La fine dei controlli sulle armi nucleari
La scadenza dell'accordo New START fra Stati Uniti e Russia elimina gli obblighi sulla non proliferazione delle testate "strategiche"

È scaduto il 5 febbraio l’ultimo trattato di controllo sulle armi nucleari fra Stati Uniti e Russia, sollevando i due paesi da ogni limitazione formale sui propri armamenti nucleari. Il trattato New START era stato firmato nel 2010 e rinnovato nel 2021: la sua fine segna di fatto la conclusione della stagione del controllo delle armi nucleari iniziata negli anni Settanta, dopo che alcuni trattati erano già stati eliminati o lasciati scadere nell’ultimo decennio.
Stati Uniti e Russia possiedono oltre l’80 per cento delle testate nucleari mondiali. La scadenza dell’accordo implica la fine dello scambio di informazioni riguardo ai rispettivi arsenali e mette fine alle ispezioni reciproche. Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha invitato i due paesi a tornare a negoziare un accordo, ma è improbabile che questo accada in tempi brevi.
Il trattato New START prevedeva una riduzione delle testate nucleari cosiddette “strategiche”, pensate per essere impiegate molto lontano dal fronte e per danneggiare le capacità del nemico di fare la guerra, quindi anche con una funzione deterrente (quelle da usare sul campo di battaglia invece sono dette “tattiche”). Limitava poi il numero delle testate nucleari a lungo raggio dispiegate su sistemi di lancio, inclusi missili balistici intercontinentali e missili balistici lanciati da sottomarini e bombardieri (1.500 per gli Stati Uniti e 1.550 per la Russia).
Prevedeva anche comunicazioni periodiche di informazioni sul dispiegamento e l’evoluzione dell’arsenale, e ispezioni incrociate. Comunicazioni e ispezioni si erano in realtà interrotte da alcuni anni, per decisione della Russia: le ispezioni erano state sospese durante la pandemia da coronavirus e non erano riprese in seguito, per le crescenti tensioni fra i due paesi dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

Un bombardiere B-52H in manovra di rifornimento in volo (U.S. Air Force/Staff Sgt. Shannon Bowman, via AP)
Gli accordi del 2010 furono firmati a Praga dagli allora presidenti Barack Obama e Dmitri Medvedev (che per un mandato sostituì formalmente Vladimir Putin). Sono stati rinnovati nel 2021 dalla presidenza di Joe Biden, dopo che Donald Trump nel suo primo mandato si era mostrato poco interessato a farlo.
Era l’ultimo di una serie di accordi per la limitazione delle testate nucleari: i primi furono firmati nel 1972, fra Richard Nixon e Leonid Breznev, seguiti da quelli del 1985 fra Ronald Reagan e Michail Gorbaciov. Dopo la fine dell’Unione Sovietica il trattato START 1, firmato nel 1991, istituiva una limitazione nel numero di armi nucleari e ispezioni incrociate, formula che sarebbe stata ripresa nel 2010 dall’accordo scaduto definitivamente ieri.
Negli scorsi mesi Putin e il governo russo avevano ipotizzato di prolungare per un altro anno la validità del trattato, Trump aveva definito la proposta «una buona idea», a cui però non era stato dato alcun seguito. Rispondendo a domande dei giornalisti in questi mesi Trump ha detto genericamente di voler sostituire New START con un «nuovo e migliore accordo». L’amministrazione statunitense da tempo ha espresso l’intenzione di coinvolgere il governo cinese nei colloqui sui futuri accordi: la Cina non ha mostrato disponibilità a trattare. Si ritiene che al momento possieda circa 550 testate nucleari strategiche, ma che stia seguendo un progetto a lungo termine per raggiungere Russia e Stati Uniti a quota 1.550.

Barack Obama e Dmitri Medvedev firmano il trattato New START a Praga, l’8 aprile del 2010 (AP Photo/Alex Brandon, File)
Soprattutto in questo secondo mandato, Trump ha rifiutato qualsiasi forma di controllo o limitazione internazionale sulle scelte statunitensi e ha anche ipotizzato una ripresa dei test nucleari (senza poi effettivamente fare mosse concrete in questo senso) e di dotare la Marina di una nuova flotta con armi nucleari. La fine del trattato potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase di crescita dell’arsenale nucleare.
Prima di oggi l’ultimo trattato di non proliferazione a essere abbandonato era stato quello INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty), per volontà degli Stati Uniti. Era l’accordo che nel 1987 mise al bando qualsiasi missile balistico e da crociera basato a terra con gittata compresa tra i 500 e i 5.500 chilometri: allora gli Stati Uniti si ritirarono dal trattato accusando la Russia di averlo violato.
La conclusione di New START potrebbe condizionare anche la revisione, prevista nei prossimi mesi alle Nazioni Unite, del più generale Trattato di non proliferazione nucleare, in vigore dal 1970 e ridiscusso ogni cinque anni. Il principio alla base del trattato è che gli stati non dotati di armi nucleari si impegnano a non acquisirle, a condizione che gli Stati dotati di armi nucleari compiano sforzi in buona fede per il disarmo. Il trattato è sottoscritto da 190 paesi, tra cui gli Stati Uniti e la Russia.

Il missile balistico intercontinentale Topol-M durante una parata a Mosca nel 2017 (AP Photo/Alexander Zemlianichenko)



