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  • Giovedì 5 febbraio 2026

C’è un indagato per la morte dei tre cacciatori in provincia di Messina

Un amico del più anziano di loro è indagato per omicidio volontario; molti aspetti della vicenda ancora non tornano

Bosco dei monti Nebrodi (Davide Mauro/Wikimedia Commons)
Bosco dei monti Nebrodi (Davide Mauro/Wikimedia Commons)
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Un uomo è stato indagato dalla procura siciliana di Patti che ha aperto un’inchiesta sulla morte di tre cacciatori nei boschi di Montagnareale, un piccolo comune sui monti Nebrodi, a metà strada tra Messina e Cefalù. Il reato ipotizzato è omicidio volontario. I tre erano stati ritrovati lo scorso mercoledì a distanza di trenta metri l’uno dall’altro, morti per colpi di fucile in circostanze difficili da spiegare. Non si conosce il nome dell’indagato, ma si sa che è un 50enne, che anche lui è un cacciatore e che era andato a prendere il più anziano dei tre per portarlo in campagna a cacciare.

L’uomo era andato a casa di Antonio Gatani, di 82 anni, alle sei del mattino del giorno in cui è poi stato ritrovato morto. I due erano poi andati in un terreno di Gatani a prendere il suo cane, e dopo si erano recati nei boschi di Montagnareale per la caccia al suino nero. Non è ancora chiaro come sia poi avvenuto l’incontro con gli altri due cacciatori morti, Davis e Giuseppe Pino, due fratelli di rispettivamente 26 e 44 anni. I familiari dei tre cacciatori hanno detto che non si conoscevano.

L’uomo indagato è stato interrogato: ha detto di aver solo accompagnato Gatani a Montagnareale e poi di essere andato via. Alcuni testimoni hanno detto di aver visto la sua macchina parcheggiata vicino ai boschi. Insieme ad altri cacciatori della zona è stato sottoposto alla cosiddetta prova dello stub, un esame che serve a determinare se sulle mani ci sono tracce residue di uno sparo. L’esame rischia di non essere indicativo, visto che l’uomo è un cacciatore e solito sparare, e le autorità gli hanno anche sequestrato il fucile per verificare se corrisponda all’arma che ha ucciso i tre cacciatori. Hanno sequestrato anche i fucili di altri cacciatori.

L’uomo non ha saputo spiegare perché dopo aver fatto chilometri in auto insieme a Gatani abbia deciso di lasciarlo nel bosco e di tornare indietro senza vedere o sentire nulla, come ha spiegato agli investigatori. Non ha saputo neppure spiegare perché il cane di Gatani non sia sceso dall’auto, come rivela il collare gps. L’analisi delle celle telefoniche agganciate dal cellulare dell’uomo sarà importante per stabilire la sua posizione al momento dell’omicidio.

Negli ultimi giorni la procura ha valutato tutte le ipotesi, anche il duplice omicidio con suicidio poi escluso dalle analisi delle ferite sui corpi dei cacciatori.