delle persone per certi lavori. Solo James Cameron e pochi altri hanno l’autorità e la disponibilità di risorse per fare un film come Avatar: Fuoco e cenere usando e pagando decine di migliaia di lavoratori.
Al contrario altri film come Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson (che pure non è costato poco) utilizzano sempre strumenti di AI generativa nella post produzione, quando cioè le riprese sono finite, per migliorare suono e immagine. È un processo che si è sempre fatto, da quando i film erano in pellicola, e che ora prevede in tutti i casi (incluso il film di Paul Thomas Anderson) software di AI per pulire i dialoghi, bilanciare il sonoro, stabilizzare le immagini o anche solo sveltire e velocizzare i processi interni e quindi diminuire i costi.
Il caso di I peccatori invece ha una sua eccezionalità. L’attore Michael B. Jordan interpreta due personaggi, gemelli, e quindi è spesso in scena con se stesso. Da quando esistono gli effetti visivi in computer grafica questo effetto si ottiene in certi casi “raddoppiando” l’attore in scena, cioè mettendo nella stessa immagine due performance separate del medesimo attore, in altri usando una controfigura sulla cui faccia viene applicato digitalmente il volto dell’attore. Nelle scene in cui si è scelta questa seconda tecnica, l’AI non è stata utilizzata per ottenere quell’effetto, che richiede un gran lavoro umano fotogramma per fotogramma perché sia sempre credibile e non produca errori, ma per automatizzare e velocizzare la parte più ripetitiva del lavoro lasciando all’intervento umano la cura dei dettagli.
Il fatto che abbiano usato software di intelligenza artificiale non cambia il fatto che film come Una battaglia dopo l’altra e I peccatori siano considerati i migliori esempi dell’anno di cinema autoriale, di ambizione artistica e di cura artigianale.
Secondo Erik Barmack, che per The Ankler segue gli sviluppi dell’intelligenza artificiale nelle produzioni cinematografiche, in questa fase storica l’uso dell’AI nei film americani è tollerato, e anche premiato, solo se nasconde se stesso e non danneggia l’illusione del film come opera d’artigianato. Al contrario un film come Avatar: Fuoco e cenere, in cui non è stato fatto alcun uso di AI, rimane il rappresentante dei film realizzati tramite i computer e per questo fatica a trovare riconoscimenti agli Oscar. In un’altra fase storica, nel 2010, quando l’intelligenza artificiale ancora non esisteva, il primo Avatar ricevette invece moltissime candidature e molti premi.



