• Mondo
  • Venerdì 6 febbraio 2026

Cosa c’è di vero nella notizia dell’arresto di Alex Saab

Sulle sorti dell'ex ministro del regime di Maduro, coinvolto anche nella liberazione di Alberto Trentini, ci sono due versioni diverse: una più credibile dell'altra

Alex Saab viene accolto dal presidente venezuelano Nicolás Maduro al palazzo presidenziale a Caracas dopo essere stato scarcerato, 20 dicembre 2023 (AP Photo/Matias Delacroix)
Alex Saab viene accolto dal presidente venezuelano Nicolás Maduro al palazzo presidenziale a Caracas dopo essere stato scarcerato, 20 dicembre 2023 (AP Photo/Matias Delacroix)

Negli ultimi due giorni si sono susseguite notizie contrastanti su Alex Saab, l’ex ministro dell’Industria del regime venezuelano di Nicolás Maduro. Alcuni media hanno detto che Saab è stato arrestato in Venezuela, ma il suo avvocato, Luigi Giuliano, per ora ha smentito: ci sono ragioni però per avere dubbi sulle dichiarazioni di Giuliano, anche se per ora nessuna delle due versioni ha ottenuto conferme solide. In tutto questo non si sa dove sia Saab.

Il presunto arresto ha comunque attirato molte attenzioni anche in Italia, soprattutto per il ruolo che Saab aveva avuto nella liberazione del cooperante italiano Alberto Trentini.

Saab si era inserito nelle trattative per Trentini per provare a ottenere l’archiviazione del procedimento penale in cui era imputato in Italia per riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Il processo si è concluso con un patteggiamento lo scorso 31 ottobre, senza che Trentini fosse scarcerato. La mediazione di Saab si era quindi dimostrata più inconsistente di quanto lui avesse fatto intendere fino a quel momento a chi seguiva le negoziazioni. Nello stesso processo era imputata anche sua moglie, la modella italiana Camilla Fabri, viceministra per la Comunicazione internazionale del Venezuela.

La notizia dell’arresto è stata diffusa mercoledì sera dalla radio colombiana Radio Caracol. Poco dopo è stata ripresa dall’agenzia di stampa Reuters e dal New York Times, che l’hanno confermata con fonti loro che però sono rimaste anonime (quindi stiamo parlando di una situazione in cui non ci sono ancora conferme ufficiali, o dichiarazioni pubbliche di qualche funzionario). I media statunitensi hanno scritto che l’arresto è stato fatto durante un’operazione congiunta di Venezuela e Stati Uniti e che insieme a Saab è stato arrestato anche Raúl Gorrín, imprenditore e proprietario della rete televisiva venezuelana Globovision, che in passato era stato molto critico nei confronti del regime di Maduro.

Il giornalista Roberto Deniz, che si è molto occupato di Saab per la testata investigativa armando.info, ha detto che secondo tutte le fonti e le prove che è riuscito a raccogliere finora Saab è attualmente detenuto nella capitale Caracas.

Secondo queste prime ricostruzioni, si starebbe valutando l’estradizione di Saab negli Stati Uniti nei prossimi giorni. Non è però ancora chiaro su quale base: al momento non è nota un’indagine statunitense a carico di Saab, che però ha precedenti penali nel paese.

L’altra versione dei fatti è quella sostenuta tra gli altri dall’avvocato di Saab, Luigi Giuliano. Contattato dal Post, Giuliano ha smentito la notizia dell’arresto e ha sostenuto di avere incontrato Saab mercoledì nella capitale venezuelana Caracas e di averlo trovato «molto sorpreso da questa notizia». Giuliano ha sostenuto che Saab avesse passato la giornata tra la sua casa e il suo ufficio, e che avrebbero dovuto incontrarsi di nuovo giovedì. Per ora non si sa se si siano incontrati. Giuliano ha detto anche che Saab stava valutando di smentire la notizia del suo arresto, ma che non voleva creare tensioni con il governo venezuelano. Non è chiaro in che modo.

La versione di Giuliano va un po’ presa con le molle. Giuliano potrebbe avere ragioni per nascondere l’informazione dell’arresto, se questo comportasse fare gli interessi del suo cliente. Inoltre Saab solitamente è molto attivo sui suoi profili social, ma non pubblica niente da mercoledì. E infine sia New York Times che Reuters sono due giornali molto affidabili: non è impossibile che sbaglino entrambi, ma è poco probabile.

Gli esponenti del regime venezuelano non hanno portato prove che sostengano la loro versione della storia. Il procuratore generale Tarek William Saab, per esempio, ha inizialmente smentito l’arresto e poi ha detto di non essere a conoscenza della questione. Anche il presidente dell’Assemblea nazionale, Jorge Rodríguez, che è fratello della presidente del Venezuela, ha dato una risposta molto vaga ai giornalisti, dicendo che la vicenda «non è di mia competenza e non ho alcuna giurisdizione né informazioni su ciò che state suggerendo».

Alex Saab è un potente uomo d’affari colombiano di origini libanesi ed era considerato uno dei più importanti collaboratori di Maduro, oltre che uno dei suoi principali finanziatori. Secondo diverse inchieste giornalistiche, si è arricchito vendendo petrolio venezuelano e importando cibo per il programma di razionamento del Venezuela, spesso in modo illegale. Nelle scorse settimane sono state intercettate alcune petroliere di Saab che stavano provando a evitare il blocco statunitense.

Da diverse settimane gli Stati Uniti stanno intervenendo per bloccare gran parte del commercio del petrolio venezuelano, che avviene aggirando le sanzioni a cui il Venezuela è sottoposto, e usando una serie di navi che lavorano in modo poco trasparente e la cui proprietà non è chiara, e che vengono comunemente definite “flotta fantasma”.

Nel 2020 Saab venne arrestato a Capo Verde e poi estradato negli Stati Uniti, dove venne imprigionato nel 2021 con accuse di riciclaggio di denaro e corruzione. Secondo l’accusa aveva trasferito 350 milioni di dollari di soldi pubblici su conti esteri passando attraverso gli Stati Uniti. Lui negò sempre le accuse e chiese di archiviare il caso. Fu poi rilasciato nel 2023 dall’amministrazione di Joe Biden, che gli concesse la grazia in cambio della liberazione di dieci statunitensi detenuti in Venezuela.

Saab tornò in Venezuela alla fine del 2023, molto bene accolto da Maduro, che poi gli affidò il ministero dell’Industria.

La notizia del suo arresto è arrivata un mese dopo la cattura di Maduro da parte degli Stati Uniti. In queste settimane l’attuale presidente Rodríguez ha collaborato con gli Stati Uniti, aprendo agli investimenti statunitensi nel settore petrolifero venezuelano. Nelle scorse settimane ha anche incontrato a Caracas il direttore della CIA (la principale agenzia d’intelligence per l’estero) John Ratcliffe e pochi giorni fa anche la nuova incaricata d’affari per il Venezuela, Laura Dogu. Da quando è diventata presidente, Rodríguez ha inoltre licenziato diversi funzionari ritenuti vicini a Maduro. Roberto Deniz ha scritto su X che «la verità è che il protettore di Saab era Maduro, e a Rodríguez non è mai piaciuto».