L’ambasciatrice norvegese in Iraq e Giordania si è dimessa per un caso di corruzione legato a Jeffrey Epstein

Mona Juul quando era ambasciatrice alle Nazioni Unite, nel gennaio del 2019 (AP/Richard Drew)
Mona Juul quando era ambasciatrice alle Nazioni Unite, nel gennaio del 2019 (AP/Richard Drew)

Domenica Mona Juul, l’ambasciatrice norvegese in Iraq e Giordania, si è dimessa per le sue connessioni con il finanziere statunitense Jeffrey Epstein, condannato per avere sfruttato sessualmente ragazze minorenni nel 2008 e morto in carcere nel 2019. Tra i documenti relativi al suo processo pubblicati dal governo statunitense c’è una donazione firmata da Epstein, che avrebbe pagato 5 milioni di dollari (circa 4,2 milioni di euro) a ciascuno dei due figli di Juul e Terje Rød-Larsen, suo marito.

Lunedì l’Økokrim, un’agenzia speciale della procura norvegese che si occupa tra le altre cose di indagare sui reati finanziari, ha aperto un’indagine nei confronti di Juul per corruzione aggravata. Anche Rød-Larsen è indagato come complice. Entrambi hanno negato le accuse. Oltre alla presunta donazione, sia Rød-Larsen che Juul avrebbero avuto diversi contatti con Epstein.

Juul e Rød-Larsen sono due importanti diplomatici norvegesi. Tra le altre cose, avevano partecipato ai lavori per gli accordi di Oslo, che negli anni Novanta avrebbero dovuto mettere fine al conflitto tra Israele e Palestina. Juul era stata anche ambasciatrice della Norvegia alle Nazioni Unite.

Nei giorni scorsi in Norvegia si era già parlato molto del contenuto dei documenti su Epstein, in particolare dei rapporti tra lui e la principessa ereditaria della Norvegia, Mette-Marit Tjessem Høiby. I giornali norvegesi hanno scritto che anche l’ex primo ministro norvegese Thorbjørn Jagland e l’ex ministro degli Esteri Børge Brende avrebbero avuto contatti con Epstein. L’Økokrim ha detto di avere iniziato un’indagine anche su Jagland.

– Ascolta anche: Il caso Epstein, spiegato bene