In Bulgaria c’è un caso che ricorda “Twin Peaks”
Nelle montagne vicino al confine con la Serbia ci sono stati due presunti triplici omicidi in una settimana: le teorie del complotto abbondano

Il 2 febbraio la polizia bulgara è intervenuta in una casa di montagna dove era stato segnalato un incendio, nell’ovest del paese: all’esterno ha trovato tre uomini uccisi con colpi di pistola sparati alla testa da distanza ravvicinata. È da qui che è iniziato uno strano caso di cronaca che ha attirato parecchia attenzione nel paese; la scarsità di informazioni ha favorito la circolazione di teorie del complotto e ricostruzioni poco sostanziate, che chiamano in causa fra le altre cose la tratta di migranti, il disboscamento illegale, le pratiche spirituali alternative e presunti abusi sessuali su minori.
Domenica, una settimana dopo il ritrovamento dei primi corpi, la polizia ha trovato altre tre persone morte in un camper nel paese di Vratsa, a circa due ore di strada dall’edificio andato a fuoco: erano due adulti e un ragazzo di 15 anni che erano ricercati dalla polizia in merito al caso. Gli adulti erano membri di una ONG ambientalista di cui facevano parte anche le prime tre persone morte (il ragazzo invece era il figlio di un amico). La polizia ha detto di sospettare un suicidio collettivo o un caso di omicidio con suicidio.
La vicenda è diventata nota come “caso Petrohan”, dal nome della zona in cui sono stati trovati i primi cadaveri, ma colloquialmente è chiamata anche “il Twin Peaks bulgaro”, dal nome della celebre serie di David Lynch. Il procuratore generale della Bulgaria ha menzionato Twin Peaks in una conferenza stampa, dicendo che «la realtà ci ha dato dettagli più scioccanti che nella serie». Twin Peaks racconta l’omicidio di una giovane ragazza in una piccola cittadina degli Stati Uniti: il caso di Petrohan la ricorda sia perché è avvenuto d’inverno in una zona montuosa sia per l’atmosfera misteriosa che circonda le morti.
Per giorni la polizia non ha dato praticamente nessuna informazione ufficiale, e tuttora non ha chiarito vari punti. Non ha detto quando sarebbero avvenute di preciso le morti, se qualcun altro abbia visto i corpi prima della polizia, quale tipo di armi e proiettili sia stato usato, né se ci siano impronte digitali o altre prove utili a ricostruire quanto accaduto. La ONG per cui lavoravano le vittime sorvegliava i boschi con un drone, ma non si sa se siano stati recuperati dei video. Le telecamere interne alla casa sono state distrutte dall’incendio, mentre quelle esterne hanno continuato a funzionare. Non ha detto neanche come sono morti il ragazzo di 15 anni e i due adulti che erano con lui, mentre ha detto che sul luogo delle prime morti sono state trovate due pistole e un fucile.
L’edificio andato a fuoco era la sede della ONG di cui facevano parte i cinque adulti morti, chiamata Agenzia di controllo delle aree protette. L’organizzazione aveva lavorato con il ministero dell’Ambiente bulgaro fra il 2022 e il 2025, quando il ministero aveva interrotto l’accordo di collaborazione. Un video delle telecamere di sicurezza diffuso dalla polizia e registrato l’1 febbraio, il giorno delle prime morti, mostra i sei uomini salutarsi fuori dall’edificio, e poi i tre uomini morti quel giorno che appiccano l’incendio. La polizia ha trovato anche i corpi di due cani morti nell’incendio al piano superiore dell’edificio.
Non è del tutto chiaro cosa facesse l’associazione, ma le sue attività sono state ricondotte sia al contrasto alla tratta di migranti, che vengono portati dai trafficanti oltre il confine con la Serbia per raggiungere l’Unione Europea sulla rotta balcanica, sia alla sorveglianza dei boschi per impedire il bracconaggio e le attività di taglio illegale degli alberi. Il procuratore generale bulgaro e il sindaco del vicino paese di Gintsi hanno criticato l’associazione perché i suoi membri avrebbero condotto pattuglie come se fossero autorità ufficiali: secondo il sindaco si sarebbero comportati come «guardiaboschi auto-nominati». Alcuni media bulgari hanno descritto i suoi membri come armati e pericolosi: i loro conoscenti hanno smentito questa caratterizzazione.
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Il sindaco della capitale Sofia, Vassil Terziev, ha detto di conoscere l’associazione e alcune delle persone morte (il luogo del delitto dista una quarantina di chilometri dalla città), e ha ricondotto gli omicidi a una vendetta da parte di bracconieri o di gruppi criminali attivi nella zona. Una delle teorie più diffuse sulle loro morti è che c’entri una presunta “mafia del legname” locale, i cui membri sarebbero vicini ad alcuni esponenti della politica locale. Terziev, l’ex primo ministro Nikolai Denkov e altri politici del partito di opposizione Continuiamo il Cambiamento hanno messo in dubbio l’operato della polizia, accusandola di voler insabbiare il caso.
Alcuni di quelli che sostengono questa teoria dicono che le morti sarebbero avvenute tramite un’esecuzione da parte di criminali professionisti, citando come prova fra le altre cose la disposizione dei primi tre cadaveri in fila. Né vicino all’edificio incendiato né sul camper sono stati trovati segni di lotta o di tentativi di difendersi.
Un’altra ipotesi molto discussa riguarda invece il presunto coinvolgimento delle vittime in abusi sessuali su minori. Il direttore dell’Agenzia statale per la sicurezza nazionale ha detto che alcuni episodi del genere, avvenuti due anni fa nell’edificio andato a fuoco, erano già stati segnalati. I conoscenti delle persone morte hanno criticato queste ricostruzioni.
Molti sospetti si sono focalizzati su uno degli uomini trovati morti nel camper, Ivaylo Kalushev: era un noto credente nel buddhismo e in dottrine spirituali alternative come il new age, e organizzava lunghi viaggi nella natura selvaggia, soprattutto in Messico, anche con ragazzi molto giovani. Alcuni hanno criticato il rapporto che aveva con questi giovani e la durata dei viaggi, arrivando a ipotizzare che ci fosse di mezzo una rete di pedofilia. Anche le sue credenze spirituali sono state usate come pretesto per criticarlo.
Poco prima della sua morte, quando era noto che fosse ricercato dalla polizia, ha mandato alla madre e ad alcuni amici un messaggio piuttosto criptico, poi ripubblicato dai media bulgari. Kalushev dice di non fidarsi della narrazione dei media e di non avere alcun potere per cambiare la situazione, e menziona anche di aver provato ad assistere una ragazzina. Non è chiaro a cosa né a chi si riferisca.
Il 15enne morto con Kalushev aveva partecipato ad alcuni viaggi con lui, così come suo fratello maggiore alcuni anni prima. Il padre dei due ragazzi ha difeso le attività di Kalushev, negando che l’uomo maltrattasse o abusasse dei minori. Diversi altri conoscenti di Kalushev sono intervenuti sui media bulgari per negare le accuse contro di lui. Secondo molti di loro i sei sarebbero stati uccisi da qualcuno che voleva impedire che raccontassero delle presunte attività illegali che avevano visto monitorando i boschi al confine con la Serbia. La polizia ha detto che i parenti dei morti sono stati in molti casi poco collaborativi con le indagini.



