Come se la passa Sergio Bonelli Editore

Non è tanto una «crisi», dice il direttore editoriale, ma un «fisiologico momento di contrazione» le cui cause arrivano da lontano

Un'esposizione di fumetti Bonelli a Roma (ANSA/FABIO CAMPANA)
Un'esposizione di fumetti Bonelli a Roma (ANSA/FABIO CAMPANA)
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Nelle ultime settimane alcuni fumettisti italiani hanno fatto sapere che Sergio Bonelli Editore, la più grande società italiana del settore, editrice di titoli storici come Tex, Dylan DogZagor, li ha contattati per interrompere le collaborazioni. La notizia è stata molto commentata sui gruppi Facebook italiani dedicati ai fumetti, dove le discussioni su ciò che succede dentro Sergio Bonelli Editore sono da tempo molto accese e partecipate, e spesso coinvolgono gli stessi disegnatori e sceneggiatori.

Alcuni utenti hanno cominciato a parlare di una “crisi” ed è intervenuto nel dibattito anche Gigi Simeoni, disegnatore che lavora con Bonelli fin dal 1995, con toni abbastanza piccati: «Se ci fosse ancora Sergio [Bonelli, il fondatore] penso proprio che a qualcuno farebbe fare il giro del civico 38 di via Buonarroti [l’indirizzo della società] a calci in culo», ha scritto.

MeFu, un’associazione senza scopo di lucro che si occupa di fornire assistenza legale ai fumettisti italiani, ha detto di aver sentito diversi autori contattati da Bonelli «con mail, lettere e telefonate in cui si annunciava che per i prossimi anni non è prevista la produzione di nuovi numeri di diverse testate storiche», soprattutto Zagor e Martin Mystère.

La stragrande maggioranza dei fumettisti italiani lavora come libero professionista e, per via dell’elevato numero di testate pubblicate ogni mese, Sergio Bonelli Editore è una delle pochissime aziende in grado di garantire una certa continuità lavorativa (l’altra è Panini, con i fumetti di Topolino). Di conseguenza, per centinaia di sceneggiatori e disegnatori rappresenta spesso l’unica fonte di reddito.

«Abbiamo avvisato alcuni collaboratori, pochi, che il progetto su cui stanno lavorando in questo momento potrebbe essere l’ultimo, o che comunque dovranno restare fermi per un certo periodo» dice Michele Masiero, direttore editoriale di Sergio Bonelli Editore.

(ANSA/FABIO CAMPANA)

Masiero definisce il termine «crisi» improprio, perché i bilanci della società «sono in salute». Si tratta piuttosto degli effetti di un «fisiologico momento di contrazione» che va avanti da tempo: «Negli ultimi 15 anni abbiamo dovuto chiudere alcune testate, e ridurre la foliazione di molte altre per cercare un equilibrio tra il prezzo di copertina e il costo delle tavole». Senza questa razionalizzazione, la casa editrice sarebbe stata costretta a interrompere molte altre pubblicazioni. Masiero smentisce anche l’indiscrezione, spesso circolata negli ultimi mesi, di un tentativo di acquisizione da parte di Panini.

La contrazione del mercato dei fumetti Bonelli è dovuta a vari fattori. Il primo è la progressiva scomparsa delle edicole, che storicamente rappresentano il canale di distribuzione più importante per i fumetti Bonelli. Solo tra il 2020 e il 2024 ne sono state chiuse 2.700, e questa tendenza sta «penalizzando molto quella distribuzione capillare che avevamo sempre avuto», spiega Masiero.

L’altro è che Sergio Bonelli Editore può contare su un archivio enorme. I fumetti vengono scritti e disegnati con largo anticipo rispetto alla data di uscita, talvolta anche anni prima; di conseguenza, il materiale accumulato in magazzino è largamente sufficiente a sostenere la programmazione. «Per fare un esempio, abbiamo quasi cinque anni di storie di Zagor già pronte» dice Masiero, che definisce la combinazione tra la diminuzione delle edicole e la grossa mole di pubblicazioni da smaltire «la tempesta perfetta». «È inutile foderarsi gli occhi: difficilmente vedremo una controtendenza o un miglioramento nei prossimi anni», aggiunge.

I compensi di sceneggiatori e disegnatori variano in base a fattori come l’anzianità, il talento riconosciuto, la testata per cui lavorano: alcune hanno budget più alti, altre più piccoli. La retribuzione si calcola per singola tavola, cioè per pagina: chi le scrive di solito guadagna circa un terzo di chi le disegna. Di conseguenza per uno sceneggiatore poter contare su una continuità di questo tipo è ancora più importante, e Bonelli è una delle poche società in tutto il mondo, non solo italiane, che può consentire a chi scrive fumetti di vivere di serialità.

Anche per questo Masiero dice che la sua società si «sente addosso una responsabilità», dato che «siamo da molti anni un porto sicuro per centinaia di autori», e «interrompere le collaborazioni dal nostro punto di vista è una sconfitta e un cruccio».

