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  • Giovedì 5 febbraio 2026

Gli anni Novanta a Milano Cortina

Saranno il tema delle gare di danza su ghiaccio, che nel pattinaggio di figura è davvero una cosa a parte

I danzatori su ghiaccio russi Victoria Sinitsina e Nikita Katsalapov durante le Olimpiadi invernali di Pechino, 7 febbraio 2022 (AP Photo/Jeff Roberson)
I danzatori su ghiaccio russi Victoria Sinitsina e Nikita Katsalapov durante le Olimpiadi invernali di Pechino, 7 febbraio 2022 (AP Photo/Jeff Roberson)

Cinquant’anni fa, alle Olimpiadi invernali di Innsbruck del 1976, fu introdotta una nuova disciplina nel pattinaggio di figura. All’individuale maschile e femminile e al pattinaggio a coppie (presente alle Olimpiadi già da prima che esistessero quelle specificamente invernali) si aggiunse la danza su ghiaccio: una specialità meno acrobatica delle altre tre, ma più coreografica, espressiva e drammatica.

Nella danza su ghiaccio, infatti, non sono ammessi salti e lanci spettacolari – che invece sono fondamentali nelle altre specialità – e in una delle due porzioni di gara il tema musicale è scelto dall’ISU (la federazione internazionale di pattinaggio) all’inizio di ogni stagione. Questa volta sono stati scelti gli anni Novanta e nelle prime gare stagionali si sono già sentiti i Backstreet Boys e Madonna, tra gli altri.

Strike a pose!

A prima vista, almeno per un occhio inesperto, una gara di pattinaggio a coppie e una di danza su ghiaccio sembrano la stessa cosa. Ci sono un pattinatore e una pattinatrice con vestiti aderenti e talvolta glitterati, una musica di sottofondo profonda o coinvolgente e due esibizioni – una prima con elementi tecnici obbligatori e una seconda un po’ più libera. Le similitudini tra le due specialità, però, finiscono qui.

Mentre nel resto del pattinaggio di figura i salti sono piuttosto importanti, nella danza su ghiaccio quelli più esagerati non sono permessi. Non sono consentiti nemmeno i sollevamenti sopra la testa e le spirali. Al loro posto ci sono elementi più coreografici, come giravolte, “sollevamenti coreografici”, e twizzle, che è il passo più caratteristico della danza su ghiaccio. Si può fare in modi diversi, ma in sostanza è una trottola fatta su una sola gamba e mentre ci si muove. È difficilissimo fare un twizzle che si avvicini alla perfezione, ma quando una coppia ci riesce, diventa spesso “quella da battere”.

Ogni stagione le mosse, insieme alle sequenze nelle quali devono essere inserite, vengono descritte in modo molto dettagliato dall’ISU. È la federazione, per esempio, che decide anno dopo anno quanto devono durare i sollevamenti e in che modo gli atleti possono “alzare il livello” di un passo, cioè renderlo più complicato e ottenere eventualmente più punti.

La difficoltà della danza su ghiaccio sta nel mettere insieme ed eseguire i passi e le sequenze richieste in una coreografia che risulti ineccepibile sia dal punto di vista tecnico che della sincronia della coppia (il tutto senza allontanarsi mai a più di due braccia dal proprio compagno o dalla propria compagna). L’esibizione, poi, deve anche trasmettere il giusto grado di espressività, cosa che vale per tutto il pattinaggio di figura ma a maggior ragione per la danza su ghiaccio, in cui anche le espressioni del viso diventano importanti ai fini del risultato finale.

Sarà attraverso tutti questi elementi che a Milano Cortina i ballerini dovranno «dimostrare l’essenza degli anni Novanta» nella danza ritmica, il primo segmento di gara. Dura poco meno di tre minuti ed è l’esibizione più controllata, cioè quella con più passi e segmenti obbligatori. La scelta della musica invece è abbastanza libera: bisogna seguire un ritmo più o meno prestabilito, ma il tema è molto ampio. Tra le richieste dell’ISU c’è che le canzoni scelte siano «molto energiche e capaci di coinvolgere il pubblico».

Nella danza ritmica è prevista anche una pattern dance, cioè un insieme di passi obbligatorio su un tracciato prestabilito dall’ISU.

Un esempio di pattern dance da uno dei documenti ufficiali dell’ISU per questa stagione di danza su ghiaccio

Dopo la danza ritmica c’è la danza libera, il secondo e ultimo segmento di gara. Il segmento di danza libera dura circa quattro minuti: ci sono alcuni elementi obbligatori ma c’è molta più libertà nella scelta della musica (che potrà in questo caso prescindere dagli anni Novanta) e del ritmo.

Nei costumi di gara c’è un po’ di libertà, ma gli uomini devono indossare i pantaloni e le donne o i pantaloni o le gonne. Non sono ammessi vestiti ritenuti non appropriati dalla giuria (le regole del 2024 parlavano di costumi «modesti, dignitosi e appropriati per la competizione sportiva, non appariscenti né teatrali»). Non sono ammessi oggetti di scena né decorazioni rimovibili: se una parte del costume cade a terra, per esempio, la coppia perde un punto. In generale, insomma, c’è una certa attenzione al fatto che – seppur con alcune libertà – tutto avvenga entro margini di eleganza e compostezza.

Come nelle altre discipline del pattinaggio artistico, anche nella danza su ghiaccio il sistema di punteggio è piuttosto cervellotico. I livelli di esecuzione degli elementi tecnici e delle componenti artistiche sono valutati separatamente dai giudici. Per la parte tecnica a ogni elemento viene assegnato un punteggio da +5 a -5, in base alla qualità dell’esecuzione. Per la parte artistica invece i giudici valutano con un punteggio da 1 a 10 cose come l’interpretazione o la composizione del programma. I punteggi raggiunti nei due segmenti di gara vengono sommati: vince chi fa più punti.

Data l’importanza della coordinazione nel punteggio finale, è utile che una coppia di danza su ghiaccio sia molto affiatata. Gareggiare insieme per molti anni può rappresentare un grande vantaggio, perché permette di costruire fiducia e sintonia.

Kate Walsh, regista della nuova docuserie di Netflix Glitter & Gold – La danza su ghiaccio, ha proprio detto: «Questo sport si basa sulla costruzione di relazioni». Non solo tra i partner, ma anche con gli allenatori e «persino con i giudici». Essendo una disciplina dove le impressioni soggettive dei giudici valgono parecchio, gli atleti «sanno che non verranno giudicati solo per ciò che fanno sul ghiaccio e che devono anche essere consapevoli della loro immagine pubblica fuori dal ghiaccio».

L’Italia è tra le migliori nazionali europee nella danza su ghiaccio. Agli ultimi Europei, conclusi poche settimane fa, la coppia formata da Charlène Guignard e Marco Fabbri ha vinto la medaglia d’argento ed è andata sul podio per la quinta volta consecutiva. Ma alle Olimpiadi invernali la Nazionale italiana ha ottenuto finora solo un bronzo, nel 2002, senza mai riuscire a fare meglio rispetto a paesi tradizionalmente più forti come Russia, Stati Uniti e Francia.