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Uno dei primi autori a parlare pubblicamente della situazione era stato Fabrizio Russo, disegnatore che lavorava con Bonelli da 15 anni. Durante una diretta sul canale YouTube 8 – BIT, lo scorso 8 gennaio, Russo aveva raccontato di aver concluso la sua ultima storia breve di Zagor, anticipando che non sarà coinvolto in altri progetti perché la produzione di nuove storie sulla testata è stata sospesa: «Mi è stato detto “cercati una soluzione alternativa, piazzati da un’altra parte insomma”».

Ma ha ammesso anche che la sua è una situazione molto privilegiata, dato che cominciò a lavorare con Bonelli quando i suoi fumetti vendevano moltissimo. Fino agli anni Novanta, quando il fumetto popolare da edicola era ancora un fenomeno di massa, collaborare con Bonelli consentiva di migliorare moltissimo le proprie condizioni economiche.

«Noi disegnatori bonelliani di una certa generazione siamo un po’ viziati. Siamo cresciuti in un periodo in cui la Bonelli era come il lavoro in banca: finivi una storia e ne avevi già un’altra», ha detto Russo. Simeoni ha raccontato che lavorando con Bonelli ha potuto comprarsi casa, mandare i suoi quattro figli al liceo e «laurearne un paio», fare «belle vacanze tutti gli anni» e togliersi «diversi sfizi». Le cose sono cambiate già negli anni Duemila. «Ho cominciato a collaborare con Bonelli nel 2007, e già ai tempi con me furono molto onesti: mi dissero che non potevo lavorare su più di un paio di storie all’anno. Funziona così, è una cosa risaputa nel settore», dice lo sceneggiatore Mauro Uzzeo.

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Un altro fattore da considerare è che le storie di Bonelli interessano sempre meno le nuove generazioni. Pubblica soprattutto fumetti di genere caratterizzati da trame, sviluppi e intrecci molto “classici”: il più famoso in assoluto è Tex, western incentrato sull’omonimo protagonista, un ranger texano dai nobili ideali che è anche a capo della tribù indiana dei Navajo. Esce dal 1948, ed è largamente la testata Bonelli più venduta. Un altro personaggio famoso della casa editrice è Zagor, una specie di giustiziere americano che difende le tribù indiane nell’immaginaria foresta di Darkwood.

Altri titoli sono di fantascienza (Nathan Never), gialli (Martyn Mystére), horror (Dampyr) e fantasy (Dragonero). Un caso particolare è Dylan Dog, l’“indagatore dell’incubo” creato nel 1986 dallo sceneggiatore Tiziano Sclavi. È il secondo fumetto Bonelli più venduto dopo Tex, e secondo Masiero anche l’ultimo ad aver intercettato «una nuova generazione di appassionati».

Un numero di Dylan Dog (Ansa)

Oggi trovare nuovi lettori è diventato più difficile, un po’ perché la società ha sempre dato priorità al «fumetto per adulti», e un po’ perché «i lettori più giovani sono attratti principalmente dai manga, che incontrano il loro gusto sia per i contenuti che per la forma grafica».

Per evitare di «scimmiottare i fumetti giapponesi», negli ultimi anni la società ha provato a proporre fumetti per ragazzi senza rinunciare ai propri approcci e linguaggi.

Lo ha fatto con una collana dedicata, Bonelli Kids. A volte le cose sono andate bene: è il caso di Dragonero Adventures, la versione “per ragazzi” di Dragonero, che è diventata anche una serie tv della Rai, Dragonero – I paladini. Altri tentativi come 4Hoods, pur se accolti molto positivamente dalla critica specializzata, non hanno raggiunto i risultati previsti. Questo perché «il nostro canale principale rimangono le edicole, e il pubblico che vorremmo intercettare in edicola non ci va» dice Masiero.

Dato che il pubblico è molto fidelizzato, anche introdurre serie più sperimentali e lontane dal canone classico della società è molto difficile. Uno degli esempi più famosi degli ultimi anni è quello di Mercurio Loi, serie pubblicata dal 2017 al 2019 dallo sceneggiatore Alessandro Bilotta.

Racconta di un professore universitario che indaga sui misteri della Roma pontificia del 1826 e fu molto apprezzato per le intuizioni di Bilotta, che introdusse nel racconto elementi che vengono utilizzati solo raramente nelle storie Bonelli, come parti di metanarrazione (in cui cioè il personaggio sembra consapevole di essere un personaggio di finzione) e numeri interattivi e strutturati come un librogioco. Fu recensito molto positivamente e riuscì a farsi notare anche nella nicchia del fumetto autoriale e sperimentale, ma non ottenne buoni risultati di vendita.

Per continuare a rimanere rilevante sul mercato, nei prossimi anni Bonelli proverà a trasformarsi in una media company: «gli esperimenti come Dragonero – I Paladini dimostrano che possiamo usare le nostre competenze per portare i nostri fumetti in altri media, come il cinema e la televisione», dice Masiero.

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